Una breve riflessione sull’imminente apertura di una Conad al Monte di Pietà

La pietà di Manzini e Fiorni,
La pietà di Manzini e Fiorni, photo credit: Facciamo un giro in centro? Il blog di Monica Galeotti

Costruito nel 1532, dimora dei canonici di San Pietro, il Monte San Pietro è il primo Monte di pietà (un’istituzione finanziaria senza scopo di lucro che erogava piccoli prestiti in cambio di un pegno) cittadino. L’attuale fabbrica venne edificata nel 1758 da Marco Bianchini e Torreggiani. Il Cristo morto, l’Addolorata e le altre figure della bella pietà che sovrasta il portale sono opera del Manzini e del Fiorini, quasi del tutto rimaneggiate dal Corsini. Nelle camere vi sono alcuni dipinti degni di nota, come la notevole allegoria del Monte di G. F. Spini.

Se la Sovrintendenza e il Comune daranno il loro assenso (ed è probabile che ciò accada presto: i vincoli si riducono al portico e a un cornicione e delle terrecotte del cortile interno) entro un anno un punto vendita Conad aprirà al Monte di Pietà. Non un negozio qualsiasi, ma uno store della linea Sapori&Dintorni, pensato per fare concorrenza all’Ambasciatori: in tutto, tra supermercato, spazio ristorazione e terrazza il progetto prevede un’estensione di 950 metri quadrati, dove esibire, spiega il direttore generale Alessandro Beretta, “il meglio della tradizione enogastronomica italiana”. L’idea è quella di “destinare il piano terra alla distribuzione, mentre il primo piano sarà tutto per la ristorazione. Stiamo valutando anche l’uso delle aree esterne”.

Se realizzata, questa apertura cambierà definitivamente il volto del centro storico: mai prima d’ora una catena di supermercati aveva aperto in un punto così sensibile della città, a così poca distanza da Piazza Maggiore (anche se Signorvino risponde a logiche simili a quelle di un supermercato, essendo una catena di negozi). Più di tutto, verrà confermato il nuovo paradigma alimentare legato alla grande distribuzione (in salsa chic e gourmet questa volta) che ha fatto di Bologna una città mangiatoia, ne abbiamo parlato qui, e noi dei maiali da ingrasso. Ciò che appare evidente è che la logica commerciale e turistica sembra avere completamente fagocitato quella di una progettazione urbana ponderata e armonica che salvaguardi le specificità del territorio. Il senso del sacro (inteso come ateo senso di tutela e fruizione pubblica delle unicità architettoniche, artistiche e culturali di un luogo, che può essere applicato a un bar, a una piazza, a un’insegna) si è perso in nome di un profitto uniformante e sterile. Il rapporto del privato con la città e il suo portato storico e sociale non è più dialogico, bensì predatorio. La città è come un’immane carcassa che la grande distribuzione aspetta di spolpare pezzo a pezzo. gradualmente, le infiltrazioni della grande distribuzione, ma anche la proliferazione incontrollata dei locali, svuotano di senso i luoghi, li sterilizzano azzerando le modalità di fruizione che si erano sedimentate nel tempo e che li caratterizzavano.

Molti anni fa, durante un viaggio a Shanghai, vidi, scioccato, un McDonald’s dentro un tempio. Pensai che da noi non si sarebbe mai arrivati a tanto, ma forse mi sbagliavo.

 

FONTI

Corrado Ricci e Guido Zucchini, Guida di Bologna, Edizioni Alfa, Bologna, 1976

https://www.bolognawelcome.com/home/scopri/luoghi/architettura-e-monumenti/edifici-e-vie-storiche/palazzo-del-monte-di-pieta/

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cosa%20fare/shopping/conad-via-indipendenza-1.3958526

https://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/economia/conad-1.3988369

https://www.pressreader.com/italy/corriere-di-bologna/20180705/281599536251652

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