PAGE NOT FOUND: il primo album dei BlankK

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Domani sera, h 19, AD Arte a Domicilio presenta “Rifrazioni“: live-set “PAGE NOT FOUND” dei BlankK, accompagnato dall’installazione artistica “HALO” di Saggion-Paganello.

saggion-paganello, rifrazioni_TAZ
blankK, rifrazioni_TAZ

AD Arte a Domicilio, il progetto dell’associazione culturale TAZ Temporary Art Zone, in collaborazione con Theater 7/2 Productions e TipsTheater, torna a far parlare di se, questa volta con un evento che vede la partecipazione di due coppie di artisti, rispettivamente i BlankK, gruppo musicale, e i Saggion-Paganello, duo artistico.

Ma parliamo dei BlankK, il duo musicale che domani sera presenterà il suo primo album: PAGE NOT FOUND. I due musicisti, Andrea e Marco, descrivono così il loro lavoro:

blankk page not found“I rumori della città ed i suoni dell’ambiente vengono smembrati, sintetizzati e filtrati su textures di pad eterei, distorsione e feedback, trasformandosi in un limbo di sensazioni ovattate in cui perdersi. L’intima interpretazione di una città che si veste di inverno, affievolendo le sue luci, porta alla creazione di panorami evocativi dove perdersi e ritrovarsi, in un’altalena di atmosfere eterogenee : alcune soffuse e cullanti, altre stridenti e claustrofobiche che si rimescolano tra loro in uno scenario immerso in un liquido amniotico digitale.”

Conosciamoli un po’ meglio.

Andrea e Marco si sono conosciuti per caso, ritrovandosi a condividere lo stesso tetto qui a Bologna come coinquilini. Sono due persone con due percorsi musicali differenti, con molti gusti in comune, che si sono unite per la loro passione: produrre musica.

Andrea ha avuto una breve esperienza nel punk hc, ma fin da piccolo è appassionato di elettronica. Marco invece nasce come chitarrista proveniente dal punk, ma ama anche lui lo stesso tipo di elettronica dell’amico.

Eugenia: «L’album si chiama “404 page not found”. Dalla descrizione che leggo sui vostri social, in realtà, partiamo dai rumori di un posto ben specifico in cui tutti possono ritrovarsi: la città. Ma ciò che mi incuriosisce di più è questa frase: “rappresenta l’arrivo di un percorso di ricerca musicale non segnato”. Che significato hanno questi due momenti?»

Andrea: «Page not found parte da registrazioni raccolte nel tempo con diversi oggetti (telefono, microfono, campionatore, computer ecc…), in diversi luoghi, ma sopratutto in città, e ancor di più in casa nostra! Queste rec sono frammenti di ricordi che mettiamo in condivisione l’uno con l’altro. sono la base del nostro processo produttivo/creativo. 
È grazie a queste rec che il nostro suono diventa libero e quindi “non segnato”. 
Da questo esperimento che abbiamo fatto è nato Page not Found: una raccolta di memorie sonore su cui abbiamo orchestrato sopra synth, campionatore e chitarra.»

Marco: «Page Not Found rappresenta la prima ed effettiva “svolta” stilistica che abbiamo apportato al nostro sounding, trovandoci a tavolino per gettare le basi di quelle che saranno le parti fondamentali dei futuri set live. Diciamo che ci stiamo gradualmente distaccando dall’utilizzo costante del computer nei live e saremo contenti solo dopo averlo bypassato del tutto.»

La prima domanda che ho fatto ai ragazzi è stata sul nome del gruppo, perchè lo avessero scelto e quale fosse il significato.

Mentre Andrea non ricorda il perchè e il come, Marco mi ha raccontato un aneddoto in qualche modo divertente: «La scelta del nome è stata il giusto mix tra casuale e voluto. Diciamo che la versione attuale del nome deriva da uno dei locali di Berlino in cui non siamo riusciti ad entrare, ma questa è solo una delle varie motivazioni della scelta in sé.»

Eugenia: «Dalla descrizione trovo che il vostro album sia un lavoro molto originale e nuovo, ma penso anche che il suo essere sperimentale lo racchiuda in un pregiudizio un po’ sterile e anziano (che purtroppo continua a persistere nonostante i grandi cambiamenti e le grandi innovazioni proposte dalla tecnologia in ambito musicale). Mi spiego: spesso vengono definiti “sperimentali”, senza troppa diversificazione, quei generi che nel panorama musicale commerciale non hanno un vero e proprio riscontro, in termini anche economici. Come se l’essere, eventualmente, di nicchia sia alla fine un difetto. Cosa pensate in merito a questo? È difficile lavorare con un genere musicale così particolare?»

Andrea: «Parlando del genere che facciamo (anche se lo trovo limitante parlare di genere per via di tutte le influenze che ci sono in questo album) è un genere totalmente indipendente e di stampo DIY, quindi autoprodotto! Non ci aspettiamo un riscontro monetario per ora, non pretendiamo di viverci sopra e non ci interessa il mercato musicale. Lo portiamo avanti per quello che è sempre stato: la nostra passione!
Abbiamo tanta voglia di esibirci live e conoscere più persone possibile. Credo che quella sia la paga migliore.» 

Marco: «Sicuramente lavorare con un genere che non si identifica facilmente o, per meglio dire, che non rispecchia un determinato format, in primis risulta stimolante ed in seconda istanza, lasciandoci ampio margine di sperimentazione, ci permette di lavorare senza doverci attenere per forza ai diktat di genere. Personalmente ritengo inutile categorizzare il progetto sotto un filone musicale ben definito, certo è anche il fatto che macrocategorizzare il progetto sotto la dicitura sperimentale non rispecchia appieno le influenze e la direzione che stiamo dando alle nostre idee, ma quantomeno non ci limita.»

L’ultima domanda, che si collega un po’ a quella precedente, verte sul loro pubblico, più o meno consolidato, e le aspettative per un un progetto futuro. A rispondermi è Marco: «Di base il nostro pubblico è decisamente eterogeneo, abbiamo avuto riscontri positivi sia dalla fetta di pubblico proveniente da generi più canonici e tendenti al rock, sia da puristi dell’elettronica vecchio stampo. Trascendendo le volontà ed i desideri del pubblico noi continuiamo comunque a proporre la nostra musica ed il nostro sound, perché il vero viaggio nella sperimentazione è principalmente nostro. Per il futuro ancora non abbiamo idee ben definite, di sicuro stiamo concretizzando e continueremo a concretizzare il nostro stile lavorando attentamente i suoni, il resto verrà da se.»

Andrea, invece, si augura di trovare qualcuno che li produca e li faccia suonare con altre persone in giro per il mondo: «Per il momento continueremo a emanare suoni dalla nostra stanza ai margini di Bologna.»

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