Dopo l’articolo sulla MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA torniamo con le cinque candidate per quello che da molti, a torto, è ritenuto un riconoscimento di seconda fascia.

 

LISTA DEI CANDIDATI

  • Jennifer Jason leig per The Hateful Eight
  • Rooney Mara per Carol
  • Rachel McAdams per Il Caso Spotlight
  • Alicia Vikander per The Danish Girl
  • Kate Winslet per Steve Jobs

 

 

THE HATEFUL EIGHT

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La guerra civile americana è finita da pochi anni. Nel paesaggio imbiancato del Wyoming una diligenza avanza lentamente, mentre una bufera di neve si avvicina. I passeggeri sono il cacciatore di taglie John Ruth e la ricercata Daisy Domergue, sulla cui testa pende una taglia di 10.000 dollari. Durante il viaggio verso Red Rock, dove Ruth spera di incassare la taglia, ai due si uniscono il maggiore Marquis Warren, ex-soldato dell’Unione, e Chris Mannix, un rinnegato del Sud. Arrivati in città, la compagnia si dirige all’emporio di Minnie, dove però al posto della proprietaria trovano quattro sconosciuti: Bob, un messicano che dice di fare le veci di Minnie, il boia locale Oswaldo Mobray, il cowboy Joe Gage e l’ex-generale confederato Sanford Smithers. Otto sconosciuti confinati in un emporio dalla bufera. Otto piccoli indiani che, tra svelamenti d’identità, cambi di prospettiva e voltafaccia in stile Reservoir Dogs, non tarderanno a diventare “Hateful”. In questo film i personaggi, più che persone, sono punti di vista, archetipi morali storicizzati il cui violento scontro e la conseguente sintesi vanno a riprodurre quel crogiuolo di individualità che è l’America moderna. In questo conflitto tra modelli interpretativi combattuto a suon di pistole fumanti e cervelli esplosi, Daisy, interpretata da Jennifer Leigh, è la carta che spariglia la partita, il personaggio che non ha nulla da offrire, se non la vena della sua follia (follia che, scopriremo alla fine, è il perno della vicenda. Da qui l’idea di una nazione fondata sull’insensatezza e sulla violenza). L’attrice si dimostra molto abile nel mostrarci una donna che non ha paura di uccidere, guidata da un’istinto quasi animale e da una sottile, perversa ironia. La prova della Leigh è convincente e concreta. Dispensa sguardi più duri del ghiaccio per tutto il film, ma all’occorrenza sa anche contorcere il viso in buffe/sadiche smorfie e arricciare le labbra in ghigni volpini.

 

 

CAROL

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In Carol, storia d’amore al femminile della cui trama abbiamo già diffusamente parlato nell’articolo precedente, Carol Rooney Mara è Therese, l’amante di Carol. L’uso sapiente del fisico longilineo e dei delicati lineamenti del viso le permettono di calarsi a perfezione nella parte della giovane graziosa, forse sbarazzina, ma non appariscente. Bella d’una sua bellezza acerba, bionda senza averne l’aria (anche se è bruna). Compita, discreta. In parole povere l’esatto opposto della Cate Blanchett bionda e rossetto rosso, prorompente e sensuale. Il punto di forza della sua recitazione sta proprio nel non snaturare il personaggio e le sue caratteristiche sopra elencate, sospendendole temporaneamente, anche nei momenti in cui questi cambia radicalmente. Uno su tutti la scena d’amore nella stanza d’albergo a Waterloo e il litigio finale col marito. Carol Rooney Mara è un’attrice solida, ma non statica, che riesce efficacemente a dare corpo ai trepidi timori del sentimento amoroso, scrollandoseli di dosso quando conta.

 

 

IL CASO SPOTLIGHT

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Ispirato a fatti realmente accaduti, Il Caso Spotlight è la storia di un gruppo di giornalisti del Boston Globe, che sfidando l’omertà delle istituzioni e mettendo in dubbio il proprio stesso credo, sono infatti tutti cattolici, indaga sopra alcuni casi di abusi sessuali verificatisi nell’arcidiocesi di Boston. Rachel McAdams interpreta Sacha Pfeiffer, cronista dotata di una particolare sensibilità che spesso le permette di empatizzare con le vittime e ottenere dichiarazioni fondamentali. Non nuova a ruoli di questo tipo, per esempio nel film State of Play del 2009, Rachel McAdams si dimostra ancora una volta a suo agio nel vestire i panni del reporter. Taccuino in mano, maglietta, capelli sciolti e un filo di trucco. Niente fronzoli. La sua recitazione è asciutta ed essenziale, tutta funzionale alla storia, che non permette inutili glorificazioni dei personaggi a scapito della trama. Per quanto la performance della McAdams sia ottima e il suo sforzo (riuscito) di dare stabilità al personaggio sia ammirevole, forse il film, e con esso le interpretazioni degli attori, paga un’eccessiva dose di cautela.

 

 

THE DANISH GIRL

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The Danish Girl racconta l’origine di una pratica oggi molto diffusa e al centro dell’attenzione: il trangenderismo. Il luogo è la città Copenaghen durante gli anni 20′. I protagonisti sono Gerda Wegener, pittrice, e il marito Einar, anch’esso pittore. Un giorno, non avendo modelle a disposizione, la moglie chiede a Einar di indossare calze e scarpe da donna e di posare per lei. Lui accetta di buon grado, divertito dalla situazione, e capisce subito di stare vivendo la scintilla che l’avrebbe completamente trasformato. Negli anni seguenti Einar si sottopone a svariate operazioni chirurgiche sino a diventare, prima nella mente e poi nel corpo, Lili Elbe, il primo transgender della storia. La moglie, interpretata da Alicia Vikander, è la figura di riferimento non solo per Einar, ma per tutta l’idea di femminilità del film. Femminilità adolescenziale, asciutta e (paradossalmente) quasi efebica, appena accennata ma diffusa e riconoscibile, in opposizione a quella incerta del marito. La Vikander dà il suo meglio nelle scene tragiche, in cui la moglie prende coscienza dell’irreversibilità della scelta del marito, ma è ugualmente brava nell’impersonare una Gerda finalmente serena e positiva, che accetta il cambiamento.

 

 

STEVE JOBS

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Potremmo, sommariamente, accennare alla trama di un film basato sull’autobiografia di Steve Jobs, oppure potremmo fare questo: Prendete il vostro I-Phone (ammesso che l’abbiate, plebei), guardatelo e fate una lista di ogni pensiero che vi viene in mente. Davanti a ogni aggetivo scrivete “Steve Jobs é” o “Steve Jobs ha fatto”. Eliminate le frasi sballate. Fine. Fatto? Fatto. Ora cospargetelo di abbondante colla vinilica e leggete.

Nel film Kate Winslet interpreta Joanna Hoffman, assistente e braccio destro di Steve Jobs. Quasi irriconoscibile per il trucco e i costumi, la Winslet si cala perfettamente nella parte della donna di carriera capace, ma d’aspetto un po’ dimesso, che deve assecondare gli entusiasmi e smorzare gli istinti rapaci del proprio superiore. L’attrice riesce egregiamente, con movimenti studiati e l’espressione navigata di chi ha visto tutto, a coniugare autorevolezza e disponibilità in una figura che riunisce in sè quelle di segretaria tuttofare, moglie e (forse) madre.

 

 

Nel nostro pronostico puntiamo tutto su Jennifer Jason Leigh, attrice di grande esperienza, che pur non essendo  più completa delle cinque, ha interpretato la sua parte nel migliore dei modi.

 

 

E VOI SIETE D?ACCORDO? COSA NE PENSATE?

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