“Una storia d’amore ai tempi dell’amianto”

Un posto sicuro, Marco D'Amore
Un posto sicuro, Marco D’Amore

Ricordate l’immortale di Gomorra – la serie? Marco d’Amore, alias Ciro di Marzio, fonda nel 2005 una piccola compagnia teatrale e cinematografica, La Piccola Società, con Federico Ghiaccio. Dopo una serie di lavori tra il teatro e il cinema, nel 2015 la loro collaborazione da vita ad un film davvero interessante: Un posto sicuro, ispirato all’omonimo romanzo di Ghiaccio.

Un film che parte dal “basso”, che esplora il precariato del secondo dopoguerra e la mano invisibile dei grandi capitalisti, che analizza il grosso problema dell’amianto e il rapporto complicato tra padre e figlio. Un posto sicuro è un miscuglio impegnato, che tocca argomenti complicati e profondi, forse troppo per la buona riuscita del film.

Casale Monferrato. Luca è un ex attore di teatro, alcolizzato e fortemente segnato dalla mancanza della figura paterna, con la quale non ha avuto più alcun rapporto. Fa il pagliaccio come mestiere ed è durante una festa che incontra una ragazza, interpretata da Matilde Goli, che diventa, con molta fatica, la sua compagna. Giorgio Colangeli è il padre burbero di Luca, un padre che ha lavorato una vita intera in fabbrica, all’Eternit, per dare al figlio tutto ciò di cui aveva bisogno, tranne l’amore.

Un posto sicuro, Marco D'Amore e Giorgio Colangeli
Un posto sicuro, Marco D’Amore e Giorgio Colangeli

L’Eternit era una grande fabbrica belga che ha il merito di aver assunto migliaia di operai, tanto quanto ha la colpa di averli ammazzati, a distanza di anni. Gli operai, infatti, erano a contatto con l’amianto, lo inalavano ogni giorno, inconsapevoli di quanto fosse nocivo per le loro vite. La scoperta di uno scandalo di tale portata si è protratto nel tempo, i responsabili (la mano invisibile dei capitalisti) sono stati condannati per i danni recati a tutte le famiglie. Nessuna cifra, però, potrà mai restituire ad un’anziana signora il marito, la figlia e la sorella, morti tutti per mesotelioma pleurico, la grave forma di cancro conseguenza del contatto con l’amianto. O un amato fratello, talmente malato da desiderare la morte ogni giorno. Un marito amorevole, insostituibile.

Il padre di Luca, Eduardo, entra nel tunnel della malattia; dopo un silenzioso strascico di vittime lungo 40 anni, il cancro bussa alle porte dei suoi polmoni, candidi e deboli. La malattia riavvicina i due uomini che, tra uno scontro e un abbraccio, ritrovano il loro amore, la compassione e la voglia di rivalsa. Eduardo convincerà il figlio a tornare sul palcoscenico e Luca, per amore di una padre ritrovato troppo tardi, metterà in scena la storia di un uomo qualunque, un operaio della Eternit, contento di potersi sacrificare in quanto uomo di casa, ma inconsapevole di essersi lentamente condannato a morte. Luca, dopo anni, si ritrova ad indossare quella tuta da lavoro che riempie quasi tutti i ricordi della sua infanzia.

Un posto sicuro, Marco D'Amore e Giorgio Colangeli
Un posto sicuro, Marco D’Amore e Giorgio Colangeli

Sicuramente Ghiaccio e D’Amore hanno dato vita ad un lavoro di protesta meritevole, scavando a fondo nella questione amianto scoprirete che il nostro Paese ne è pieno, in ogni angolo, persino dove sono state rase al suolo le fabbriche incriminate, seppellite da grosse colate di cemento. Forse le vicende personali dei protagonisti, in qualche modo, distolgono l’attenzione dal vero tema, portandoci a concentrarci più su Luca, il protagonista, e la sua difficoltà a rapportarsi con la donna di cui si innamora ed il padre. Si tratta pur sempre, purtroppo, di uno spaccato della vita quotidiana di famiglie che esistono, per cui, in fin dei conti, l’incapacità emotiva del personaggio di D’Amore conferisce all’intera storia tutta la drammaticità e la realtà di cui, effettivamente, è pregna.

Ghiaccio e D’Amore utilizzano l’arte, all’interno della loro storia, come mezzo di comunicazione politica, di protesta, in linea d’onda con il duro periodo che Casale Monferrato stava vivendo. Uomini, donne e bambini si riversano sulle strade per manifestare contro l’orrore della Eternit, facendo i conti con un numero di vittime indecente. I protagonisti, però, non sono tutti attori professionisti. Quando Luca prende consapevolezza della malattia del padre, subentrano alla finzione cinematografica le storie vere di alcuni abitanti del paese che hanno perso i loro cari a causa della fabbrica (alcuni li ho citati in precedenza). Un posto sicuro, un titolo quasi ossimoro, è uno dei pochi lavori che si è fatto carico del peso di questa vicenda e, con l’utilizzo di pochi filtri e romanzando in modo piacevole ed intelligente, ci ha raccontato una triste piaga della storia del nostro paese. Spero possiate inciampare nella visione di questo film, prima o poi.

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