STEPCHILD ADOPTION: PRIMA DI TUTTO IL BENE DEI MINORI

La stepchild adoption è il nome della legge che consentirebbe alle coppie di fatto dello stesso sesso l’adozione di minori. La nuova legge è ferma in commissione Giustizia al Senato da ormai un anno, la proposta di legge è stata depositata dal deputato Luigi Manconi (PD) a palazzo Madama il 29 Marzo 2016.

 

Senza calarci eccessivamente nei dettagli tecnici il ddl 2301 ‘norme per l’adozione coparentale’ consentirebbe “la piena parificazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso alle coppie unite in matrimonio in punto di adozione coparentale”, il decreto si allaccerebbe a filo doppio alla recente legge sulle unioni civili per persone dello stesso sesso, la c.d. ‘legge Cirinnà’ entrata in vigore il 5 Giugno 2016.

Ancora una volta è la magistratura che anticipa la legislazione ordinaria e genera le linee guida della legge; a sollecitare il percorso della legge ‘a suon di sentenze’ è la cassazione che asserisce: “il consenso degli stati aderenti alla Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’uomo) all’adozione legittimante da parte di persone dello stesso sesso e all’adozione cosiddetta coparentale è notevolmente cresciuta” negli ultimi anni.

La nostra costituzione (art.117) impone l’obbligo, da parte della legislazione italiana, di attenersi alle direttive comunitarie e internazionali armonizzando la giurisprudenza. Pertanto il tribunale dei minori di Firenze ha legittimato lo status di figli e di cittadinanza italiana ai due bambini adottati nel Regno Unito da parte di adulti italiani dello stesso sesso di origine toscana residenti in Inghilterra, facendo rispettare anche in Italia quanto sancito dal provvedimento della corte UK. Inoltre i giudici hanno chiarito ulteriormente la questione ricordando che l’adozione avviene sempre nell’interesse del minore adottato e che ciò si verifica tassativamente sulla base di rigorose analisi dell’idoneità degli adottanti al compito ascritto.

Per quanto concerne l’aspetto ideologico la stepchild adoption ha spaccato in due l’opinione pubblica definendo due fronti antitetici. Il dibattito che si esprime da più di un anno trova la sua connotazione in fenomeni di carattere psicologici e sociali che riguardano strettamente il minore adottato. Molti psicologi si sono interrogati su quali sarebbero, nel lungo termine, gli effetti prodotti dall’adozione da parte di due adulti dello stesso sesso sul minore.

I sostenitori del ‘no’ sostengono che la formazione di un nucleo familiare ‘insolito’ causerebbe conseguenze negative sulle capacità affettive e di riconoscimento della realtà da parte del minore. Dunque, al di là dell’idoneità materiale e affettiva degli adottanti, il fronte dei contrari avverte che l’anomalia familiare che verrebbe a formarsi darebbe vita a consistenti fattori destabilizzanti nell’equilibrio psichico del minore.

Il fronte dei favorevoli suggerisce che è troppo avventato e prematuro ipotizzare effetti distruttivi per il minore già da ora e che inoltre tutto ciò potrebbe in realtà non verificarsi affatto. In una società progressista che misura la modernità in termini di tolleranza e uguaglianza accettare questo salto in avanti rafforza la volontà di sciogliere tabù e luoghi comuni. Secondo il fronte del ‘si’ nulla vieterebbe al bambino di avere una maturazione serena e stabile se il contesto di crescita è sicuro e armonioso, previa valutazione di idoneità del potenziale affettivo degli adottanti.

Vi abbiamo raccontato i fatti salienti, qui di seguito, come sempre, le nostre considerazioni personali:

Devo sinceramente trovare un senso a tutta questa burocrazia in merito a due temi di base stupendi: la possibilità di diventare genitore e il matrimonio. Tralascio, per il momento, ciò che penso del matrimonio, accettando che per alcuni sia un step necessario è fondamentale della vita.

Non concepisco in alcun modo che argomenti di questo genere, che riguardano ogni persona da vicino completandone nella maggior parte dei casi l’esistenza, siano inseriti (ed esauriti) in una pila di scartoffie sopra una scrivania.

Sarà un argomento trito e ritrito, Benigni credo ci abbia montato addirittura uno spettacolo sopra, ma la mia intolleranza nasce dal minimo comune denominatore che è l’AMORE.

Supporre che un ambiente familiare creato da due persone dello stesso sesso che si amano non sia naturale o consono alla crescita di un bambino è alla base di un pregiudizio (in primis religioso) che non trova fondamento.
Dio stesso, o Gesù, diceva “ama il prossimo tuo come te stesso”. Non ricordo che, per questa frase, fossero state aggiunte delle note a fine pagina.

Sinceramente, invece, credo che un ambiente familiare felice, che prescinde dal sesso dei genitori, sia un ambiente di crescita ottimo per un bambino, il quale potrebbe in alternativa essere stipato in uno dei tanti orfanotrofi, o monitorato dagli assistenti sociali perché costretto a vivere in ambiente familiare disagiato e in condizioni precarie.

Sono convinta anche che, fino a quando non ci abitueremo al fatto che le preferenze sessuali di ciascuno di noi siano un argomento intimo e personale, continuando a fare della diversità uno scalpore, un metro da cui distinguersi per camminare sulla retta via, non saremo mai del tutto liberi. Alla base della famosa meritocrazia, in qualsiasi ambito esistente, dovrebbero esserci le capacità intellettive di una persona. Sul curriculum non fa carriera la lista delle persone con cui siamo andati a letto (almeno, non dovrebbe).

Dovremmo smetterla di sgranare gli occhi quando una coppia gay si sposa o adotta un figlio nel nostro paese, dovrebbe rientrare in quella categoria di cose “normali” alle quali non facciamo più caso.
Di cosa dovremmo essere felici? Di un bambino che viene strappato da un’infanzia infelice, che avrà la possibilità di crescere così come merita.

I matrimoni, ormai, sono superati! Insomma, viviamo in un paese che fattura, letteralmente, più divorzi che matrimoni, indi per cui il tradizionalismo delle unioni non mi sembra a prescindere un argomento di grande importanza o di una certa serietà. Cancelliamo quest’ipocrisia e concentriamoci piuttosto sullo snellimento delle pratiche di adozione, perché sono quei mesi (a volte anni) che passano a fare male al bambino, non due genitori dello stesso sesso pieni d’amore il cui unico desiderio è renderlo felice.[Eugenia]

 

“Stepchild adoption è una di quelle formule che fino a qualche mese fa si sentiva dovunque, mentre oggi sembra scomparsa. Forse è vero che a ripetere una cosa molte volte se ne perde il significato, per me infatti “stepchild adoption” (ma perché sempre in inglese?) indica un concetto abbastanza fumoso, una procedura di adozione che associavo alle coppie omosessuali, ma niente di più.

Poi mi sono documentato, e ho scoperto qualcosa di sorprendente: pur sapendone poco, ero convinto che “l’adozione del figliastro” (diciamolo in italiano) riguardasse i figli al di fuori della coppia, invece è l’opposto. Il tanto vituperato ddl Cirinnà si limita ad estendere alle coppie omosessuali il meccanismo, già previsto per le coppie eterosessuali dalla legge sulle adozioni del 1983, che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto genitore del figlio, biologico o adottivo, del proprio compagno.

Si tratta quindi di una misura egualitaria e inclusiva, che lungi dal mettere in crisi l’idea di famiglia, direi al contrario che la rafforza, perché permette la creazione legale di un nucleo. Pensavo fosse scontato.[Stefano]

Intanto che le forze istituzionali restano inceppate sulla questione può ricadere su di noi l’onere di discutere della tematica, nell’obiettivo di sollecitare una risposta politica.
Ogni commento a questo articolo è una lancia spezzata in favore di chi si batte affinché la stepchild adoption non finisca per essere inghiottita dall’incerta e caotica prassi istituzionale.

 

 

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