carrello dei bolliti al ristorante Bertino

 

Slang bolognese: tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera L

L (prima parte, lain-lof)

lainz s.m. 1 spinello; “facciamo su un lainz?” 2 hashish; “qualcuno ha del lainz?”. Per 1 vedi anche baiano, binello, cacis, carciofo, carmelo, cuduro, giobba, giolla, giunco, lainz, lapis, minion, kamanzo, joint, Werder, paglia, pixis, pioppo, pino, porra, razzo, rollo, schiumix, tapis, tabbione, torcia, tronca 

la metà basta loc. sufficiente, bastevole, di cui ne basterebbe anche la metà; ” …se ti gusta scendi in trasmissione con un funk che metà basta” cit. Dj Gruff feat. Deda – Dimmi se ti piace adesso

landra s.f. puzza, odore sgradevole; “aprite la porta dello spogliatoio che c’è una landra che non ci si dura” ♦ dal dialetto landrén agg., s.m. 1 puzzolente 2 casa o cucina sporca. Vedi anche tasa

lavoro s.m. 1 situazione inaspettata; “hai visto che lavoro?” 2 situazione complicata, negativa, problematica; “hai visto Trump? Soccia che brutto lavoro” ♦ dal dialetto lavurîr s.m. 1 (=) 2 (=) 3 lavoro

lapis /n/ s.m. canna, spinello. Termini come questo sono usati da ristrette cerchie di indigeno-ablanti, ogni balotta ha il suo; “facciamo su un lapino?”. Vedi la voce lainz

lecca s.f. in ambito calcistico, tiro fortissimo; “ma che lecca ha tirato Verdi?”. Vedi anche mina, ferla

lèderBOCs.m. ladro. Uno di quei termini di uso comune per le generazioni più anziane e specifico per quelle più giovani, che lo impiegano con funzione enfatica in frasi idiomatiche, modi di dire e proverbi; “bòja d un månnd lèder ho lasciato le chiavi in macchina” ♦ dal dialetto lèder s.m. (=)

lercio agg. sgradevole, spiacevole, al di sotto delle aspettative; “contro la Juve abbiam fatto davvero lercio“. Sinonimo dell’italiano fare schifo, fare pena

lessoBOCs.m. persona lenta, poco sveglia, della stessa reattività di una gavetta di lesso; “Dio bò se sei lesso figlio mio” ♦ dal dialetto alàss s.m bollito misto di cotechino, zampone, cappone, manzo e  lingua di vitello (qui trovate la lista specifica degli ingredienti). Vedi anche bleso

lima s.f. tirchio, avaro. La lima può essere sorda se l’avaro in questione fa orecchie da mercante alla richiesta di saldare il debito;  “…sei una lima sorda Ubaldo” cit. Mingardi – Ubaldo. Vedi anche ebreo, griccio, plumone, rabbino, raspa, scrigno

lingua s.f. bacio con la lingua; “mi ha dato della lingua, nient’altro”. Solitamente prima si dà la lingua e poi l’oca, ma non è detto.

loffia s.f. pestifero peto silenzioso; “chi ha mollato una loffia?!”

 

Elenco simboli e abbreviazioni

agg. ………………….aggettivo/aggettivale
avv. ………………….avverbio/avverbiale
BOC ………………….Bolognesità d’Origine Controllata
f. ………………………femminile
inter. ………………..interiezione
inter. impr. ………..interiezione impropria
loc. ……..……………locuzione
m. ..………………….maschile
prep. ………………..preposizione/preposizionale
pron. ………………..pronominale
s. ……………………..sostantivo
top. ……...………….toponimo
v. ……………………..verbo/verbale
(=) ……………………di uguale significato
/n/ sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/ sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o più vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori. La sigla N.V.P. (non verificato personalmente) identifica i lemmi per cui non abbiamo riscontro diretto, ma in uso in tempi o ambienti diversi da noi non vissuti o frequentati.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali. All’occorrenza, abbiamo consultato il Dizionario Slang di Fernando Pellerano, il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli e il volume edito dalla CARISBO Benéssum, alla ricerca dello stupure perduto errando fra dialetto e gergo a Bologna e dintorni di Andrea Mingardi. La fonte principe resta comunque l’esperienza personale.



 

 

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