Youth Generation a Bruxelles

0
232

Bruxelles01

La prima cosa che ho capito dalla mia esperienza all’europarlamento è l’abissale differenza tra come l’Europa viene rappresentata dai nostri media e come si vive la sua presenza dentro Bruxelles.
Da noi, spesso e volentieri viene etichettata come un punto buono soprattutto a fare da capro espiatorio per i problemi di politica interna e come polo da dove proviene l’austerity legata ad ogni tipo di materia.
Io infatti, nel mio andare avevo qualche dubbio. Da europeista convinto quale sono, ero convinto che la cosa non fosse tanto diversa da come viene raccontata in Italia.
Mi sbagliavo.
Il semplice incontro con Stefano Bonaccini (europarlamentare) il primo giorno in cui sono arrivato, mi ha fatto cambiare totalmente idea. In poche parole ha smontato il mio più grande dubbio: “Qui ragazzi, non esistono fazioni. Noi siamo democratici e socialisti europei, non lavoriamo per i partiti. Probabilmente non capireste nemmeno le nostre principali correnti politiche. Non c’è nessuno che si definisce Dalemiano, Renziano, Bersaniano. Qui si lavora per il bene dell’Europa, non per il bene dei voti”
Il motivo principale della mia visita, al di là di tutte le ideologie politiche che uno può avere o pensare in materia, era per dei workshop organizzati dalla camera del partito europeo dei democratici e socialisti, invitato insieme ad altri 149 ragazzi di tutta la penisola a fare discussioni e confronti sul vero significato dell’Europa.
La nostra Youth Generation è stata ispirata dal clima che si respira a Bruxelles, che abbiamo girato sopratutto di notte, visti i tempi risicati, gli orari improponibili e la mole di conferenze che dovevamo seguire.

3246953870_8aeb4da89f_b
Gli incontri con ospiti del calibro di Tanja Fajon, commissioni per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni, Doriano Dragoni, commissione degli affari esteri e security enlargement, hanno fatto si che si avesse un’idea più chiara anche della strada che l’europa democratica volesse seguire.

Non voglio fare comizio, semplicemente cercare di descrivere a parole qualcosa che dentro quelle stanze si sente profondamente. Il senso di unione e di lavoro collettivo per fare il meglio possibile nei tempi stabiliti.

“L’Europa non è di nessuno ma è di tutti” è una frase emblematica, una di quelle che mi sono rimaste più impresse nell’arco delle conferenze. Il peso ideologico che si porta dietro non è assolutamente indifferente.