Umberto Eco, un ultimo saluto.

Umberto Eco è morto alle 22:30 di ieri sera nella sua abitazione. Aveva 84 anni. Saggista, scrittore, filosofo, eminente linguista e semiologo. Mancherà al mondo, ma forse a noi bolognesi mancherà di più, e non solo perché il DAMS è una sua creatura e dal 1975, prima di esserne nominato professore emerito, ricopriva la cattedra di semiotica all’università di Bologna. Ci mancherà perché potevi incontrarlo per le vie della città e stringergli la mano, perché portava cappelli bellissimi, aveva fama di “malgustaio”, una casa piena di libri e amava Dylan Dog come la Bibbia e Omero. Ci mancherà come già ci mancano Dalla, Roversi, Freak Antoni e Raimondi, come tutti quegli uomini che negli anni ci hanno resi riconoscenti di essere nati qui.

Oggi l’universo elettronico ci suggerisce che possano esistere delle frequenze di messaggi che si trasferiscono da un supporto fisico all’altro senza perdere le loro caratteristiche irripetibili e sembrano perfino sopravvivere come puro immateriale algoritmo nell’istante in cui, abbandonando un supporto, non si sono ancora impressi su un altro. E chissà che la morte, anziché implosione, non sia esplosione e stampo, da qualche parte, tra i vortici dell’universo…

Speriamo allora che tra le pulsar e i buchi neri, tra i vortici dell’universo, davvero sia impresso quello stampo, perché qui sulla Terra di quelli come il tuo, ormai, ce ne sono sempre meno.

La citazione è tratta dal libro “in cosa crede chi non crede” di Carlo Maria Martini e Umberto Eco, edizioni Liberal, 1996.

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