Dopo la prima tappa tra i laghi della Patagonia è il momento di spostarsi più a sud, verso la regione dei ghiacciai.

2° Tappa, Bariloche-El Calafate 1466 km
Un secondo viaggio, quasi di pari durata ma con diverso spirito. Più si rotola verso sud più la steppa patagonica prende il posto dei rigogliosi boschi e laghi della regione di Bariloche. Sembra assurdo, ma ci si abitua presto a questo ritmo rallentato, a queste ore su una strada lunga e dritta con un telefono senza segnale. È come essere totalmente fuori dal mondo e al tempo stesso in profonda connessione con esso, con i suoi tempi che non hanno orologio e le sue strade che non hanno fine.
Nel tempo del viaggio il sole fa in tempo a percorrere un perfetto arco nel cielo, tuffandosi e poi riemergendo dai laghi che costeggiano la strada. I guanachi e i fenicotteri sono punte di colore e di vita nella natura sterminata. È facile perdere l’orientamento, prendo bussola e cartina e l’unica cosa certa è, ancora una volta, che sto andando a sud. Sempre di più.

El Calafate è una piccola cittadina di 6000 abitanti, nata come rifugio dei commercianti di lana di guanaco e successivamente punto di arrivo per tutti i viaggiatori interessati al parco nazionale de Los Glaciares. Se la sua fortuna la deve ai ghiacciai, il suo nome lo deve ad un piccolo arbusto con bacche di colore blu. Leggenda narra che mangiandone alcune tornerai in Patagonia e a questo punto uno dei miei obiettivi di viaggio è mangiarne il più possibile, ovviamente.
Il parco de Los Glaciares racchiude una gigantesca calotta glaciale (una delle maggiori del mondo) incastrata tra le Ande, da cui nascono 47 grandi ghiacciai. In questa regione a causa della particolare conformazione geografica i ghiacciai si originano da soli 1500 metri e scorrono fino ai 200 metri sul livello del mare, rendendo possibile l’escursionismo anche ai meno esperti (come la sottoscritta).
Escluso il trekking sul Fitz Roy causa scarsa preparazione atletica/alpinistica, mi butto senza pensarci due volte sull’escursione del Perito Moreno. L’agenzia mi chiede più di 100 euro per trasporto, guide e ramponata sul ghiacciaio. Facendomi due conti in tasca capisco che mangerò zuppe liofilizzate per il resto del viaggio ma non ho il minimo dubbio.
Di prima mattina l’autobus passa a prendermi in ostello diretti al porto Bajo de las Sombras sulla sponda del Lago Argentino, da cui poi prenderemo una nave per arrivare ad un piccolo rifugio sotto il ghiacciaio e iniziare la ramponata.
Il ghiacciaio Perito Moreno si estende per 250 km² e per 30 chilometri in lunghezza, è la terza riserva al mondo d’acqua dolce e deve la sua particolarità al fatto che è un ghiacciaio in movimento. Il suo fronte si staglia per oltre 60 m sul lago Argentino, un muro di ghiaccio difficile da immaginare finché non ci sei davanti. Mentre siamo sulla nave la guida ci spiega che il movimento è dovuto all’esistenza di un cuscino d’acqua alla base del ghiacciaio che lo tiene staccato dalla roccia. Tale movimento permette al ghiacciaio di avanzare 2 metri al giorno sul lago. Se avevo difficoltà ad immaginarmi un muro di ghiaccio figuriamoci il suo avanzamento. Dal parapetto della nave ho la fortuna di assistere alla rottura e collasso di alcune guglie e blocchi di ghiaccio che con un tonfo ricadono nel lago.

Attracchiamo al rifugio e ci fanno togliere zaini e borse, ci lasciano tenere solo le macchinette fotografiche e ci aiutano a fissare i ramponi sotto le scarpe spiegandoci come si cammina sul ghiaccio. Compio i miei primi metri sul ghiaccio con l’agilità e grazia di un tirannosauro, ma faccio in fretta ad abituarmi a questa novità.
L’orizzonte offre tutte le tonalità dal bianco all’azzurro, mischiandosi più volte al cielo e facendomi perdere per l’ennesima volta nell’immensità della natura. Le guide ci indirizzano bene tra l’infinita distesa biancazzurra, trovando ad ogni passo il cammino più sicuro tra le crepe. Ramponiamo così per un paio d’ore, ma l’adrenalina sovrasta ogni stanchezza. Alla fine del percorso ci offrono uno shot di whisky e del cioccolato fondente.

Se è un sogno spero che nessuno arrivi a svegliarmi.
Sull’autobus di ritorno all’ostello devo riguardare le foto per essere sicura che sia successo davvero.
Si, è successo davvero e sono sicura che non proverò mai più del whisky e del cioccolato così buoni.

Posso dire addio a questo luogo magico solo pensando alla meta finale: Ushuaia, la città più australe del mondo.

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