Se oggi siete afferrati dall’ansia per gli esami; se vi siete dimenati tra cuscino, lenzuola e piumone solo per seguire le ultime lezioni della settimana; se fino al mese scorso vi siete interrogati su quale corso frequentare per raggiungere agevolmente l’ineluttabile soglia minima dei CFU, perdendo la vista sulla pagina dei “Piani Didattici”, sappiate che tutto questo è ciò che avete guadagnato dalla scelta di un percorso universitario.

Non si tratta di una riflessione frequente, e meno male, ma è utile pensare al fatto che ci sia sempre qualcuno alla ricerca di un consiglio o un suggerimento per prendere la decisione migliore. Proprio questo pensiero ha spinto, nel 2014, Giacomo Bressa, insieme a Matteo Curci e a Marco Cavallo, a realizzare una piattaforma di sharing delle informazioni utili all’interno del Politecnico di Milano. A gennaio di quell’anno, nasce quindi UniShare.it, che da qualche mese ospita un algoritmo che l’ha resa la prima piattaforma online a offrire un servizio di confronto di quasi tutti gli atenei italiani. L’abbiamo contattato telefonicamente e questo è quello che ci ha raccontato.

BBU: Ciao Giacomo, entriamo subito nel merito, di cosa parliamo quando parliamo di UniShare? G: Parliamo innanzitutto di un sito internet con diverse funzionalità finalizzate a offrire una soluzione alle problematiche universitarie più frequenti: dall’alloggio, agli appunti fino alla ricerca di un tutor per lo studio. Abbiamo anche un blog. A questo, abbiamo deciso di aggiungere un sistema di rating del proprio percorso universitario, in modo da ottenere, nel giro di qualche tempo, una prima valutazione complessiva degli atenei rispettando il punto di vista degli studenti. BBU: Come funziona? G: L’utente può accedere alle funzionalità del sito tramite il proprio profilo Facebook. Una volta iscritto, il sistema chiede di inserire l’ateneo di appartenenza, la facoltà frequentata e, di questa, gli esami svolti e quelli in corso. Viene poi richiesto di dare una valutazione dei corsi conclusi, da una a cinque stelle, e un commento anonimo.

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Interfaccia di recensione per l’utente

BBU: C’è la possibilità che qualche commento urti la sensibilità di qualche professore? G: Bella domanda. Il punto è questo: noi cerchiamo di leggere tutti i commenti che vengono caricati. Partiamo dall’assunto che il commento debba avere un’utilità, in effetti, la nostra visione sui commenti è che questi siano orientati a stimolare i professori, a cercare di perfezionarsi. BBU: Condivido questo tuo pensiero. G: Inoltre, stiamo pensando di implementare la possibilità per i professori di replicare. Ci tengo a precisare che UniShare non vuole parteggiare per nessuno. BBU: Quindi qual è l’obiettivo di UniShare? G: Vogliamo realizzare una memoria storica dello scenario universitario, affiancata da strumenti utili sia per la scelta della facoltà che per la stesura della tesi. Il tutto fondato sulle esperienze degli studenti che ci sono passati

.unishare1BBU: E qual è la differenza rispetto alle tante classifiche che parlano di università migliori o peggiori, pubblicate dalle testate nazionali? G: Ecco questo è il nocciolo della questione, le classifiche che vediamo pubblicate ogni anno sono il risultato di indicatori che riguardano dati di non agevole lettura (pubblicazioni, occupazioni post laurea, borse di studio assegnate), nessuno ti parla dell’attrattiva dei corsi, del rapporto con la materia, dell’esposizione del professore, noi crediamo che di questo si debba tenere conto. BBU: Cioè, per capirci, avete disposto al confronto tutti i corsi, di tutte le facoltà, di tutti gli atenei di Italia? G: Non proprio tutti tutti, ma ci stiamo arrivando. BBU: Avete sviluppato un algoritmo particolare? G: Ovviamente, ma solo per quanto riguarda le facoltà. I corsi sono stati inseriti dagli studenti, volta per volta. BBU: Parliamo di prospettive, dove vuole arrivare UniShare? G: L’obiettivo primario è di rendere la piattaforma attiva su tutti gli atenei d’Italia, a oggi ne abbiamo raggiunti 34 (Alma Mater è compresa, nda), poi c’è l’estero. BBU: Quale sarebbe un risultato soddisfacente nei prossimi mesi? G: L’ideale è che ogni corso raggiunga una decina di commenti e, quindi, altrettante valutazioni. BBU: Quanto lavoro c’è dietro a quest’opera? G: Il lavoro di tre ingegneri, principalmente. Il gruppo di partenza conta un ingegnere gestionale, io, Matteo Curci e Marco Cavallo, che sono ingegneri informatici e poi Ilaria Mauri e Leonardo Turchi, che svolgono un ruolo essenziale all’interno della redazione di Universi, il magazine di UniShare. Considera che io ho un lavoro, mentre gli altri stanno per laurearsi. Quindi dedichiamo un paio d’ore al giorno a testa, possiamo tranquillamente paragonarlo a un’attività extracurricolare. BBU: Com’è il rapporto con l’università che vi ha e vi sta formando, il Politecnico di Milano? Siete stati aiutati o contrastati? G: Non parlerei di contrasti. L’università è un’istituzione complessa e con le proprie tempistiche, noi abbiamo agito parallelamente, in un certo senso.

BBU: Come avete strutturato il modello economico? G: Siamo sempre alla ricerca di sponsor che ci permettano di continuare a finanziarci, crescere e migliorare i servizi che offriamo gratuitamente agli studenti.  BBU: Direi che tu mi abbia offerto un quadro piuttosto dettagliato del vostro operato. Vuoi lasciarci con un ultimo pensiero? G: Sì, vi invito a cercare sempre l’ispirazione, a cimentarvi in nuove attività, a sporcarvi le mani, nel tentativo di migliorarsi sempre.

Abbiamo salutato Giacomo e ci siamo ripromessi di andarlo a trovare a Milano a conoscere meglio lui e i suoi colleghi. L’invito che vi rivolgiamo è di fare un giro sul sito di UniShare, iscrivervi e commentare i corsi che avete seguito.

Potete raggiungere UniShare da qui.

Senza dubbio, da qualche parte in Italia, qualcuno potrà trovare la vostra esperienza estremamente utile, così da poter scegliere meglio per quali esami cadere nell’ansia, quanto spesso fronteggiare lenzuola e piumoni, e tutte quelle cose che fanno di una persona un universitario felice.

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