THE TRIBE, di Myroslav Slaboshpytskiy

The tribe, un film nel linguaggio dei segni

The Tribe di Myroslav Slaboshpytskiy

“Amore e odio non hanno bisogno di parole.”

“The Tribe” è l’ultimo film del regista ucraino Myroslav Slaboshpytskiy, con il quale egli ha vinto al Gran Premio della Semaine de la Critique, concorso parallelo al Festival di Cannes. Si tratta di un film completamente fuori dagli schemi, un incrocio tra il genere noir e il genere muto, poiché racconta attraverso il linguaggio dei segni le dinamiche di un amore che si trasforma nell’ingranaggio difettoso di una macchina criminale ben organizzata.

Le pellicole solite ci abituano ad ascoltare le conversazioni tra gli attori, facendoci considerare di contorno elementi come la stanza, i colori, i gesti. Al contrario, in questo film sono le parole ad essere un contorno talmente marginale che non ci è dato né di sentirle e né di leggerle, ma solo di immaginarle. Nelle scene più controverse saranno proprio le scenografie ad essere l’unico elemento utile ad aiutare “i gesti” ad essere completamente comprensibili. Definirei, peccando forse, che questo film è un tributo legittimo ai film muti dei primi anni 20; scrivo legittimo perché un film muto è semplicemente privo di traccia sonora. In Tribe gli attori sono davvero sordomuti ed esprimono qualsiasi tipo di emozione attraverso il linguaggio dei segni.

Un giovane ragazzo decide di entrare a far parte di un istituto per sordomuti, un edificio in cui i ragazzi, oltre a svolgere delle attività ricreative con degli insegnanti anch’essi con lo stesso handicap, hanno creato una tribù, appunto, sui valori della criminalità e della prostituzione. Il giovane ragazzo, quindi, per entrare a far parte di questo gruppo, deve superare delle prove che testino la sua forza e la sua affidabilità. Forte e accondiscendente, entra a far parte dell’organizzazione, scandita da una vera e propria gerarchia: c’è un capo al vertice, gli scagnozzi sotto, le prostitute ancora più sotto. Tutto procede nella “giusta” direzione finchè il giovane, all’apparenza più sensibile degli altri, si innamora di una delle due giovani compagne che di notte si prostituisce in grandi parcheggi dove ci sono solo camion e uomini vogliosi e stereotipati.

The Tribe

L’amore, il quale è difficile capire scorrendo gli eventi se sia realmente corrisposto, è un amore carnale, fisico, è probabilmente l’unico modo in cui la ragazza sa amare e chi ha di fronte lo accetta ad una sola condizione: che sia solo per lui. E’ proprio la vana speranza di averla per se a causargli i futuri problemi con il resto del gruppo, tanto da deciderne lui stesso la sorte alla fine del film.

Furti, violenza, prostituzione, aggressioni, prepotenza, alcool, sigarette. Sordomuti. Un ghetto seriamente pericoloso di giovani ragazzi sordomuti. Myroslav, attraverso delle inquadrature poco precise e molto ampie, lente, senza l’ausilio di primi piani, analizza diverse problematiche, inserite poi all’interno del freddo inverno di una zona (direi quasi un quartiere) disagiata. Accertata l’enfasi attribuita dalla stagione e dall’ambiente, la cosa di cui mi preme parlare è la percezione diversa rispetto ad ogni tema.

I sordomuti non sono una categoria sventurata della nostra società, non sono un gruppo di persone che hanno bisogno del sostegno o che sono incapaci di badare a loro stesse. Anzi, in questo film è l’esatto opposto, poiché sono persone che sanno badare a loro stesse più di quanto sappiano fare le persone che hanno entrambe le facoltà di cui loro non dispongono. Il messaggio, seppure sia crudo e violento, mostrato agli occhi dello spettatore senza alcuna etica o morale, è che sono sicuramente persone diverse perché possiedono delle caratteristiche diverse rispetto ad altre persone, ma l’aggettivo diverso non implica nessun concetto di inferiorità o di superiorità. Nella vita, come molti dimenticano, la diversità è un principio per gli uomini pari, per gli uomini coscienti di essere una stessa specie con caratteristiche differenti, quindi per uomini intelligenti.

The Tribe

La dimostrazione sta anche nel fatto che la criminalità, ma anche l’amore, l’odio, la paura non sono prodotti a disposizione solo di una classe ristretta di individui che hanno determinate e specifiche capacità. Tutt’altro. Le parole, come i segni, possono far crescere un rapporto, come possono sgretolarlo, demolirlo. Non c’è alcun bisogno dei suoni per esprimere i sentimenti: gli occhi, il respiro, le mani, la posizione delle gambe, mordersi il labbro. Ci sono fattori intrinsechi nell’uomo che gli permettono di far trapelare le proprie sensazioni senza l’utilizzo di suoni, senza dover per forza spiegare in che sezione dell’enciclopedia ci troviamo.

Altri temi trattati dal regista sono la criminalità e la prostituzione tra i giovani. Senza freni inibitori, senza pudore, lasciando la dignità in un cassetto, di fianco ai sogni, questi giovani si comportano come dei grandi boss della malavita, imponendo regole con la violenza. Di particolare ispirazione può essere un atteggiamento simile per giovani studenti come me, che si trovano di fronte ad un meccanismo violento grazie al quale ottieni tutto ciò che vuoi. Non importa quanti corpi ti lasci alle spalle, quanto dolore, quanto sangue. La regola fondamentale è sicuramente “non voltarti a guardare dietro le tue spalle”, in modo tale che il senso di colpa diventi un motto piuttosto che un tentativo di redenzione.

The Tribe

Due giovani ragazze si prostituiscono nella speranza di un futuro migliore. Ma, come in ogni occupazione, ci sono gli incidenti di percorso. Assisterete ad una scena davvero crudele e pesante, una scena nella quale il dolore lo vedrete trasformarsi in brividi sulla vostra pelle. Nonostante non ci siano suoni, il grido forte di quella sofferenza è percepibile anche all’orecchio.

Consiglio la visione di questo film ai cuori forti e agli animi sensibili.

Si ringrazia il Cinema Teatro Galliera senza il quale questa recensione non sarebbe stata possibile.

Eugenia Liberato

Eugenia Liberato

Fuorisede di origini abruzzesi, vivo e studio a Bologna presso la facoltà di Lettere e Beni culturali. I miei interessi, per (s)fortuna, sono molti e molto diversi tra loro: la convivenza, infatti, è sempre sull’orlo della crisi. BBU è la mia passione, è il contenitore dei miei capricci e dei miei doveri. Recensisco film per passione, perchè oltre quella non ho altro. La cronaca sociale è il mio secondo ambito di interesse, ma ci sto lavorando.

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