SPECIALE BBU: MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE

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Uno dei momenti più importanti del film

È arrivato l’attesissimo turno di una categoria che stuzzica – e non poco – la curiosità dei moltissimi che seguono la lunga notte degli Oscar: parliamo dei film d’animazione.
A chi andrà la famosa statuetta?

Noi di BBU li abbiamo guardati e ci siamo fatti un’idea.

Nella rosa dei film candidati all’Oscar come miglior film d’animazione, troviamo ANOMALISA, INSIDE OUT, SHAUN, VITA DA PECORA – IL FILM, IL BAMBINO CHE SCOPRÌ IL MONDO e QUANDO C’ERA MARNIE.

ANOMALISA (USA 2015, regia di Charlie Kaufman e Duke Johnson)

Una delle scene successive al primo incontro tra Michael e Lisa
Una delle scene successive al primo incontro tra Michael e Lisa

Reduce di numerose premiazioni, tra cui quello della giuria consegnatogli alla Mostra del Cinema di Venezia, ANOMALISA è la storia di un ordinario padre di famiglia, marito, uomo nonché autore motivazionale Michael Stone, celebre grazie alla pubblicazione di “Come posso aiutarvi ad aiutarli?”. Durante una trasferta per la presentazione del suo libro a Cincinnati, dopo aver rivisto una donna di cui si era innamorato anni prima, nell’hotel Fregoli incontra Lisa Hesselmann. Arrivata in città con un’amica proprio per assistere alla presentazione, presto Michael e Lisa instaurano un rapporto che va ben al di là della semplice conoscenza. Un rapporto fatto di attrazione, capace di assegnare a entrambi un percorso di vita che potrebbe cambiarli per sempre.
Appoggiandosi all’animazione stop motion che ne lascia trasparire l’originalità e la continua voglia di sperimentare, alla sua quarta nomination agli Oscar il Kaufman sceneggiatore e regista crea un capolavoro dell’animazione contemporanea. Non si ripropone con l’unicità di altri suoi lavori, ma ne crea una nuova mescolando elementi e chiavi di lettura ulteriori che portano lo spettatore a porsi interrogativi e di conseguenza apprezzare l’indiscutibile riuscita del film.

INSIDE OUT (USA 2015, regia di Pete Docter and Jonas Rivera)

Le cinque emozioni che guidano la piccola Riley
Le cinque emozioni che guidano la piccola Riley

Chi ha detto che le emozioni non hanno voce? In INSIDE OUT è tutto il contrario.
Dentro la testa di Riley, bambina
di una famiglia appena trasferita in una nuova città, esiste un quartier generale delle emozioni che la governano e ne guidano l’umore. Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura, nonostante le attenzioni dei genitori verso la bambina continuano a crescere e adattarsi con lei, ma la nuova scuola e la scomparsa in Texas del camion del trasloco mettono a dura prova le emozioni familiari. A peggiorare le cose ci pensano Tristezza e Gioia, l’una volendo essere sempre partecipe nei cambiamenti emotivi di Riley, l‘altra impuntandosi a garantire alla bambina una spensierata felicità. Da qui si sviluppa una piccola “avventura emotiva”, in cui si cerca di ripristinare il tutto.
La Pixar si ripete nel proporre ottimi prodotti d’animazione, e stavolta lo fa creando soggetti nuovi dalla grafica sgargiante, impeccabile e intuitiva che si accompagna a una storia nuova e coinvolgente. Anche se si parla di emozioni in movimento, con le scelte giuste la Pixar sforna l’ennesimo capolavoro dell’animazione.

SHAUN, VITA DA PECORA – IL FILM (Gran Bretagna – Francia 2015, regia di Mark Burton e Richard Starzak)

La pecora Shaun e compagnia in azione!
La pecora Shaun e compagnia in azione!

La monotona vita da fattoria in cui vive un gregge di pecore viene stravolta dalla decisione dal piano che mette su la pecora Shaun per prendersi un giorno libero. Quando il cane Bitzer scopre che le pecore sono riuscite a rinchiudere il loro padrone in una roulotte e in preda a un sonno profondo, nel tentativo di tirarlo fuori la roulotte si muove e si dirige a velocità sostenuta verso la Grande Città. Da qui, lanciandosi alla ricerca del fattore, le pecore danno il via a una sorta di avventura fatta di evidente caos e comicità.
Non casuale la prima candidatura agli Oscar per i due registi dello studio Aardman, che sulla scia del successo dell’omonima serie hanno voluto pensare le avventure di Shaun più in grande, trasportandole sul grande schermo seppur mantenendone la tecnica in claymation, ovvero con modellini di plastilina filmate in stop-motion. Oltre alla tecnica, ciò che cattura chi guarda il film è anche lo humour britannico abbondantemente utilizzato, che tutti esprimono senza parole ma attraverso situazioni e particolari espressioni.
La trama in sé arriva poco al pubblico, forse perché riprende personaggi della serie omonima, ma davanti alla tecnica passa indubbiamente in secondo piano.

IL BAMBINO CHE SCOPRÌ IL MONDO (Brasile 2013, regia di Alê Abreu )

Uno dei momenti più importanti del film
Uno dei momenti più importanti del film

Anche lui alla prima candidatura agli Oscar, il regista brasiliano Alê Abreu propone 80 minuti di animazione incentrati sulla storia di Cuca, un bambino che vive in campagna con i suoi genitori trascorrendo le giornate insieme a tutto ciò che lo circonda, dai pesci alle nuvole, a cui si approccia con la spensieratezza e lo spirito tipico di un bambino. Quando suo padre parte per la città in cerca di lavoro scomparendo, il bambino ne segue le tracce. Facendo ciò, scopre un mondo ignoto che non gli appartiene, che ha del fantastico, fatto di caos, panorami cupi e grandezze inaspettate, nonché una varietà di gente diversa. Nonostante ciò cresce, riuscendo ad affrontare una serie di vicissitudini, ma in fondo al suo animo si riscopre il bambino che è stato.
Con dei tratti che ricorda
no per certi versi Il Piccolo Principe, è senza dubbio un film d’animazione che per un qualche motivo rimane, e non sappiamo neanche perché. O forse sì, perché Abreu riesce a trattare magistralmente un tema delicato con una semplicità disarmante, ovvero l’uomo nella sua essenza più intima: l’essere stato bambino, ed esserlo in fondo per sempre.

 

QUANDO C’ERA MARNIE (Giappone 2014, regia di Hiromasa Yonebayashi e Yoshiaki Nishimura)

Anna e Marnie
Anna e Marnie

 

Anna non riesce ad accettare se stessa, con i suoi problemi di asma, quanto non riesce ad amare la madre adottiva. Nonostante tutto, a mandarla in vacanza dai parenti a Hokkaido è proprio lei, sperando che la ragazza riesca a ritrovare un po’ di salute. Qui Anna disegna ed esplora il paesaggio rurale della zona, dove scopre un vecchio maniero da cui è attratta. In esso conosce un’altra ragazza, Marnie, con cui Anna fa amicizia ma che la incuriosisce non poco, per il fatto che sembra appartenere a tempi andati, oltre a dare l’impressione di nascondere qualcosa. Impressione che, col passare del tempo e col crescere del loro legame, diventerà l’ossessione principale di Anna.
Il Giappone si conferma ancora una volta patria di film d’animazione dallo stile filosofico unico, nonché di autori che sanno maneggiare bene la psicologia e i profondi sentimenti dei loro personaggi. Qui Anna e Marnie, che sembrano gravitare su due poli opposti, sono in realtà complementari in quanto attratte dallo stesso mondo che, in modi e per motivi diversi, non accetta entrambe.

Annata difficile anche per l’assegnazione dell’Oscar al miglior film d’animazione. In gara cinque stili diversi, ognuno con qualcosa per cui si potrebbe dire “l’Oscar lo merita questo!”.

Pronostico BBU? Difficile, molto difficile. Ma IL BAMBINO CHE SCOPRÌ IL MONDO sembra essere quello più adatto. Sarà anche un film un po’ di nicchia rispetto al pubblicizzatissimo INSIDE OUT, ma la trama e il personaggio di questa pellicola, insieme al messaggio che manda, arrivano diretti e senza troppe attese.