In occasione dell’uscita del loro EP lo scorso 12 ottobre, abbiamo fatto una chiacchierata con la band pistoiese dei Vetusta, in cui si raccontano e ci raccontano la loro genesi e le loro prime esperienze musicali

 

I Vetusta al completo

 

Bella, ragazzi! Piacere di conoscervi”

Bella Salvo! È un’intervista vera questa, no?”

Inizia così la chiacchierata con i Vetusta, giovanissima band di Pistoia ma con la testa sulle spalle.
“Chitarre distorte, gomiti altissimi e abbracci dal 2016”, così si presentano al mondo sulla loro pagina Facebook.

 

Siete tutti pischelli più o meno miei coetanei.

“Beh sì, tutta la band è pischella. Dopotutto è nata solo 2 anni e mezzo fa, nell’aprile del 2016. Aspettiamo ancora un po’ prima di diventare grandi, per ora cominciamo con un EP”

 

 

 

Quindi ricorderete il vostro primo concerto come se fosse ieri…

Esattamente. Il nostro primo concerto è stato proprio nel 2017 in apertura a Tommaso Novi, un cantautore e musicista pisano fondatore dei Gatti Mezzi, che in quel momento faceva tappa nel suo tour da solista nella nostra città, Pistoia. Quella è stata la prima volta in cui abbiamo suonato pezzi nostri e cover di quel genere a metà tra l’alternative e l’indie rock, che abbiamo fatto nostro”.

 

 

Adesso, mi spiegate un attimo da dove salta fuori il nome Vetusta? Cioè, è un aggettivo che sta al vostro esatto opposto!

Il nome ha una storia strana quanto insensata e semplice. In pratica, i primi tre elementi fondatori del gruppo hanno sentito questo aggettivo al liceo e li ha fatti ridere così tanto che sono finiti per sceglierlo come nome per la band. Forse non ci crederai, ma è andata esattamente così!”

 

No beh, è talmente assurdo da crederci!
Gli altri due componenti quindi sono un’aggiunta successiva?

Sì. La formazione ufficiale era composta inizialmente da Giulio Peruzzi, Marco Volpi e Giulio Soldati, che suonano insieme già da qualche anno e con un cambiamento di vari stili, generi e formazioni, con una predilezione per il folk e per le cover dei Mumford and Sons e della Bandabardò.

Il basso di Lorenzo Grieco e la batteria di Leonardo Barni sono entrati a bordo nel 2016, che è appunto l’anno di nascita della formazione attuale. Suonavano già anche loro, ma in un gruppo progressive tipo i Muse.”

 

 

Qual è secondo voi la cosa che più vi ha fatto convergere verso un obiettivo comune?

Forse il fatto che tutti volessero scrivere qualcosa in italiano, che era l’elemento mancante. Pezzi in italiano ma soprattutto che parlassero di ciò che viviamo e di come ci rapportiamo noi stessi a ciò che ci circonda, le nostre sensazioni. Le canzoni sono un po’ il nostro filtro”.

 

Quindi vi ispirate principalmente ad artisti e gruppi italiani nel vostro fare musica.

Non solo. Dall’estero, i Vampire Weekend e gli Japandroids. Sicuramente tra gli italiani ci sono i Baustelle, i Fast Animals and Slow Kids e gli Zen Circus. ”

 

Concludiamo l’intervista con un aneddoto o una situazione particolare in cui vi siete ritrovati.

Ah beh, direi il secondo secret concert nella sala prove dove provavamo i pezzi, ovvero in casa di Marco a novembre scorso. Il secondo perché ce n’era già stato un primo, decisamente meno entusiasmante e degno di nota. Per farti capire, nel secondo la casa era stata addobbata come se ci fosse un diciottesimo. Pensa che avevamo fatto anche l’evento su Facebook e abbiamo raccolto 150 persone, che abbiamo appunto messo in quella casa!
E avevamo comunicato il luogo solo il giorno prima…”

 

Folli. Completamente.

Un po’, in effetti. Ma la cosa più bella è stata il fatto che dopo solo due canzoni è partito l’impianto, così abbiamo continuato con solo chitarra e voce davanti alla gente che cantava ‘Niente’.
Esattamente il pezzo che è diventato il nostro primo videoclip

 

 

Ascolta ABITUARSI su Spotify:

https://open.spotify.com/album/4qCqj2J4RA6xyeEy4Ca1q3?si=7aFGVJMrTp20liNtIYWvnw

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