‘SUBMIT’, ovvero l’alienazione attraverso lo schermo. Intervista ai creatori del cortometraggio

L’alienazione dell’ uomo contemporaneo, questo il tema di ‘Submit’ presentato al Talk Short del Loft Kinodromo

 

 

La squadra di ‘Submit’

 

SUBMIT. Sottoscrivi.

In testa loro avranno premuto proprio quel tasto quando hanno deciso di dare il via alla loro scommessa di mettersi in gioco.

Presentato al Talk Short, organizzato da Loft Kinodromo, quattro ragazzi, amici e studenti di Lingue a Bologna, ci presentano ‘Submit’, il cortometraggio di loro creazione.

 

 

L’idea è nata verso fine ottobre 2015” esordisce Jody Ellen, giovane regista e creatrice del progetto.
“Essendo una regista autodidatta formata sul campo, sapevo di cosa fossi capace o meno anche a livello economico. Per realizzare il tutto ho subito puntato sulle amicizie, ragazzi non professionisti, e ad un voler attuare il tutto a budget zero. L’unica spesa sarà stata quella per un pacco di merendine, quindi abbiamo fatto qualcosa di davvero indie”.

 


“Sono partita dalla forte espressività di Riccardo Trentin, mio caro amico di vecchia data nonché collega di facoltà, per poi passare all’abilità fotografica di Valentina Valdiserra, fino alla bravura e alla sconfinata cultura cinematografica e non solo di Marco Greco, l’ultimo arrivato, il jolly della combriccola proposto da Riccardo. Devo anche molto ringraziare il musicista Stefano Sanguigni che ha riarrangiato delle cover per il nostro cortometraggio, come Into The Stream del cantautore svedese The Tallest Man on Earth e Nothin’ di Townes Van Zandt. ”.

 

 

L’idea è frutto di una chiacchierata o a qualcuno si è accesa una lampadina?

L’idea di esplorare il consumismo è venuta a Marco, che appare di sfuggita nel corto. Riccardo è l’unico attore protagonista e attraverso il suo personaggio abbiamo voluto fare un’analisi singola che vale in generale. Valentina è invece direttrice della fotografia, per usare il gergo tecnico”.

Il tutto è stato girato davvero in pochissimo tempo, in due sabati pomeriggio è stato delineato, dall’ambientazione in un futuro prossimo fino all’atmosfera basic.”.
Continua: “Abbiamo voluto fare indagine di mercato nel reale attraverso uno schermo su cui scorrono film e scene cult per trenta giorni in un futuro che è spaventosamente in contatto col presente, mettendo davanti a esso il protagonista che in realtà rimane lì per quattro anni. Viene bombardato dalla trash tv di oggi e di qualche anno fa, fino a che viene alienato diventando un tutt’uno con ciò che guarda.
C’è uno shift tra prima e seconda parte, l’inizio con colori caldi va a cozzare con le tinte fredde da metà a fine corto, che rimarcano l’iniziale euforia che sfocia nella disperazione
Il twist finale sta nell’attore che guarda la camera e il ghigno finale sta lì a significare “Ehi, guarda che può succedere anche a te”.

 

Riccardo in una delle scene del corto

 

E il titolo da dove viene fuori?

Il titolo è stato oggetto di dibattito e nasce da un’intensa e accesa sessione di brain storming” racconta Marco.
“Abbiamo voluto giocare col doppio significato del verbo inglese ‘to submit’, cioè ‘sottoscrivere’ e ‘sottomettere’. Un gioco di parole voluto e neanche troppo studiato. È particolarmente azzeccato perché il protagonista all’inizio firma felicemente un contratto, ‘submit a contract’. Siamo linguisti non per nulla!”

 

 

 

Parlando del protagonista, cosa pensi del tuo personaggio?

La parola passa a Riccardo.
“Questo è sicuramente il mio debutto cinematografico” scherza. “Anche se cerco di ispirarmi ad altri attori professionisti – non ho mai nascosto l’amore per Vittorio De Sica – provo a essere il più naturale possibile, sempre seguendo le direttive di Jody.
Ho accolto l’idea sin da subito con entusiasmo sia perché ci si sente un po’ in Black Mirror, sia per il richiamo in sottofondo alla cultura dei romanzi distopici.
A rendere poi il tutto più riuscito è stata la sintonia e la consultazione tra tutti e quattro, se fosse mancata quella non si sarebbe concluso nulla e io non sarei qui a parlarne”.

 

 

 

Cosa ha lasciato alla regista l’aver dato vita a Submit?

“Beh, che dire, nel creare questo corto mi sono sentita un po’ Soldini e un po’ Pasolini, dato che ho voluto meno professionalità e più naturalezza. È impossibile togliere il manierismo agli attori di teatro, questa cosa proprio non mi va giù, quindi ho puntato su altro.

La cosa che ho imparato ancora una volta è che nella regia sta il segreto dell’ottima riuscita del prodotto. Con una persona che non ha mai avuto esperienza nel campo si scoprono cose nuove e molto interessanti, in virtù del fatto che ognuno di quelli che fanno parte del progetto porta del proprio e a modo proprio. Questo è il frutto di una scommessa dopo la gavetta, ci sono particolarmente affezionata.

Come tutti noi alla fine, perché il contributo che ciascuno di noi ha dato è stato vitale per dare alla luce nostro figlio Submit”.

 

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. Se mi va, ne schizzo anche un fumetto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

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