Stanze da Incubo ti apre gli occhi su quali stanze non scegliere.

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Foto di una Stanza da Incubo – foto reperita dal web

Da giugno a settembre, arriva il fatidico momento in cui orde di studenti sono in cerca di stanze in affitto. Così, comincia quella interessante avventura in stanze da incubo, la ricerca della camera giusta ti conduce a visitare vere e proprie topaie, sollecitato dal confortevole prezzo ovvero dalle foto quasi ritoccate.

La ricerca parte dal web. Per diversi motivi che elenco brevemente:

  • Puoi visualizzare le foto delle case (quasi sempre), escludendo in tal modo alcuni appartamenti;
  • Puoi confrontare i prezzi e verificare le distanze;
  • Puoi verificare l’appetibilità di un appartamento, spesso alcune stanze sono assegnate in pochi giorni, viste le numerose richieste;
  • Non hai costi di agenzia (selezionando le offerte dei privati, ovviamente);
  • Leggi oltre il testo, un post su internet è spesso più lungo rispetto ad un volantino, perciò contiene maggiori informazioni (ad esempio come si relazionano con gli animali o i fumatori);
  • Sicuramente altri che non mi vengono in mente.

Così parte la mia ricerca.

Due singole, 240 e 260 euro. Due stanze immerse nel verde. Devo dire che le foto ispiravano disordine, ma, vista la convenienza e visto che due stanze su quattro avrebbero avuto nuovi inquilini… ho tentato la sorte.

Armatomi di volontà mi son munito di due amici (che mi avrebbero evitato scene imbarazzanti) e sono andato a visitar l’appartamento.

Quartiere Saragozza, parecchio immerso nel verde. Androne del palazzo con puzza di fogna (cominciamo male!). Sulle scale un ragazzo trentenne con la zip dei pantaloni abbassata (O.o). Prima stanza, quella che si sarebbe liberata subito, disordine ovunque. Dal letto a castello ikea (che nella parte inferiore hanno le scrivanie) pendeva un reggiseno rosso.

 

Ma dico io: stai facendo vedere una casa, non potresti sistemare?!?

L’inquilino neppure si scusa, vive in una condizione normale.

Accediamo alla camera che sarebbe dovuta essere la “mia”. Sembrava uno di quei rivenditori abusivi di vestiti, dove accedendo ad un garage ti ritrovi una bancarella grande quanto tutta la stanza. Il minimo era il letto non rifatto (chissà da quanto). A ciò si aggiunge umidità e muffa sulle pareti.

Il corridoio dalle mille vuote bottiglie, il tavernello sul frigo e le innumerevoli birre scolate, facevano da contorno ad un lavandino pieno di padelle incrostate, affiancate da un panno che in origine fu giallo, in quel momento era visibilmente provato.

Tra un divano sfondato e con gli evidenti segni di fori di sigaretta, una cosa si salvava, oltre alla luminosità della casa, la stanza di un inquilino che non avrebbe abbandonato la casa. Solidarietà per quell’uomo.

Sicuramente non mi rivedranno.

Se doveste riconoscere la casa, non andate a visitarla!

 

Descriveteci le vostre esperienze,  scrivendoci a info @ bolognabloguniversity.it

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