Immaginate di essere protagonisti di un film americano degli anni ’70. Fuori, il cielo non promette nulla di buono. Siete in taxi e state attraversando le strade di una metropoli per arrivare in orario in uno splendido locale gremito di gente, con una jazz band che suona in sala. Ecco, l’atmosfera di ieri sera al concerto dei The Pot era esattamente questa. Piccola differenza, non stavamo sfrecciando per le strade di San Francisco o Detroit e il music pub era il Bravo Caffè di via Mascarella, nel cuore di Bologna, uno degli epicentri musicali della città.

 

Location ideale per la loro musica, incontriamo i The Pot poco prima del loro concerto proprio al Bravo. Andrea Gandolfi e Massimo Artioli, storici membri della band, ci raccontano della nascita del progetto più di 30 anni fa, l’evoluzione della loro line-up nel tempo grazie all’incontro con altri musicisti e la loro missione di voler riscoprire l’idea di jazz, non senza un riferimento alle colonne sonore degli anni ’60 e ’70 (anni in cui, ci spiegano, il jazz entra proprio nel cinema).

Una riproposta esclusivamente live di black music e acid jazz inglese, nella quale non mancano di certo cover di celebri colonne sonore, fatta da una band che è il melting pot tra provenienze ed esperienze artistiche diverse. Nella ciurma dei Pot, oltre ad Andrea e Massimo, figurano infatti anche elementi impegnati in altri progetti musicali come Alberto Benati, chitarra e voce dei Ridillo, Tommy Ruggero alla batteria, i fiati Enrico Pasini e Enrico Guastalla  (il primo collabora con Irene Grandi, mentre il secondo ha fatto parte della band Ladri di biciclette insieme a Gandolfi) oltre al basso di Nicola “Ballo” Balestri, da sempre al fianco di Cesare Cremonini. A loro si aggiunge anche l’organo Hammond della new entry Mecco Guidi, tastierista che vanta collaborazioni artistiche internazionali e dal 2003 anche con Cremonini.
Ad arricchire la formazione e a scaldare ulteriormente la serata, l’ospite d’onore Alan Scaffardi, cantante parmigiano e voce soul nota al pubblico italiano grazie alla sua partecipazione alla settima edizione di X Factor.

 

Due ore di una live session che spazia dai ritmi graffianti dell’acid jazz londinese fino al funk e al black soul, passando per il sound dei grandi hammondisti americani. Si invocano le sonorità e il ritmo di artisti tra cui Isaac Hayes, Quincy Jones, Henry Mancini, Curtis Mayfield e Lalo Schifrin, attraverso pezzi come ‘A shot in the dark’, ‘Hikky Burr’, ‘Streets of San Francisco’, o le splendide colonne sonore di film come ‘James Bond’, ‘Mission Impossible’, ‘Starsky & Hutch’ e ‘Shaft’. Complice anche la magnifica voce di Alan Scaffardi, che ha contribuito a creare un riuscitissimo live grazie alle sue doti canore e da performer, destreggiandosi tra pezzi di Gil Scott Heron e Bobby Hebb.

 

Il pubblico in sala è pienamente calato nelle atmosfere tipiche evocate dal jazz. È entusiasta, chiede persino il bis e loro glielo concedono.
A giudicare dalla quantità di gente presente al loro ennesimo concerto al Bravo Caffè, la spia dell’intesa tra i The Pot e il loro pubblico è sempre accesa. E di certo il successo si replicherà al loro prossimo live. Ormai, dire jazz a Bologna fa rima con The Pot.

Long live jazz!

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