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Il Sopravvissuto, Ridley Scott

Nella sua lunghissima carriera, sin dal 1977, Ridley Scott vanta un certo numero di lungometraggi molto interessanti. Famosissimo per la meticolosa cura che dedica alle immagini, dopo Blade Runner (1982), Thelma & Louise (1991), Il Gladiatore (2000), Hannibal (2001) e The Counselor (2013), porta sullo schermo l’ultimo dei suoi lavori, Il Sopravvissuto (The Martian).

Prima di The Counselor, Scott deve aver vissuto un periodo di magra al livello creativo, poiché il suddetto film, insieme a Robin Hood e Prometheus (non solo), è diventato accidentalmente famoso. A volte la popolarità regala momenti di gloria decisamente immeritati.

Nel 2015, disponendo di un cast molto interessante e di un’inventiva moderna inversamente proporzionale alla sua stessa età, riacquista la lucidità e l’arroganza cinematografica di cui ha sempre disposto e ne è uscito un ottimo film con Matt Damon protagonista: Il Sopravvissuto.

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Il Sopravvissuto, Ridley Scott

Tratto dal romanzo di Andy Weir, L’uomo di Marte, e sotto lo stretto controllo della scrittura di Drew Goddard, si prospetta una storia avvincente, meno “fanta” e più “scentifica”: un astronauta (Matt Damon) viene abbandonato dal resto del gruppo che lo crede morto sul pianeta Marte, in seguito ad una turbolenta tempesta di detriti spaziali. Un botanico astronauta “pirata” ferito viene esiliato su un altro pianeta senza la possibilità di poter comunicare con la Terra.

Nonostante la trama, raccontata in poche frasi, possa sembrare completamente surreale, la pellicola si concentra sul mondo della scienza, sugli esperimenti, sulla vita e sui sentimenti, mischiando, in conclusione, un po’ di realtà con la fantascienza. Non mancano i colpi di scena, che servono a chiudere un po’ la gola, a svegliare gli spettatori. Spero di non essere l’unica ad aver fatto il tifo nelle scene finali, ho chiuso il pugno ed ho implorato gli dei che finisse tutto per il meglio.

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Il Sopravvissuto, Ridley Scott

È sicuramente un film da “nerd”, da persone che in astrofisica nucleare ed ingegneria spaziale sono ben messe. Io in quinta superiore ero una frana in geografia astronomica, mi sembra superfluo aggiungere altro. Ridley Scott riconferma in modo spietato la sua ossessione per la cura delle immagini, portando sullo schermo uno spazio fantastico, nel senso di stupendo. Un pianeta dove non c’è vita diventa il custode, in senso metaforico, di una vita umana. E’ un paradosso, forse in generale sulla natura, che a mio parere alimenta un po’ l’intera proiezione.

Un plauso a parte e largamente gradito va all’intera colonna sonora. Pezzi davvero da museo, disco music anni ’70, ’80 e ’90. Happy Days tocca il picco più alto, mentre I Will Survive, sul finale, echeggia un po’ banale. La reputo una scelta davvero coraggiosa e calzante, banale ed originale allo stesso tempo, apprezzo l’aver accantonato quella space music spicciola irritante per della disco music spumeggiante. Gloria Gaynor e gli Abba sicuramente non sono sull’onda della frequenza marziana, non tutti i giorni almeno.

Potrei elencarvi i numerosi premi ricevuti per convincervi che ne vale la pena, come ad esempio miglior regista a Ridley Scott, miglior attore a Matt Damon, miglior sceneggiatura non originale a Drew Goddard. Ok, l’ho fatto, ma il futuro riserva sempre grandi sorprese. Siate i promoter di un bel film di un regista ritrovato.

Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera per la proiezione.

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