Una mobilitazione per la cultura. L’iniziativa di “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” – Intervista a Silvia Mazzaglia del collettivo Lettere Aperte

manifestazione culturale

Da sempre il settore della cultura è costretto a combattere contro le forme di lavoro atipico precario, sempre più coperte dalla maschera del volontariato e dall’alternanza scuola-lavoro. Nel 2015 un gruppo di lavoratori del mondo dei beni culturali, provenienti da professioni diverse (bibliotecari, restauratori, archivisti, archeologi, dipendenti dei musei, attori…) ha creato una campagna con lo scopo di cambiare la realtà lavorativa del settore culturale italiano e metterlo al centro della rinascita economica del paese, rivendicandone i diritti fondamentali: uno stipendio adeguato, l’abolizione del precariato e della “gavetta” come modello di sfruttamento, un maggiore finanziamento pubblico e un ampliamento delle previsioni occupazionali.

L’iniziativa, che prende il nome di “Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali” si è diffusa in due anni in tutto il territorio tramite manifestazioni, comunicati, incontri e dibattiti fino ad avere risonanza sui media nazionali, con la proposta di un Patto di Lavoro Culturale. Oggi a Roma ha preso luogo la “Prima Manifestazione del Settore Culturale Italiano”, che da porta San Paolo è giunta in corteo fino a Piazza Mastai.

Ho intervistato qualche giorno fa Silvia Mazzaglia, membro del comitato Link di Bologna, del Consiglio Studentesco e del collettivo Lettere Aperte, che da anni a Bologna si occupa delle questioni che riguardano i diritti degli studenti, in particolare quelli delle facoltà umanistiche.

manifestazione Roma

  • Quando avete avuto la necessità di aggregarvi alla campagna “Mi riconosci” e quali sono le iniziative che avete messo in campo all’interno dell’Università di Bologna?

Noi ci siamo avvicinati alla realtà auto-organizzata di “Mi riconosci” in occasione dei decreti Madia (Legge 124/2015, Legge Madia di Riforma della PA) che, all’interno di una riorganizzazione delle amministrazioni pubblichedovevano prevedere un riconoscimento delle professioni legate al mondo dei beni culturali. Lettere Aperte ha partecipato alla manifestazione del 7 maggio 2016 promossa da Emergenza Cultura a Roma alla quale sono intervenute personalità del mondo artistico di un certo rilievo, come l’archeologo Salvatore Settis e lo storico dell’arte Tommaso Montanari. In questi anni, coinvolgendo studenti e lavoratori, ci siamo accodati alla richiesta di una maggiore tutela lavorativa nel settore artistico, nel quale il volontariato è ancora sinonimo di sfruttamento e la valorizzazione del bene si traduce in privatizzazione del patrimonio.

Nel 2016 l’Espresso scrisse, in merito alla privatizzazione dei beni, quanto segue:

“Da Pompei agli Uffizi, dal Colosseo alla Galleria Borghese, la gestione del patrimonio artistico e culturale italiano si concentra in poche mani. Civita Cultura (nata dalla Associazione Civita di cui è presidente Gianni Letta); Electa del gruppo Mondadori; Coop Culture (vicina al mondo delle cooperative); Zetema (controllata al 100% dal Comune di Roma e divenuta ormai organizzatore di tutti i più grandi eventi culturali della Capitale); Ales (società strumentale al 100% del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali). Sono loro i grandi operatori del settore, i privati che, da almeno dieci anni, hanno catalizzato le concessioni per la gestione dei “pezzi” più pregiati del patrimonio artistico del nostro Paese”.
  • Qual è la situazione che emerge in una città che vive di cultura come Bologna?

Bologna è un caso molto interessante da valorizzare poiché è una città che vive di festival, rassegne e fiere 365 giorni all’anno. In questi anni abbiamo visto la crescita del volontariato che fa leva sulla passione dello studente e sulla volontà di fare curriculum con la speranza di ottenere un posto di lavoro futuro: tutto ciò genera quello che chiamo un tradimento dell’aspettativa. Una delle grosse difficoltà e potenzialità di Mi riconosci era riuscire a far dialogare il mondo del lavoro e quello dell’istruzione. Mi auguro che partecipino molti studenti poiché è importante prendere coscienza della situazione prima che vi sia l’ingresso nel mondo del lavoro. Quesra è una manifestazione che deve interrogare il paese e il nuovo governo, in un momento storico-politico in cui il dibattito del lavoro è in fermento e il settore della cultura vive in una condizione di invisibilità. Non dimenticandoci, oggi più che mai, del ruolo che la nostra Costituzione dà alla cultura e alla ricerca nell’articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“.

Silvia ci racconta del caso specifico del Dipartimento di Storia, Cultura e Civiltà, nel quale lo scorso anno uscì un bando per l’assunzione di volontari per la biblioteca a causa di una carenza d’organico e dei musei universitari gestiti dallo SMA (Sistema Museale d’Ateneo) che restano aperti solo grazie a tirocinanti, volontari del servizio civile e dell’alternanza scuola-lavoro, togliendo così posti di lavoro e dando a chi è incaricato una grossa responsabilità.

Leggiamo ancora, in un articolo del 24 agosto de Il sole 24ore:

“L’Italia è infatti agli ultimi posti in merito ad occupati in campo culturale. È quanto emerge dall’indagine realizzata dall’Associazione Civita sulle Industrie Culturali e Creative (ICC) […] Per esempio, in merito all’occupazione culturale totale, comprensiva sia degli occupati nelle imprese dell’ICC sia di tutti coloro che svolgono un’attività culturale e creativa nel settore pubblico, nel terzo settore o in uno degli altri settori dell’economia, emerge come in Italia, nel 2015, quest’ultima sia stata di poco superiore alle 614 mila unità con un aumento del 3,7% rispetto al 2011. Un dato che potrebbe sembrare interessante ma che confrontato con quello degli altri paesi europei è davvero troppo basso visto che in Germania gli occupati sono circa il doppio e nel Regno Unito circa l’84% in più”.