Tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “M”

slang_bolognese_matta
la “matta” nelle carte da poker

M (terza e ultima parte, mat-mut)

matta /a/ s.f. il jolly nelle carte da poker; “ah ma avevi la matta, comodo chiudere così”

mauri /n/ s.m. soldi, euro; N.V.P. Vedi anche bling-bling, baiocchi, cash, copeco, dindi, fleuri, ghelli, pilla, pleuri, sacchi

mazzacroccoBOC /a/ s.m. nano, persona tarchiata di bassa statura; “Mel Gibson? Piccolo e mazzacrocco!” cit. mio padre agli apprezzamenti di mia madre verso il sopracitato attore ♦ dal dialetto mazacròc s.m. (=), girino

mazzocca /a/ s.f. testa di grandi dimensioni, la romana capoccia; “ho preso una botta sulla mazzocca, una gran mazzoccata” ♦ dal dialetto mazòca s.f. (=), capocchia, testa

mescola s.f. smorfie del cinno quando è sul punto di piangere, zigare; N.V.P.

mesta /n/ s.f. miscela di tabacco e fumo, mariuana per farcire lo spinello; “stai fermo che mi cade la mesta!”

metternichBOCinter. impr. da usare in maniera perentoria quando è il momento di pagare per segnalare il momento di versare la propria quota, ad esempio al ristorante; “oh règaz, metternich!” ♦ può darsi sia una storpiatura dell’italiano “mettercene”

milordino /a/ s.m. fighetto, persona dai modi altezzosi, d’aspetto curato ma non necessariamente elegante; N.V.P. dal dialetto milurdén s.m. zerbinotto, damerino. Vedi anche zanaro

mina s.f. nel gioco del calcio, tiro fortissimo di un giocatore; “ma che mina ha tirato Dzemaili?”. Vedi anche ferla

mo ché inter. macché; “mo ché, mo ché, mo ché, mo ché, mo ché, che du maròn!” cit. Mingardi – Du maròn

mo va là /a/ inter. equivalente a ma cosa dici, ma dai, come no; “ieri ho dato una guzzatina alla Marica” “mo va là, come no!”

morosoBOC/a/ s.f.m. il fidanzato, la fidanzata; “allora, la morosina?” o “et caté l’anbråus/a?” Domande tipiche dei nonni alle cene di famiglia ♦ dal dialetto anbråus/a (=)

mugnègaBOC/a/ s.f. albicocca; “cinno, vùt una (dim.) mugnagheina?” ♦ dal dialetto mugnèga (ant. umiliaca) s.f. pesca armeniaca, (=), frutto del mugnèg s.m. pesco armeniaco

murato agg. 1 pieno fino al limite; “andiamo al tandem che è murato di figa?” 2 molto impegnato; “non posso venire, sono murato di roba da fare”. Vedi anche impaccato

musta s.f. viso, faccia; “hai una musta che mi piace poco”. Vedi anche ghigna, mutria

mutre /n/ s.f. madre; N.V.P. ♦ dal dialetto mèder s.f. (=)

mutria s.f. come musta, raro; N.V.P. Vedi anche ghigna, musta


 

Elenco simboli e abbreviazioni

agg. ………………….aggettivo/aggettivale
avv. ………………….avverbio/avverbiale
BOC ………………….Bolognesità d’Origine Controllata
f. ………………………femminile
inter. ………………..interiezione
inter. impr. ………..interiezione impropria
loc. ……..……………locuzione
m. ..………………….maschile
prep. ………………..preposizione/preposizionale
pron. ………………..pronominale
s. ……………………..sostantivo
top. ……...………….toponimo
v. ……………………..verbo/verbale
(=) ……………………di uguale significato
/n/ sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/ sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o più vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori. La sigla N.V.P. (non verificato personalmente) identifica i lemmi per cui non abbiamo riscontro diretto, ma in uso in tempi o ambienti diversi da noi non vissuti o frequentati.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali. All’occorrenza, abbiamo consultato il Dizionario Slang di Fernando Pellerano, il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli e il volume edito dalla CARISBO Benéssum, alla ricerca dello stupure perduto errando fra dialetto e gergo a Bologna e dintorni di Andrea Mingardi. La fonte principe resta comunque l’esperienza personale.

 

 

 

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