Tales of comics: Harbinger

Tanti ragazzi con abilità speciali, un mentore che li raggruppa attorno a sé per un bene superiore, e i protagonisti che devono amalgamarsi, accettare, agire di squadra.

Quante volte è stato trattato questo topic? Innumerevoli, in diversi media, con (la prima serie a fumetti di X-Men) o senza (lo show televisivo Quantico) superpoteri.

“Harbinger” si inserisce in una tradizione specifica, quindi, ma ne modifica leggermente i caratteri.

Valiant con Jim

Un passo indietro, prima di tutto. È il 1987, e l’industria del fumetto sta per attraversare il periodo forse più nero della sua storia.

Non è un’esagerazione: si passerà anche attraverso una bolla speculativa il cui -pop!- si ripercuoterà su tutti gli editori.

Per ora, però, c’è solo qualche avvisaglia, nuvole che non lasciano presagire ancora la burrasca all’orizzonte.

Ecco, nel 1987 Jim Shooter viene accompagnato fuori dalla porta della Marvel con un “Grazie, siamo a posto così”.

Ha diretto la Marvel dal 1980, ha qualche amico ma molti più nemici, vive di un culto della personalità notevole, direttamente proporzionale talento di editore e scrittore.

Ha portato la Casa delle Idee dov’è, ma tirando qualche cazzotto (metaforico, ma si dice anche letterale) di troppo.

Fuori, dunque, ma con l’intenzione di rientrare subito dopo alla guida di una cordata per rilevare la Marvel stessa che naviga in cattive acque. Come non detto, vince Ron Perelman.

A questo punto, Shooter fa quello che chiunque farebbe, se ne avesse la possibilità: convince qualche investitore a fondare l’agenzia Voyager Communication Inc., e prende il timone della sezione fumettistica, chiamata Valiant.

I fumetti sono basati su personaggi della Nintendo e della WWF, inizialmente, poi la gamma si apre ai supereroi, e la prima serie regolare sul tema è Harbinger, che esce nel dicembre del 1991.

Ah, tempo qualche mese e Jim Shooter sarà accompagnato alla porta anche alla Valiant.

Group leader

Il preambolo, forse un po’ noioso ma necessario, aveva la funzione di contestualizzare e far comprendere quale fosse l’importanza di Harbinger, e la possibile ragione per la quale a un certo punto la Valiant ha deciso di rilanciarlo.

Sì, perché la prima serie di Harbinger durò tre anni, dal 1992 al 1995, per poi estinguersi a causa del mercato fumettistico che andava contraendosi (la bolla speculativa).

Il progetto, però, era valido: sette ragazzi vengono raggruppati dal più potente psionico del mondo, Toyo Harada, attorno alla Harbinger Foundation.

Sono capitanati da un altro psionico, Peter Stanchek, quando scoprono che l’obiettivo di Harada è conquistare il mondo per preservarlo dall’autodistruzione, si ribellano al loro mecenate e decidono di fargli guerra.

Di per sé non è un tema molto originale, ma se la versione nuovo millennio si è guadagnata tanta stima i motivi ci saranno.

E in effetti ci sono: Harbinger, almeno nella sua veste moderna, è un fumetto ben scritto, anzi perfettamente centrato.

I toni e i drammi adolescenziali delle pagine dedicate ai protagonisti si mischiano a quelli adulti dei momenti dedicati all’antagonista.

Malgrado sia una serie che prende posizione fin da subito, il lettore non potrà non sentirsi quasi coinvolto nella visione caustica di Harada, che a sua volta si coagula con il suo atteggiamento paterno verso i ragazzi che pure lo hanno tradotto.

Non si capisce bene dove finisca l’affetto e inizi l’opportunismo del villain. Una metafora della vita quotidiana troppo forte per non essere colta e troppo vera per non scatenare riflessioni.

Un fumetto che mescola superpoteri, teen drama e politica internazionale. Un fumetto da leggere, senza dubbio.

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