“SLANG BOLOGNESE”: tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera C.

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Il "ciappinaro", foto presa dal web

Tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “C”.  

Stefano Cavallini

Il "ciappinaro", foto presa dal web
Una piccola guida ragionata che ci aiuta a comprendere il dialetto bolognese e le sue origini. Lettera C: “ciappinaro”. Foto presa dal web.

 

C (terza parte)

centoscudi s. f. la vecchia Fiat 500. Vedi anche cinquino. Caduto in disuso con la scomparsa dell’auto in questione

cgnósserBOC/a/ v. conoscere, riconoscere. Non è di uso comune, ma limitato a formule colloquiali enfatiche come “cgnosset brisa?” o proverbi come il classico “par cgnósser un Bulgnais, ai vôl un ân e un mais; pò quand t l è cgnusó, t an al cgnóss brîsa cum al t cgnóss ló” ♦ dal dialetto cgnósser v. (=)

chilo s. m. un milione di lire, come i Milanesi gamba, palo; “oh guarda che mi devi ancora un chilo!”

chininoBOCs. m., loc. 1 chinino (composto chimico) 2 stare piegato sulle ginocchia molleggiato sulle punte dei piedi, ma non in ginocchio; “ci passiamo qui? Andiamo a chinino” ♦ dal dialetto chinén s. m. (=)

chioda s. f. persona noiosa, logorroica, che attacca delle pezze; “lo sai che sei una gran chioda?”

chiodo s. m1 debito non pagato, conto non saldato; “ieri abbiamo tirato un gran chiodo al ristorante” 2 sinonimo di chioda 3 giubotto di pelle nera, con o senza borchie “bello sto chiodo, dove l’hai preso?” ♦ dal dialetto ciôd s. m. 1 debito 2 ribadire un concetto 3 persona magrissima

chiraBOC /a/ s. f. omosessuale. Rarissimo. Vedi anche busone, flobero

ciacarare v. chiaccherare; “beh cosa avete da ciacarare voi due?” ♦ forma italianizzata del dialetto  ciacarér v. (=)

ciacolare v. sinonimo di ciacarare.

ciapettoBOC s. m. molletta per stendere i panni. Da sottolineare, molti Bolognesi sono convinti che si tratti di un vocabolo italiano; “passami quel ciapetto che devo stendere” ♦ dal dialetto ciapàtt s. m. molletta, fermacalzoni, nastro, pezzo di stoffa per prendere il ferro da stiro, fune di rinforzo per suonare le campane e suonatore addetto.

ciapinésstaBOCs. m. sinonimo di ciappinaro, con una sfumatura più Bolognese

ciappinaroBOCs. m. colui che fa i ciappini. Supremo detentore dell’arte di arrangiarsi; Ciappinari sono Battésta, protagonista della maestosa canzone di Carpani e Zuffi Battésta al ciapinéssta – dall’album Canzunatt, Ufizeina, ciappinaro tuttofare del racconto La riparazione del nonno di Stefano Benni e Bovinelli, riparatore seriale della raccolta di racconti Bar Sport, sempre di Benni ♦ dal dialetto ciapinèr s. m. (=)

ciappinoBOCs. m. lavoretto domestico, piccola faccenda fatta con cura, con una certa precisione di sapore artigianale. In parole povere, con dell’usta; “non è che potresti venire a farmi un ciappino?” ♦ dal dialetto ciapén s. m. (=)

ciappo s. m. fermaglio per le chiome delle dolci fanciulle, ciò che comunemente è la molletta; “amò’ passami il ciappo” ♦ dal dialetto ciâp s. m. cappio, capestro, fune fissata a una campana. Per i curiosi, le travi di sostegno di una forca medievale sono ancora osservabili sotto il voltone del Palazzo del Podestà

ciccare v. sbagliare, mancare il punto, mancare bersaglio; “hai ciccato mira eh?”. Vedi anche cannare

ciclesBOCs. m. gomma da masticare. Usato in Emilia-Romagna e Piemonte, cicles deriva dal Castigliano cicle, che significa appunto cicles. A questo punto tanto vale ricordare che il Castigliano viene codificato per la prima volta proprio a Bologna da uno studente del Collegio di Spagna, in occasione del viaggio di Cristoforo Colombo alla volta della Nuova India e che lo studio del romancero spagnolo (raccolte di romances popolari) prese avvio da Bologna grazie alla riscoperta di un esemplare di romancero in città da parte di uno studente spagnolo. Vi sono almeno un’altra decina di geosinonimi in Italia per indicare la gomma da masticare, per chi volesse approfondire, benvenuti al paradiso del linguista (o del semplice curioso)

cinénBOC/a/ agg., s. m. 1 piccolo, minuto; “st’é cinén!” 2 bambino, cucciolo di animale; “i cinén d’al can” ♦ dal dialetto cinén agg., s. m. (=). Per 1 è usata anche la forma italianizzata cinino

cinnoBOCs. m. bambino, ragazzino; “cinno, dât bån ‘na mòsa!”. Usato anche il peggiorativo (affettuoso) cinnazzo. Vedi anche fangén, nino

cinquino s. m. sinonimo di centoscudi

cio(c)cata agg. 1 sfuriata, arrabbiatura, rimprovero; “ho preso una gran cioccata da mia madre” 2 rotto, non più funzionante; “il computer è cioccato

cio(c)capiatti s. m. persona non degna di fede, che racconta storie poco credibili, una specie di banfone; “te sei un gran cioccapiatti” ♦ dal dialetto ciocapiât s. m. (=). Vedi anche ballista


Elenco simboli e abbreviazioni

agg.                    aggettivo/aggettivale
avv.                    avverbio/avverbiale
BOC                    Bolognesità d’Origine Controllata
f.                          femminile
inter.                   interiezione
inter. impr.         interiezione impropria
loc.                      locuzione
m.                        maschile
prep.                   preposizione/preposizionale
pron.                   pronominale
s.                         sostantivo
top.                     toponimo
v.                         verbo/verbale
(=)                       di uguale significato
/n/                      sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio ’90-2000.
/a/                      sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali e, all’occorrenza, il Dizionario Slang di Fernando Pellerano e il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli. Fondamentale è l’esperienza personale.