Combatti l’inverno con un Cineforum casalingo, il primo per resistere al freddo a colpi di tisane e film.

La sessione invernale. Lo so, non c’è bisogno di aggiungere altro. A dire il vero penso che non esista niente che possa consolarci in questo periodo. Odiare il mondo e le sue creature è la cosa più semplice e spontanea con cui facciamo i conti ogni giorno. La nostra vita somiglia un po’ a quella dei protagonisti delle pubblicità della Fiesta, ma magari bastasse una merendina a placare la fame!

Uno dei pochi momenti che ci dedichiamo è di sera, a letto, sotto le coperte e con il pc sulla pancia. C’è chi preferisce leggere, è vero. C’è anche chi disegna, chi suona o ascolta musica. La cosa in comune, l’elemento che unisce queste diverse categorie di intenditori, è una sola: il freddo. Infatti, tutte le attività predilette, si svolgono nel perimetro delle nostre stanze, con il piumone a farci da guardia e i pigiamoni di pile da scudo. Dopo una giornata intensa di studio capita che metti fuori un braccio per testare la tua resistenza fisica alla temperatura esterna. Quindi chiudi la finestra, ti metti un’altra felpa e ti infili letteralmente sotto le coperte.

Vi ho già proposto una serie di titoli, nel cineforum del mese precedente, con un tema ben preciso. Bene, vi ripropongo lo stesso target, ma con uno sfondo diverso: i 5 sensi!

Ve li ricordate? Vista, olfatto, udito, gusto e tatto. È una piccola sfida questa, perché sono i nostri sensi a sopperire alle tentazioni, quelle per cui un certo Dio insieme ai suoi dotti seguaci ha voluto stilare 7 viziacci che proprio no, ce assolutamente no.

the tree of life
the tree of life

La vista è il senso più ampio e più difficile. Innanzitutto l’interpretazione è particolarmente varia, basti pensare alla tanto acclamata differenza tra i verbi “vedere” e “guardare” che indicano la stessa azione, l’utilizzo dello stesso senso: gli occhi. Bene, io ne do un’interpretazione più settaria, sentimentale, introspettiva, o semplicemente personale. Cercherò di consigliarvi dei film che vi mostrino le immagini della nostra vita in modo più chiaro possibile, voglio che i vostri occhi non si annoino (non troppo). Il sale della terra di Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders (2014) è un docufilm soporifero, lo so e lo riconosco (ho una certa propensione per le trame noiose), ma è un documentario realizzato sulle splendide fotografie di Salgado, sulla magnificenza del nostro pianeta e sulla stupidità umano che lo sta brutalmente consumando. Provateci, perché merita. A proposito di pianeta, per tirarvi un po’ su d’animo, c’è un film del ’96 di Coline Serrau, Il pianeta verde, che ragiona in chiave comica su alcuni aspetti del mondo occidentale. Aggiungo che non potete non vedere The Tree of Life di Terrence Malick (2011), vista la palma d’oro che ha vinto durante la 64° edizione del Festival di Cannes come miglior film. E vista anche la partecipazione di Brad Pitt.

harold e maude
harold e maude

Dall’olfatto non ci sono vie di fuga, gli odori sono una parte fondamentale della nostra vita. Respirare è l’operazione che ci tiene in vita e la cerchia dei profumi che abbiamo a disposizione è la nostra compagna di viaggio, un po’ per sempre. Vero, la maggior parte di voi ha il raffreddore e il naso è completamente chiuso. Sono piccoli momenti di blackout facilmente risolvibili. C’è un filo che mi ha portato direttamente verso un film horror (in realtà io lo definirei semplicemente noir). Sto parlando di Profumo di Tom Tykwer (2006), di cui sicuramente avrete già sentito parlare. Harold e Maude di Al Ashby (1971) merita, merita davvero per la presenza di due personaggi bizzarri e tristi. Si tratta di una storia d’amore molto poco convenzionale. Facendo un ovvio collegamento tra due parole che appartengono, in qualche modo, alla stessa sfera di significato, ho scovato nei miei archivi una perla. Siccome sono una nostalgica, torno ancora più indietro. Era il lontano 1967 quando Ugo Tognazzi metteva in scena una commediola esilarante: Il fischio al naso. Non siamo purtroppo più abituati alla comicità pura, scevra da volgarismi e fisicità, ma vi assicuro che l’ilarità non manca.

parla con lei
parla con lei

Siamo giunti al senso che amo in assoluto, dopo la vista: l’udito. Ogni essere umano è dotato di due orecchie, ma ognuno di noi è capace di ascoltare, di percepire ciò che ci circonda in modo diverso. Lo stesso vale per i protagonisti dei 3 film che sto per proporvi. Sono 3 modi di sentire completamente diversi. Ad esempio c’è Parla con lei di Pedro Almodovar (2002), pellicola in cui questo senso è proposto in chiave decisamente drammatica. A volte, invece, utilizzando una frase fatta, è la musica che ascoltiamo a salvarci. In Black Snake Moan di Craig Bewer (2006) c’è tanto di quel blues che non potrete fare a meno di innamorarvene. La terza ed ultima mia proposta è una sfida, rivolta a tutti voi, è un film dove l’udito è l’unico senso che manca, e lo spettatore deve imparare ad ascoltare in modo diverso: The Tribe di Myroslav Slaboshpytskiy (2014). Insomma, non dovrete usare le orecchie, ma dovrete comunque ascoltare.

estomago
estomago

Il gusto non è stato molto semplice, di film che riguardano il cibo non ne ho visti molti. Eppure questa volta la scoperta è stata sorprendente. Estomago di Marcos Jorge (2008) è il primo candidato: un bel film nudo e crudo, o cotto. Insomma, io lo guarderei. Tornando indietro c’è un filmetto un po’ melenso, ma ambientato in un periodo storico moderno molto importante: la deportazione dei greci dalla Turchia. Il titolo è Un tocco di zenzero e il regista è Tassos Boulmetis. La cucina può appassionare chiunque. Ultima proposta, non per importanza, è una commedia davvero interessante. Sto parlando di Emotivi Anonimi di Jean-Pierre Amèris (2010), con un Benoît Poelvoorde superbo.

black snake moan
black snake moan

Il senso più immediato è il tatto. Alcuni di noi, ad esempio, sentono il bisogno di percepire gli altri attraverso il contatto fisico. Perché, come ben sapete, il tatto non riguarda solo le nostre mani, ma tutto il nostro corpo. Ad esempio c’è Alice di Woody Allen (1990) che fa al caso nostro: la protagonista si trova a dover testare alla cieca una serie di oggetti, mettendo alla prova la propria immaginazione. C’è anche Le Ricamatrici di Elèonor Faucher (2005). Il titolo è abbastanza esplicito, avere in comune una passione porta a stringere legami indissolubili. Ora vi propongo un film che a me è piaciuto molto, ma che potrebbe risultare tedioso alla maggior parte di voi (ve l’ho detto che propendo verso trame noiose). In the mood of Love di Wong Kar-wai (2000). Si tratta dell’intreccio tra un amore velato e uno carnale, tra 4 rispettivi coniugi. Tutto ambientato nella Hong Kong del 1962.

Il secondo Cineforum termina qui, ma non è l’ultimo. I mesi invernali sono 4 e siccome so che sapete fare i calcoli, ci ritroveremo presto. Visto che, però, sono titubante sui prossimi temi, commentando potreste darmi qualche consiglio. A presto, buona visione!

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