Eccoci arrivati all’ultima puntata del nostro speciale sulla lunga notte degli Oscar.

Chiudiamo in bellezza con i cinque film candidati all’Oscar come miglior film straniero.
Vediamoli subito.

1) EL ABRAZO DE LA SERPIENTE (Colombia. Regia di Ciro Guerra)

 

Una delle scene del fim
Una delle scene del fim


La Colombia, alla sua prima nomination Oscar, si presenta con un film
profondo e sorprendente. Ciro Guerra ci presenta due storie diverse, ambientate nel 1909 e nel 1940, in cui è protagonista Karamakate, sciamano e ultimo sopravvissuto della sua tribù. Da buon conoscitore dell’essenza sacra e selvaggia della sconfinata Amazzonia, con qualche compromesso accetta di accompagnare due esploratori stranieri, il tedesco Theodor Koch-Grunberg prima, e l’americano Richard Evans Schultes 40 anni dopo, in cerca della yakuna, pianta sacra utile nella cura di una misteriosa malattia, che solo lo sciamano sa come trovare.
Con una non tanto sottile critica al colonialismo europeo, questo film in bianco e nero ci piazza davanti all’incontro-scontro tra due mondi e stili di vita diversi, quello occidentale e quello genuinamente primitivo dei popoli dell’Amazzonia, insieme a tutto ciò che ne consegue.
I
spirata ai diari scritti da due scienziati durante il loro lavoro sul campo, la pellicola si presenta con una trama solidissima, ben costruita e magnetica, che con l’utilizzo del bianco e nero arriva allo spettatore attraverso scene di straordinaria bellezza.

2) MUSTANG (Francia. Regia di Deniz Gamze Ergüven)

 

Le cinque sorelle protagoniste della storia
Le cinque sorelle protagoniste della storia


Dopo una giornata spensierata in riva al mare trascorsa con amici alla fine della scuola, letta come atto di estremo e illecito libertinaggio, cinque sorelle orfane iniziano il loro calvario imprigionate in casa, vittime della mentalità gretta e retrograda incarnata dallo zio e dalla nonna.
Nel loro villaggio nella Turchia del nord, le giornate e gli anni passano tra compromessi e atti di libertà nascosta ai loro spietati parenti. Ma la decisione di questi ultimi di farle sposare innesca nelle ragazze un processo di rassegnazione e liberazione a cui ognuna di loro arriva in modo diverso, ma con risultati inaspettati.
Opera dal femminismo sbandierato e dalla trama spietatamente semplice, che colpisce per la contrapposizione tra l’umanità delle ragazze e i tratti quasi inumani dei personaggi-carcerieri. Scene inaspettate alternate a dialoghi concisi ma efficaci, dai toni crudi e cupi. In due parole, un capolavoro.

3) THEEB (Giordania. Regia di Naji Abu Nowar)

 

Il piccolo Theeb e il fratello Hussein
Il piccolo Theeb e il fratello Hussein


Theeb, piccolo di una famiglia beduina del deserto arabo del Wadi Rum, orfano di padre viene cresciuto dal fratello maggiore Hussein. Le sue giornate
fatte di spensieratezza vengono bruscamente interrotte dall’arrivo, nel 1916, di un ufficiale inglese che chiede rifugio per raggiungere un pozzo nel percorso ferroviario in territorio ottomano, lungo la strada per la Mecca. Accompagnato dal fratello Hussein, Theeb decide di seguirli in segreto. Viene presto scoperto, ma è ormai tardi per riportarlo indietro. E tra paure e pericoli, il piccolo Theeb compie ignaro un viaggio di crescita che lo rende testimone di eventi nella Storia molto più grandi di lui, in modo del tutto inaspettato, forte nei valori della civiltà a cui appartiene,
Anche per
la Giordania è la prima nomination agli Academy Awards, guadagnata con la prima fatica cinematografica dell’esordiente Naji Abu Nowar che ci regala un film dal soggetto e dalla sceneggiatura ben studiati. Il regista coglie anche l’occasione per mostrarci il mutare profondo del Medio Oriente di cui fa parte Theeb e di come anche i grandi eventi storici, in questo caso la Grande Guerra e i giochi politici delle potenze che l’hanno alimentata, possano investire – seppur con indifferenza – anche i microcosmi fatti da piccole realtà con religioni, culture e tradizioni proprie, sconvolgendoli nell’intimo.

4) A WAR – KRIGEN (Danimarca. Regia di Tobias Lindholm)

 

Il comandante Claus Pedersen e un commilitone durante l'attacco talebano
Il comandante Claus Pedersen e un commilitone durante l’attacco talebano

 

Claus Pedersen, comandante dell’esercito danese in Afghanistan, lascia a casa la famiglia. Durante una missione, nel tentativo di salvare i suoi soldati in un attacco talebano, uno di loro muore ucciso da una mina. Il bombardamento dell’intera area da lui ordinato, intanto, provoca la morte di ben undici tra donne e bambini afghani. Quando torna in Danimarca, ad aspettarlo è un processo e l’arresto per crimini di guerra, che si interseca con una personale battaglia per salvare la sua vita, la famiglia e chi gli sta intorno.
Guardare questo film significa meditare sul come la guerra, qualunque essa sia, riesca talvolta a incastrarsi con le proprie battaglie personali, influenzare i nostri comportamenti e possa coinvolgere anche le anime che di una guerra non conoscono né le dinamiche né le ragioni che la spingono a esistere. La trama del film manca di originalità, motivo che lo distanzia nettamente dagli altri film candidati; ciononostante, è un’opera ben studiata.

5) IL FIGLIO DI SAUL – SAUL FIA (Ungheria. Regia di László Nemes)

saul


Di questa magnifica pellicola abbiamo già parlato qualche giorno fa sul nostro blog, esponendo le nostre impressioni. Dateci un’occhiata, qui di seguito il link: http://bolognabloguniversity.it/il-figlio-di-saul-saul-fia-di-laszlo-nemes-un-film-discusso-che-fa-discutere/

L’alta qualità delle pellicole straniere in gara ci frena un po’ dall’azzardare pronostici, ma dobbiamo farlo.
Siete d’accordo con noi se vi diciamo che la statuetta d’oro al miglior film straniero debba andare a MUSTANG?

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