TAZ – Temporary Art Zone: l’associazione culturale che promuove l’arte a portata di mano.

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Poche settimane fa ho avuto il piacere di conoscere Giancarlo e Denise, che collaborano ad una iniziativa tanto interessante quanto originale.

Questo progetto si chiama TAZ – Temporary Art Zone: un’associazione culturale di arte “itinerante”. L’obbiettivo, com’è scritto sulla loro pagina facebook, “è la diffusione della cultura in tutte le sue forme, attraverso diverse attività che prenderanno vita momentaneamente, in modo tale da non diventare mai pura estetica e perdersi nel quotidiano.

“Vogliamo che l’arte stupisca, non perché rara, ma perché straordinaria.”

Parliamo di un’associazione autogestita, formata da un gruppo volenteroso di ragazzi, che da quest’anno darà vita anche ad una serie di laboratori non solo d’insegnamento (come, ad esempio, un corso di fotografia), ma gruppi di lavoro per svolgere attività di ricerca sia dal punto di vista tecnico su una determinata materia, su uno stile di scrittura, di narrazione ecc., sia per quanto riguarda una serie di tematiche da far sviluppare poi al collettivo ACAD, organo di TAZ.

Denise Nigro è la presidentessa dell’associazione e Giancarlo Marangoni gestisce in prima linea i rapporti con gli artisti del collettivo, interagendo con i gruppi o i solisti che desiderano esibirsi. Era un peccato non diffondere un messaggio così innovativo…e lo è ancora! Quindi dovete assolutamente leggere la nostra chiacchierata.

  • Partiamo da una domanda basica: che cos’è TAZ?

D  – TAZ è un contenitore di varie attività che abbiamo iniziato due anni fa. Abbiamo iniziato a novembre 2016 con “arte a domicilio”, che è stato proprio il primo progetto. In realtà non è nato proprio come un progetto, ma come idea di diffusione dell’arte senza impedimenti di alcun genere. Conoscendo molte persone che lavorano in questo ambito, o comunque vicino, avendo vissuto precedentemente a Milano, mi sono accorta che, ad esempio, suonare in un locale è sempre più difficile perché ci sono molti canoni da dover rispettare. Qui a Bologna forse ancora di più, perché la presenza dell’accademia e del conservatorio indica che ci sono molte persone che fanno arte, in modi differenti. Quindi, perché non usare le nostre case per organizzare questi eventi? Sono ambienti intimi, personali, quindi siamo noi a decidere cosa fare e in che momento farlo, chi far suonare, chi far esibire in altro modo.
Abbiamo fatto questa serata di prova (arte a domicilio) a casa di Giancarlo. Ed è piaciuto moltissimo alle persone che sono venute, ma soprattutto a noi! Abbiamo conosciuto altra gente, tra cui anche gli amici di Radio Pratello. Da lì abbiamo deciso di organizzarci e lavorare seriamente all’iniziativa.

G – Abbiamo cominciato dalle nostre case per promuovere l’iniziativa. Tutti quelli che hanno partecipato al primo evento, ora sono nostri collaboratori.  

  • Qual è stato il primo passo dopo quella sera, dopo aver deciso di lavorare seriamente a questo progetto?

DNella primavera successiva abbiamo organizzato la prima stagione: ogni evento in una casa diversa, tra cui una mostra, uno spettacolo teatrale, un reading di poesia e un concerto con un’altra mostra.

  • Come siete riusciti ad organizzare un concerto in una casa?

DEra una casa gigantesca! Ad esempio, per quel concerto, eravamo in questo complesso in cui c’era un solo appartamento. Un altro concerto lo abbiamo organizzato anche in casa mia. Quello che noi facciamo è vedere prima le proposte degli artisti che vogliono esibirsi o esporre; e poi, a seconda di quello che ci propongono, cerchiamo lo spazio. Perché poi, ovviamente, dobbiamo adattarlo, per quello che riguarda orari, numero di persone. Chiediamo agli ospiti di conciliarsi con quello che è l’ambiente domestico, informale, in cui tutti possono sentirsi a proprio agio. Di conseguenza quando l’artista si esibisce, il pubblico deve stare in silenzio per rispetto in primis a chi è sul palco. Ma fin ad ora non abbiamo mai avuto problemi, anche perché chi ci scrive per partecipare agli eventi è davvero interessato. È difficile che qualcuno capiti lì per caso per bersi una birra a rimanga poi ad ascoltare.

GOgni volta capitano case diverse e per ognuna bisogna inventarsi la cosa migliore. Ad esempio, in zona universitaria, in una mansarda, abbiamo organizzato un reading con l’accompagnamento di un sassofonista. Diciamo sempre agli ospiti di rispettare l’ambiente come se fosse casa propria e cerchiamo sempre di avere un limite abbordabile anche per i vicini. Il primo riscontro è stato un vero e proprio rispetto nei confronti dell’artista che si esibisce e questo è molto apprezzato dagli stessi che sono sempre presenti durante gli eventi. Perché, non essendoci più la mediazione del palco e grazie agli aperitivi che accompagnano ogni esibizione, l’interazione tra il pubblico e l’artista è immediata. Il risultato, oltre ad un feedback immediato, è un unione concreta fra le due parti. Il focus, in generale, non è tanto l’aperitivo, ma dare la possibilità all’artista di esprimersi liberamente.

  • Qual è il legame tra TAZ e ACAD?

DTAZ è l’associazione, il nostro contenitore. ACAD è il collettivo che è nato dalla collaborazione con tutti questi artisti, ed è gestito da Giancarlo.

GL’acronimo “ACAD” significa “a casa arte a domicilio”. La prima parte, “a casa”, indica sia il complemento di moto a luogo, cioè “andare a casa”, sia lo spazio fisico, cioè “la casa”. L’idea è quella di fare un ragionamento sulla casa oggi, dal punto di vista artistico. Per cui, adesso, sto lavorando con coppie di artisti, di arti diverse, come ad esempio la danza e la video arte, la musica e la pittura: ogni volta le due tipologie di arte collaborano ad un unico argomento che è incentrato su una stanza della casa. Stiamo pensando a stanze come la cucina, la camera da letto, il bagno ecc, e saranno in realtà la scusa per ragionare su tematiche di attualità. La casa, ad oggi, è un ambiente che non può esimersi dalla discussione sui migranti o sui senza fissa dimora. L’anno scorso abbiamo organizzato dei concerti collaborando anche con Piazza Grande e le cooperative che gestiscono il “piano freddo”. Quest’anno collaboreremo nuovamente, quindi tutte queste produzioni artistiche non saranno mai fini a se stesse, ma cercheranno di parlare per tenere sott’occhio la realtà e per proporre un punto di vista diverso piuttosto che una soluzione o, chissà,  un’analisi della situazione, sempre assieme alle persone che vivono davvero queste realtà. La ricerca è importante e, per ora, pensiamo di debuttare nel 2019 con un’opera collettiva in cui raccogliamo questo primo ragionamento. Nel mentre seguiremo tutta una serie di eventi collaterali, come mostre, sulla tematica della casa.

Ringrazio Denise e Giancarlo per questa piacevole chiacchierata, ma non finisce qui. The show must go on! Quindi, se avete altre domande o volete unirvi a questa grande famiglia, non mancate stasera alla presentazione ufficiale dell’associazione e degli artisti.

Dove? In via Don Minzoni 14 (Ex Forno MAMbo), in occasione della riapertura della stagione Ex-Periences (Ex-Pierences Opening Party). Alle 21 ci sarà l’inaugurazione della mostra Duurban di Michela Balboni. A seguire il concerto di Volpino e il dj set di Ryno.

 

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