Dopo due anni dall’ultimo concerto al TPO nell’aprile 2016, Immanuel Casto torna a casa nella sua Bologna, regalando un live che riconferma ancora una volta la sua abilità da perfetto frontman

Nonostante la notte di sabato scorso non fosse delle più calde di questo autunno, a scaldare gli animi dei numerosi fan accorsi nella sala concerto di Zona Roveri ci ha pensato Immanuel Casto. L’artista e padre del cosiddetto ‘porn groove’, dopo un’ormai decennale carriera musicale portata avanti all’insegna del politicamente scorretto e dell’irriverenza più pura e sfrenata, non ha più bisogno di troppe presentazioni.
Non è infatti un caso che Zona Roveri, uno dei palchi più importanti nella selva felsinea di concerti degli ultimi anni, fosse strabordante di fan accorsi da ogni parte della regione.

Il serpentone di gente in fila per entrare si è materializzato già da subito dopo le 22. Un’ora dopo, il Casto Divo appare sul palco insieme al suo ensemble formato da un corpo di ballo, una vocalist, e le immancabili batteria e tastiera. Si aprono così finalmente le danze di uno degli appuntamenti più vivi della stagione.
La serata è un autentico omaggio alla sua carriera, un continuo salto da un successo all’altro di album in album, in una scaletta che non lascia spazio a nulla. Durante il suo live, Immanuel Casto – al secolo Manuel Cuni – non rinuncia a divertirsi e far divertire chi lo segue da poco o molto tempo in un modo sicuramente poco “ortodosso” ma senza dubbio per nulla ipocrita.

A scaldare la platea ci pensa la catena di successi estratti da Adult Music, Freak & Chic e The Pink Album, come Goodbye Milano, Zero Carboidrati, Anal Beat e Sognando Cracovia, passando per la più giovane Who is afraid of gender? e Crash. Nell’ esibizione degli ultimi tre pezzi in questione non poteva mancare quella che è l’amica e l’altra componente del sodalizio artistico con Casto ormai dagli esordi: Romina Falconi, abilissima cantautrice romana dalla voce molto vicina alla black music.
Ad essi seguono altre bombe come
Alphabet of Love, uno dei brani più giovani di Casto nato nel 2015, insieme alla sempreverde Che bella la cappella. Tra prima e seconda parte del concerto tocca fare da cerniera a un monologo scritto dal nostro e che viene riproposto ormai in quasi ogni occasione dal vivo, che tradisce la dote dell’artista ad usare un linguaggio variopinto e forbito abbinato ad una naturalezza incredibile nel parlare di temi relativi alla sessualità e quindi scardinare i tabù che la ricoprono.
Dopo la pausa parlata, il concerto riprende sulle note di Sexual Navigator, Da grande sarai frocio e Tropicanal, infiammando nuovamente il pubblico e proiettandolo verso la fine del live. Le ultime due bombe sganciate da Casto contro il pubblico in adorazione sono la potentissima DiscoDildo e il brano Piromane, cantato nuovamente con la Falconi sul palco, fuori nel giugno 2018 e anticipatore del nuovissimo album L’età del consenso, la seconda raccolta dei più noti successi del Casto Divo distribuita da Artist First e uscita lo scorso settembre, presentata persino in un tour di instore nelle librerie.
La platea lo richiama sul palco, quindi c’è spazio ancora per un’altra mina da far esplodere durante l’encore, che è segnato da Deepthroat Revolution e con il quale Immanuel Casto saluta tutti dopo un’ora e mezza piena di carica artistica.

Tra aneddoti di vita vissuta e gag dati in pasto ai fan, coreografie spinte, vestiti luccicanti che facevano quasi un tutt’uno con i giochi di luce, il concerto bolognese di Immanuel Casto è la giusta e degna  autocelebrazione di un artista che cerca di fare arte senza essere mai banale, anzi cercando il contrario e cercando nell’arte quella funzione educativa sempre più rara.
Un artista
dominatore di palchi in grado di creare un “one-man concert” tagliato su misura su se stesso, dentro al quale possa muoversi nella più piena libertà che lo caratterizza da sempre e di cui fa bandiera in un ambiente musicale sempre troppo elitario, schematico e ripetitivo.

Casto è la propria eccezione che conferma la regola: fare musica e arte seguendo se stessi, liberandola da convenzioni e trovandole un posto degno nella società di oggi.

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