IL VITTIMISMO DEI FASCISTI – LUPI PER AGNELLI

Una scuola qualunque, un bullo, un bambino e una maestra. Il bullo si avvicina al banco del bambino, gli prende l’astuccio, lo apre e ne rovescia il contenuto per terra. Una cascata colorata di pastelli si infrange sulle piastrelle del pavimento. Una volta svuotato, ci sputa sopra e glielo tira in faccia. Il bambino ha paura, ma decide di reagire, si alza in piedi e appena sfiorandolo spinge il bullo, che cade per terra. Comincia a piangere: “Maestra maestra Diego mi ha spinto!”

Non utilizzerò in questo articolo ridicole e puerili distinzioni, non scriverò “i membri di Casapound” o “i sostenitori di AN”, userò quella parola che la stampa e in generale i media italiani hanno spesso evitato: fascisti.

IL PARADOSSO DELLA TOLLERANZA

Sembra incredibile, ma dopo anni di narrazioni tossiche, campagne di massiccia propaganda e distorsioni mediatiche, grazie all’appoggio defilato di destre e Lega ci sono riusciti: gli oppressori hanno convinto gli italiani, più malleabili dell’oro, di essere gli oppressi e che il sistema tollerante nel quale vivono sia in realtà una spietata dittatura da cui occorre liberarsi. I fascisti hanno realizzato un magistrale rovesciamento della realtà, degno del bispensiero orwelliano. É un processo complesso, il cui inizio potremmo far coincidere coi ribaltamenti di pensiero berlusconiani (quando affermava ad esempio che i media erano in mano alla sinistra, lui, detentore di giornali, tv, cinema e case editrici), eppure semplicissimo e familiare, che affonda le sue radici nello straniamento, nello sfasamento della prospettiva, nell’assurdo. Nella vita quotidiana lo sperimentiamo nella dimensione ironica (o onirica?) di una battuta arguta che riesce a capovolgere momentaneamente il nostro punto di vista. Dunque il fenomeno si realizza nel regno dell’immaginazione, dell’ipotesi, del gioco bambinesco del “facciamo che” e trova la sua collocazione ideale nella temporaneità, nel guizzo, come un jeux de mots estemporaneo. Ovviamente, e i bambini lo sanno benissimo, il gioco del “facciamo” non ha pretese di verità, si attiene al reame della finzione. Ma cosa succede se sospendiamo l’incredulità in maniera permanente?

“Facciamo che la democrazia è una dittatura?”

“Facciamo che neri sono tutti criminali?”

“Facciamo che abbiamo sempre ragione noi?”

“Facciamo che le potenze pluto-giudaico-massoniche tramano contro di noi?”

Cosa succede se cominciamo a credere a questi enunciati in totale spregio alla realtà oggettiva delle cose? Il risultato non può che essere uno solo: credendo sinceramente all’esistenza di un nemico soverchiante e pervasivo (le femministe, i neri, le democrazie-dittature) le vittime di questo incantamento, spinti dalla paura e dall’ansia, che a questo punto sono diventate endemiche, non potranno che reagire violentemente contro quello che ormai considerano il nemico. Vi è anche un aspetto che potremmo definire eroico, numico; essi si crederanno i nostri salvatori, investiti della sacra missione di proteggere la comunità dai loro nemici immaginari, e per proteggerla non troveranno altro modo che dominarla. Certamente occorre distinguere tra chi persegue questi obiettivi con lo scopo di accrescere il proprio potere ed è al corrente della loro natura fittizia (anche se non si sa fino a che punto), cioè i leader politici, e la massa che li subisce.

Il rovesciamento è un peccato d’intelligenza, un esercizio di immaginazione che stimola l’intelligenza e genera gratificazione creando un circuito che si autoalimenta, ecco perché i complotti hanno tanto successo (lo sa bene Fusaro, che ha costruito una carriera basandosi sulla fascinazione che questo meccanismo genera sull’uomo). Tutti sappiamo quanta soddisfazione può dare scoprire un nuovo ragionamento, svelare nuovi percorsi mentali, ci si sente come sulla prua di una nave in mare aperto, anche se questi portano a conclusioni errate e catastrofiche. L’uomo si ubriaca del suo stesso pensiero ed ebbro di vanità lo eleva a dogma interpretativo della realtà. A quel punto invertire il processo costituisce uno sforzo quasi oltreumano, perché i circuiti di quel pensiero dominano la mente e vi sacrificano tutto, l’amore, le relazioni umane, la sensibilità. è la logica del delirio, che però è altrettanto efficace della normale logica nell’organizzare la realtà. Il fascismo è quindi una malattia mentale (indotta dai disagi psichici causati dal capitalismo-materialismo) o la sua manifestazione sintomatica. Questo ci porta alla logica conclusione che l’intelligenza logica da sola non serve a nulla, anzi è grandemente dannosa (si ricordino le bellissime pagine di Se questo è un uomo in cui Levi descrive il suo esame con un professore di chimica tedesco, che pur essendo laureato, per lui non prova la minima realtà). Ciò di cui abbiamo bisogno è un’intelligenza “stupida”, integrata nella nostra sfera delle emozioni e della percezioni a-razionali.

A questo punto, visto il titolo del paragrafo, sarebbe ideale una citazione di Popper, ma riteniamo questo spezzone di Star Wars molto più eloquente:

Palpatine è i fascisti, Windu la democrazia, Anakin l’opinione pubblica. Notare che Palpatine si riduce in quello stato di carboncino fumante volontariamente, per indurre Anakin a provare pietà e convertirlo alla sua parte, esattamente come fanno i fascisti quando si spacciano per vittime dell’azione dei centri sociali  (minuto 1:50 “…è lo stesso atteggiamento dei suoi amici anti-fascisti dei centri sociali quando assaltano le nostre sedi…” minuto 2:52 “…io sono disposto a parlare con chiunque…”. Due esempi perfetti di rovesciamento della prospettiva) o di chiunque provi a opporvisi.

In parole povere, i fascisti accusano oggi di essere intolleranti coloro che non gli permettono di sottomettere gli altri. Essi, sentendosi speciali per il ribaltamento avvenuto, come iniziati di un nuovo credo, rivendicano la libertà di negarla a chi non è d’accordo con loro, e prendono ogni ferma opposizione che trovano sul loro cammino come prova dell’intolleranza dei loro avversari. Essi sono davvero come un bullo che dopo aver picchiato a sangue un compagno di classe si lamenti con la maestra di essersi rotto un’unghia. L’equivoco risiede in una concezione sbagliata di democrazia, che ha origine nel mostruoso livellamento pseudo-egualitario delle competenze e delle opinioni operato dai social network, dove questa si identifica con la libertà assoluta, anche di nuocere agli altri, e l’equivalenza di ogni opinione.

in definitiva, dunque, il fascista usa molto l’immaginazione, ma non ha fantasia. Il fascista difende la libertà, ma in realtà la nega.

Un bambino capirebbe subito il trucco e direbbe che stiamo barando al gioco del “facciamo”, ma sfortunatamente bambini non lo siamo più.

Infine, come combattere l’avanzata dei fascisti?

  • con la violenza. Se ipoteticamente i fascisti arrivassero al governo e instaurassero una dittatura, non rimarrebbe che la lotta armata. La violenza è legittima per evitare violenze peggiori o spezzare un sistema di dominio.
  • con gli strumenti istituzionali a disposizione della Repubblica. L’idea che le democrazie debbano essere tolleranti a tutti i costi è sbagliata, visto che la tolleranza a oltranza distrugge sé stessa. Una democrazia, come tutti i sistemi politici e gli organismi viventi, ha diritto a difendersi. Il governo può sciogliere i partiti fascisti o incarcerarne gli esponenti se questi arrivano a rappresentare una minaccia per l’ordinamento democratico. Questo è però lo scenario peggiore, perché a quel punto vi è il rischio che il popolo, debitamente indottrinato, si rivolti contro lo stesso governo (esattamente come in Star Wars) avallando la formazione di un governo fascista. Anzi, forse non aspettano altro.
  • con l’amore. Non o non solo l’amore dell’uomo innamorato, ma l’amore come abbraccio universale, comprensione profonda e reciproca per l’altro. Apertura verso le cose e le loro molteplici essenze. In parole povere, accoglienza per la pluralità dell’esistenza, tenendo presente un principio di realtà che eviti ogni monocausalità riduzionistica, a meno che non sia verificata. In ultimo, potenziando il senso critico e il pensiero autonomo, ricordandosi sempre però delle trappole dell’intelligenza ipertrofica, che consistono nell’autonomia dal pensiero autonomo e nel senso critico sul senso critico, il “liberatevi dalla libertà” Beniano. che più si illude di liberarsi più stringe le sue catene.

VITTIME

In fondo, al netto di tutti i fasulli vittimismi, i fascisti sono davvero vittime, vittime di loro stessi, di una ideologia totalizzante che piega la vita e il tempo agli assoluti dell’egoismo e della sopraffazione, a un uniformante oscurità. Fossi un orientale direi che per curarci dovremmo imparare a silenziare l’io svanendo in un fiore come Guccini, ma non lo sono, quindi mi limito a scriverlo. Che i fascisti siano vittime di loro stessi va bene, ma che anche noi dobbiamo esser vittime del loro esser vittime, questo mai.

Qui la mappa delle aggressioni fasciste dal 2014 al 2018.

 

 

 

 

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