sicarioDopo il grande successo del 2013 del film Prisoners, Danis Villeneuve porta nelle sale cinematografiche un altro capolavoro con un cast davvero eccezionale, presentato alla 68° edizione del Festival di Cannes: Sicario. Un thriller davvero coinvolgente ed emozionante, angoscia gli animi al punto giusto e ti costringe, in modo intelligente ed intrigante, a non distogliere mai l’attenzione dallo schermo. Concentrandosi sulla differenza sottile che si annida tra ciò che viene considerato “giusto” e ciò che viene considerato “sbagliato”, Sicario è la storia di Kate Macer, una giovane agente dell’FBI, che viene coinvolta in un’operazione davvero intricata per catturare un boss della droga sul confine tra il Messico e gli Stati Uniti. Accetta, così, di far parte di una speciale task force capeggiata da un sorprendente Matt Graver e da un misterioso agente di nome Alejandro.

Uno scenario davvero raccapricciante, in una paese dimenticato da Dio, dove il narcotraffico regna sovrano e non dimentica nessuno. Corpi brutalmente mutilati appesi da un ponte, case con muri fittizi che nascondono decine di cadaveri torturati senza alcuna pietà. Una situazione tanto estrema quanto reale. Il boss, colui che gestisce e finanzia le operazioni illegali, vive una bella villa militarizzata da tirapiedi fidati, vive la quotidianità di una qualunque famiglia tranquilla, mentendo sul denaro sporco del sangue di innocenti e di droga. Il direttore di quest’operazione finalizzata alla sua cattura, Matt, dovendo utilizzare dei mezzi poco consoni, ritiene necessario l’intervento dell’FBI, la quale può garantire, con una semplice firma, la buona e legittima riuscita degli interventi.

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Kate Macer, idealista, coraggiosa e portatrice di una sincera vocazione contro il male, accetta (inconsapevolmente) di partecipare ad un vero e proprio massacro, andando contro ogni sano principio fino ad allora ritenuto dalla parte del bene. È giusto utilizzare mezzi illegali per un fine legale? La giovane agente scopre quanto fosse stata utopica l’unica risposta che ha sempre conosciuto, e l’essersi fatta coinvolgere in un “giro” tanto più grande di lei la metterà a dura prova e la costringerà ad una scelta. Una scelta non scevra di pericoli ed insidie.

Come scritto sopra, Villeneuve si serve di un ottimo cast. Emily Blunt, la nostra Kate, interpreta una donna molto coraggiosa, forte e capace di badare a se stessa. Per inseguire una carriera brillante, ha messo da parte il proprio benessere, accantonando l’amore e la propria persona. Trasandata e mascolina, indossa jeans, scarponi e magliette monocromo, tutti i giorni. Nonostante il suo tratto distintivo sia il giubbotto antiproiettile, quella che abbiamo davanti è una gran bella donna con capacità straordinarie. L’intuito, la strategia, la precisione, l’obbiettività: sono solo alcune delle caratteristiche migliori di questo personaggio. Ogni corazza, però, ha un punto debole e, nel corso del film, la vedrete piano piano sgretolarsi, una lacrima dopo l’altra.

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Matt Graver, interpretato da Josh Brolin, è il capo dell’operazione, recatosi negli uffici dell’FBI per reclutare la pedina perfetta. Per un gioco così pericoloso, occorreva un candidato perfetto. Kate, dopo le innumerevoli lusinghe dei colleghi e l’elenco dei suoi successi, sarà il giocatore su cui puntare tutto. Matt è un uomo senza scrupoli, arido e opportunista, nasconde la sua ambizione dietro un finto atteggiamento amichevole e, senza ragion che tenga, è disposto a qualsiasi cosa pur di avere tra le mani il desiderio del suo obiettivo.

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Kate, però, non è sola. A tal proposito Graver ingaggia Alejandro, un fantastico Benicio Del Toro, spacciandolo (scusate il gioco di parole) per il suo “tirapiedi”. Nell’operazione, in realtà, riveste il ruolo fondamentale perché il suo capo ha brillantemente intuito come sfruttare le sue frustrazioni. Gli hanno portato via tutto, gli hanno brutalmente distrutto la vita portandogli via la famiglia. La vendetta, appunto, è l’ingrediente principale di questa squadra in cui ogni “casco” ha un compito ben preciso, senza conoscerne né la causa e né lo scopo. Severamente vietato è fare domande.

Villeneuve ancora una volta riesce ad intrattenere gli spettatori con il fiato sospeso, inserendo in modo crudo (e per questo reale) scene di violenza e di sangue. È un film che, ai titoli di coda, ti lascia un po’ di inquietudine e ti induce a riflettere: si può fare del bene passando per il male? Io, insieme a Kate, sto cercando ancora una risposta.

Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera senza il quale questa recensione non sarebbe stata possibile.

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