Torino, Chapacoense, Manchester: i “voli neri” dello sport

Dallo sport goliardico alla tragedia è un attimo.

Marco Pagano

Chapacoense

Un destino tragico, una finale mai disputata e un campo verde mai raggiunto: è questo il triste epilogo di una storia, quella dello Chapecoense (squadra di calcio brasiliana) che avrebbe dovuto disputare la finale della Copa Sudamericana contro i colombiani dell’Atletico Nacional. Quell’aereo, purtroppo, non è mai giunto a destinazione a causa di uno schianto, avvenuto il 29 novembre 2016, mentre tentava un atterraggio d’emergenza nei pressi della città colombiana di Medellin, con a bordo 68 passeggeri e 9 membri dell’equipaggio (specializzati in voli charter).

Un particolare, quest’ultimo, che rende ancora più inquietante e inspiegabile la tragedia: 71 le vittime coinvolte, solo 6 i sopravvissuti (di cui tre giocatori, l’allenatore, un giornalista e una hostess).

L’aereo è precipitato in una zona montuosa, con condizioni meteo avverse che hanno, tra l’altro, impedito il rapido intervento dei soccorsi. Come sempre, solo successivamente ci si è interrogati su cosa non abbia funzionato e su cosa poteva essere fatto per evitare una simile tragedia: le prime fonti parlano di un guasto all’impianto elettrico, ma non si esclude nemmeno la paradossale ipotesi di mancanza di carburante. Qualunque sia la verità, nessuna di esse potrà mai restituirci il sogno di un popolo, di un Paese, di una squadra, spazzato via da un destino così crudele.

Il calcio e tutto lo sport si sono uniti in un abbraccio di cordoglio ai parenti delle vittime: un ambiente, quello sportivo, che, seppur spesso criticato per gli atteggiamenti sopra le righe dei suoi interpreti, questa volta ha saputo ritrovarsi. I colombiani del Nacional, avversari in quella che doveva essere la finale da disputare, hanno deciso di rendere omaggio alle vittime dello Chapecoense, offrendo loro la vittoria della coppa a tavolino. Una magra e insignificante consolazione che, però, fa capire come il calcio passi in secondo piano dinanzi a simili tragedie. Le altre squadre hanno chiesto che la squadra della Chapecoense non venga retrocessa per almeno 3 anni, altre si sono rese disponibili a prestare giocatori al club. Sono arrivati messaggi di cordoglio da tutto il mondo: tra le tante società che hanno espresso la loro vicinanza, ricordiamo il Torino e il Manchester, anch’esse vittime, in passato, di tragedie che ne hanno segnato la storia.

Basta citare la parola ‘Superga’  per risalire a quel tragico incidente, impresso nella memoria di tutti gli sportivi: è il 4 maggio 1949 quando l’aereo, che sta riportando a casa i giocatori del Torino da Lisbona, si schianta contro il muraglione della Basilica di Superga. L’impatto è devastante e muoiono 18 calciatori, 4 membri dell’equipaggio, 3 giornalisti e 3 dirigenti. Milioni di persone accorreranno in strada per omaggiare quella squadra, il “grande” Torino, considerata dai più, in quel momento, il migliore club d’Italia e, forse, anche d’Europa.

Nel febbraio del 1958 è, invece, il Manchester United a perdere 8 giocatori in un incidente, avvenuto a Monaco di Baviera, con l’aereo che, dopo aver fatto rifornimento, si schianta in fase di decollo.

Questi incidenti ad alta quota, purtroppo però, non coinvolgono solo il calcio: nel gennaio del 1966, infatti, a crollare è un velivolo, diretto a Brema, con a bordo una nazionale di nuoto. Stavolta sono 46 le vittime coinvolte, e, a distanza di anni, le circostanze della tragedia risultano ancora poco chiare.

La storia, però, riporta alla memoria una vicenda ancora più torbida e raccapricciante: nell’ottobre del 1972 un aereo si schianta sulla Cordigliera delle Ande: a farne le spese, questa volta, sono i giocatori di una squadra uruguayana di rugby. Il bilancio parla di 29 morti e 16 feriti; i giorni successivi all’impatto entreranno nei libri di storia. I superstiti, bloccati tra le montagne, sono costretti a nutrirsi con i cadaveri dei compagni in attesa dei soccorsi, che arriveranno solo alcuni giorni dopo.

Vicende tragiche, vite spezzate, giocatori di ogni sport, accomunati da un destino atroce che li ha portati via ad alta quota, sottraendoli a quello che era il loro sogno più grande: essere protagonisti in un campo da gioco.

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