La cerimonia degli Academy Awards ha inizio con la solita sfarzosa sfilata sul red carpet. A partire da una Charlize Therone mozzafiato, fino ad arrivare ad una Cate Blanchett piumata: uno struzzo, ma sempre con molta classe ed eleganza. Le attrici, accompagnate dai loro compagni, si prestano a lunghi servizi fotografici, mentre un Eddie Redmayne fa battute sulla sua giacca di velluto che lo fa sudare come un matto. Colpa delle previsioni meteo errate! Leonardo DiCaprio è la stella del momento, peccato che non lo sia propriamente per la bravura. Il pubblico è ossessionato da una domanda: sarà il suo anno o no? Qualcun’altro è rimasto deluso: dov’è l’orso? Il pubblico femminile è molto risentito per la mancata passerella di Michael Fassbender.

Sono le 2:30 di notte e finalmente entriamo nel Dolby Theatre. Tutti gli attori, sceneggiatori, compositori, registi e rispettivi coniugi prendono posto, aspettando l’entrata memorabile di Chris Rock, che dopo il 2005 torna a presentare la più importante cerimonia cinematografica del mondo. Chris saluta gli ospiti con un discorso sul razzismo, sottolineando come non vengano date agli attori di colore le stesse opportunità di quelli bianchi. Un discorso introduttivo forse troppo lungo, leggermente fuorviante pronunciato dal presentatore nero dell’88esima edizione della notte Oscar. Una serie di battute suscitano l’ilarità del pubblico che, per ciò che possiamo vedere dalle inquadrature, non vede l’ora che cominci la premiazione.

Entriamo nel vivo della premiazione. Parleremo delle categorie più quotate. Tutti attendono con ansia le due categorie più chiacchierate: “miglior film” e “miglior attore protagonista”. “And the Oscar goes to…” per quasi 4 ore. Abbiamo esultato, ci siamo emozionati e siamo stati in disaccordo. Nonostante quest’anno i lungometraggi, cortometraggi e documentari presentati, con le relative varianti, non siano stati particolarmente entusiasmanti, nel senso di geniali, la premiazione è stata più o meno giusta, escludendo completamente e ingiustamente, però, alcuni film. Un esempio? “La vera storia di Donald Trumbo”, “Steve Jobs”, “Carol” e “The Martian”, soprattutto gli ultimi due che avevano ricevuto parecchie nomination.

A meno della metà della serata il film più premiato è “Mad Max: Fury Road” di George Miller. Ne vince 6, ma tutti tecnici. Infatti sono quelle categorie ad escluderlo a priori da quelle più impegnate e chiacchierate. “Miglior costumi”, “miglior trucco e acconciatura”, “miglior scenografia”, “miglior montaggio”, “miglior sonoro” e “miglior montaggio sonoro”. Di fatti, a livello tecnico, è un film al quale non possono essere fatte critiche. Peccato per la favolosa Charlize Therone, punita dal genere fantasy della trama. Almeno la nomination come miglior attrice protagonista l’avrebbe meritata, visti i panni insoliti, aggressivi ed eccitanti che indossa nel film.

I “migliori effetti speciali” vanno, con grande sorpresa, a “Ex Machina”, che sottrae la statuetta all’elenco che sembrava infinito di “Mad Max”. In “Ex Machina” l’attrice protagonista è una robotica e sexy Alicia Vikander, premiata in precedenza per la categoria “miglior attrice non protagonista” nel film “The Danish Girl”. Nel discorso di ringraziamento spende belle parole nei confronti dell’attore senza il quale il suo personaggio non sarebbe riuscito. Si tratta di Eddie Redmayne, che interpreta il marito della pittrice Gerda (la Vikander, appunto), prima di intraprendere un’operazione per la riassegnazione sessuale.

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Spotlight” riceve due premi. Un numero effimero per due categorie relativamente importanti; “miglior sceneggiatura non originale” e “miglior film”, battendo clamorosamente “The Revenant”, il favorito in assoluto. Quest’ultimo film ha ricevuto 12 nomination, ma porta a casa due soli Oscar. Inarritu prende l’oscar per “miglior regia” per il secondo anno si seguito: l’anno scorso lo vinse per il film “Birdman”. A quanto pare le riprese “lente” e i primi piani del regista colpiscono per il secondo anno di seguito la giuria. DiCaprio, finalmente, vince il primo oscar come “miglior attore protagonista” nel film “The Revenant”. Mi accodo all’opinione comune che crede che lo avrebbe meritato per altre interpretazioni più di questa. Interessante il discorso che fa sulla natura, sull’uomo che deve imparare a rispettarla e sui suoi genitori a cui deve tutto. Tanta era l’emozione, probabilmente, che un discorso prettamente logico era impossibile.

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Saul Fia”, senza alcun dubbio, vince l’oscar per “miglior film straniero”, portando la seconda statuetta in Ungheria. Emotivamente avremmo preferito “Mustang” della Erguven, per il tema più attuale e per il sentimentalismo sincero con il quale viene rappresentato. Purtroppo a livello tecnico Nemes fa una serie di scelte che lo portano ad un gradino superiore rispetto a tutti i candidati.

Una rivelazione è sicuramente l’attrice Brie Larson, alla sua prima nomination e alla sua prima vittoria come “miglior attrice protagonista” nel film “Room”. La trasformazione che avviene dal palco degli Academy Awards alle scene che si intravedono sul grande schermo del teatro, è assolutamente uno dei motivi maggiori per cui l’attrice segna la storia vincendo la prima statuetta.

Infine, proprio per importanza e per patriottismo, vi segnaliamo la vittoria di Ennio Morricone per la colonna sono del film “The Hateful Eight”, film clamorosamente escluso dalle altre categorie. Morricone è commosso per la vittoria, dopo aver passato già 6 nomination a mani vuote. Nel discorso, che traduce per lui il figlio, ringrazia la moglie Maria per essere sua mentore e ci lascia con una frase bellissima che speriamo tocchi anche i vostri cuori: “non c’è una musa importante senza un gran film che la ispiri”.

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