Dal 1999 il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Nonostante le continue manifestazioni (l’ultima ieri a Roma, organizzata da Non una di meno contro l’attacco alla legge 194 e contro il ddl Pillon, contava più di 150 mila partecipanti da tutta Italia) sembra che dopo 19 anni sia ancora difficile riconoscere i vari volti della violenza. La cogliamo in televisione, nei tratti del maschio che uccide la compagna, la fidanzata o una donna (anzi, una femmina) che l’aveva illuso, sui giornali quando l’ennesima vittima di stupro era troppo bella per non essere notata da un focoso ragazzo di passaggio e forse troppo ubriaca per rifiutarlo o con degli indumenti intimi troppo sottili per far pensare di volerlo rifiutare (o entrambe).

Muoiono 72 donne ogni ora e noi ce ne accorgiamo solo quando la lancetta lunga ha finito il suo corso. Come è possibile?

Mia madre, che insegna da quando ha 25 anni, dice che spesso le presidi sono più tiranniche dei presidi. Vari e varie miei conoscenti non trovano nulla di male nell’etichettare una ragazza che ha frequenti rapporti sessuali con diversi uomini (e magari anche donne) una troia. Senza dare un giudizio morale, ovviamente, non c’è nulla di male nell’essere una troia (solo che, Wikipedia alla mano, stiamo dicendo alla ragazza che è “un comune in provincia di Foggia”, “un’antica città dell’Asia Minore” o forse che non sappiamo cosa vuol dire sex worker). “Ma chi, quella? È un cesso, chi la dovrebbe mai stuprare?” “Comunque è naturale che l’uomo si sappia controllare di meno e pensi solo a una cosa. Noi uomini alla fine non abbiamo grandi pretese: basta che respiri” “Guarda che se sei una femminista non ti vorranno mai” “Questa tuta è antistupro”.

Stiamo così poco tempo a pronunciare queste frasi, legittimando ogni minuto di quell’ora.

Io non sono diversa dalle altre e, prima di iniziare a interrogarmi sulle parole e sulla loro potenza immediata, sono stata perennemente immersa in contesti dove sentire le frasi riportate sopra e condividerle era più semplice che andare loro contro. Ma vorrei che nessuna si sentisse diversa dalle altre per queste frasi e che il mio essere troia non mi renda differente da donne che non lo sono, il vestirmi con la tuta non mi opponga alle ragazze che curano il proprio look, e un’indole riflessiva o una propensione alla lettura non mi renda altro dalle ragazze che preferiscono andare a ballare.

Io non sono diversa dagli altri. Gli uomini sono vittime di violenza e le loro storie vanno raccontate con la stessa attenzione e delicatezza e rabbia con le quali raccontiamo le nostre. Ma vorrei che nessun uomo si sentisse diverso da me e che aiutasse se stesso (e me e tutte) a fermare quell’orologio. Che non legittimasse la violenza, a partire dal linguaggio, dal modo di pensare certi atteggiamenti naturali o intrinsechi nella sua “natura maschile”, che non avesse paura di chiedere o di mostrarsi sensibile, preoccupato, poco “virile”.

Ogni momento è buono per iniziare. Bologna offre oggi vari momenti oggi.

ARIE D’OPERA
Oratorio di Santa Cecilia, via Zamboni 15, ore 18, ingresso a offerta libera
Il soprano Federica Di Rocco e la pianista Silvia Orlandi danno un saggio di “Arie d’opera del ‘900 italiano” per il San Giacomo Festival: brani di Puccini da “La Bohème”, “Gianni Schicchi” e “Manon Lescaut”, di Mascagni da “Cavalleria rusticana” e di Cilea da “Adriana Lecouvreur”.

CAVA AL FEMMINILE
Cava delle Arti, via Cavazzoni 2/g, ore 21, ingresso libero
Per celebrare la Giornata contro la violenza sulle donne, la Cava delle Arti propone un concerto tutto al femminile: protagoniste la pianista Serena Perego e la voce recitante di Alda Scafuro impegnate in programma di musiche da Chopin a Poulenc, da Mendelsshon a Debussy.

CONTRO LE VIOLENZE
Teatro degli Angeli, via Massa Carrara 3, ore 21, prenotazioni 3930518084
Gli artisti del Teatro degli Angeli e del Nuovo Laboratorio diretti da Claudia Rota portano in scena lo spettacolo contro la violenza sulle donne “L’ultimo bacio a Desdemona”; precede la presentazione del libro “Sinceramente vostro Jack lo Squartatore” di Giuseppe Magnarapa.

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