Tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “I”.

Stefano Cavallini

slang bolognese
Una piccola guida ragionata che ci aiuta a comprendere lo slang bolognese e le sue origini. Lettera “i”: im-palugare,

I (seconda parte)

immorsato agg. s.m. individuo avaro, tirchio, “col muscolo della generosità chiuso dai morsetti della tirchieria” cit. Andrea Mingardi – …Benéssum, alla ricerca dello stupore perduto errando tra dialetto e gergo a Bologna e dintorni; esempio non pervenuto. Vedi anche ebreo, griccio, plumone, rabbino, scrigno, lima

immorosato /n/ agg. colui che ha la fidanzata/o; “da quando si è immorosato Tommi s’è fatto di nebbia”

impadellarsi /a/ v. sporcarsi, avere padelle (o pataconi), grandi macchie di sugo, sulla camicia; “stai attento! Mi hai tutto impadellato!

impalugare v. biasciamento di un alimento compatto e asciutto, spesso un prodotto dolciario, che impasta la lingua e si attacca al palato in un bolo di cemento-calcestruzzo di difficile deglutizione. Archetipo di ogni impalugamento letterario è la Palugona, sorella dell’altrettanto famosa Luisona, decana delle paste del Bar Sport; “la Palugona è fatta con farina di castagne, burro, ghiaia, mascarpone, mandorle , miele, ricotta, colla di pesce, segatura e canditi. La sua particolarità è il forte coefficiente di impalugamento, cioè la tendenza a formare un malloppo ostruttivo in bocca o in gola. È stato calcolato che per mangiare una fetta di Palugona è necessaria un’energia cinetica pari a quella che occorre per masticare duemilaquattrocento panettoni. Questo numero è detto coefficiente di Ferdy […] e si scrive: HM1 PAL= 2400 HM PAN” cit. Stefano Benni – Bar Sport 2000 –

impezzare /n/ v. chi tira una pezza, cioè comincia a parlare fino a sfinire l’uditorio; “Ale mi ha tirato una pezza di un’ora e mezza”. Vedi anche inchiodare, intomellare, intortare

incammellarsi /n/ v. imbambolarsi, rimbambirsi; “mi sono incammellato tre ore a giocare a Dead Space”

inchiodare v. 1 chi tira una chioda, sinonimo di pezza e tomella; “oh bona, mi hai tirato una chioda allucinante” 2 non pagare; “abbiamo inchiodato l’ingresso”. Per 1 vedi anche impezzare, intomellare, intortare

inciónBOC /a/  agg., pron. nessuno. Molto più enfatico del normale “nessuno”; “c’è nessuno in casa, inción?”. Dai più giovani questi ed altri lemmi come incôsa o incû, vengono quasi sempre usati da soli, senza l’accompagnamento di altri termini dialettali, con lo scopo di ribadire (inconsciamente) per contrasto il messaggio dell’equivalente italiano ♦ dal dialetto inción agg., pron.(=)

incôsaBOC /a/ pron. tutto, ma proprio tutto; “oh hai preso tutto, et ciapé incôsa?”. Dal dialetto incôsa pron. (=)

incriccato agg. bloccato, rincagnato, soggetto a scricchiolii ossei ad ogni movimento; “scollati dal computer che se no ti incricchi la schiena”

incuconito /a/ agg. persona poco presente a sé stessa, confusa, coi sensi annebbiati; “ieri ho fatto after e oggi ho un incuconimento bestiale”

inculentoBOC agg. persona flemmatica, antipatica e sgodevole; “soccia cinno se sei inculento oggi, vedi di darci un taglio” cit. mia madre

incûBOC s.m. oggi; “oggi arriva tuo fratello da Milano!” “incû!? Me l’ero scordato!”

indegnoBOC /n/ inter. impr. bello, degno, meritevole; “regaz, l’ultimo Mad Max è indegno

indennioBOC /n/ inter. impr. per alcuni ristretti di indigeno – ablanti è il contrario di indegno. Raro. Esempio non pervenuto


Elenco simboli e abbreviazioni

agg.                   aggettivo/aggettivale
avv.                    avverbio/avverbiale
BOC                  Bolognesità d’Origine Controllata
f.                        femminile
inter.                  interiezione
inter. impr.         interiezione impropria
loc.                    locuzione
m.                      maschile
prep.                  preposizione/preposizionale
pron.                  pronominale
s.                        sostantivo
top.                    Toponimo
v.                        verbo/verbale
(=)                     di uguale significato
/n/                     sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/                      sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o vicini al dialetto, usati dai nonni e a  volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali e, all’occorrenza, il Dizionario Slang di Fernando Pellerano e il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli. Fondamentale è l’esperienza personale.


 

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