Massimo Cacciari in Piazza Verdi – “La prima cosa che soprattutto i giovani devono intendere bene, ragionando, è non perdere l’obbiettivo dell’unione politica europea.”

Cacciari_saperi pubblici
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Il lungo intervento del Professor Massimo Cacciari, noto filosofo, accademico e politico italiano, nonché ex sindaco di Venezia, si concentra inesorabilmente su tutto ciò che riguarda l’Europa, intesa come comunità di stati membri, retta da trattati che sanciscono i rapporti di convivenza all’interno dell’unione. Non parliamo, quindi, in termini geografici, di un semplice continente, ma di una complessa organizzazione strutturale e politica di cui l’Italia è tutt’ora parte, nonostante i pettegolezzi propagandistici “no euro”, “no Europa”.

Il contributo, alla presenza di tre Dottorandi dell’Alma Mater Studiorum, si costruisce su tre livelli, di cui riportiamo, parafrasando in alcuni punti, le parti salienti degli interventi dei dottorandi e della risposta del Professor Cacciari.

⇒ Eleonora Giacomelli, Dottoranda dell’Università di Bologna: “[…]C’è un’evidentemente divario tra la percezione del fenomeno e la realtà dello stesso, divario che alimenta il dibattito pubblico che manda un’Europa già vittima degli “egoismi nazionali” nel caos. Chiede ai paesi entranti nell’Unione principi che essa stessa non è in grado di mantenere.
Da quali gradi di interessi comuni dovremmo ripartire per costruire un’Europa comune? Quale linguaggio dovremmo utilizzare? Come dovremmo cambiare la narrativa europea delle migrazioni?

Professor Massimo Cacciari: “[…]Se oggi si confrontassero europeisti e sovranisti/populisti, ne uscirebbero vittoriosi i secondi, perché il loro movimento è nettamente più forte di un generico appello all’europeismo e al tema dei diritti. […] L’Europa attuale non si sta costruendo politicamente, ma si sta sfasciando, e i diversi sovranismi/populismi sono il frutto di questo pseudo europeismo, quello i cui protagonisti, nel dibattito pubblico, non fanno altro che portare voti ai concorrenti. Quello che vuole mantenere gli assetti odierni che durante la crisi economica sociale che abbiamo attraversato, e da cui non siamo usciti, invece che rispondere con politiche di sviluppo e di sostegno agli investimenti, al lavoro, all’occupazione, pone come unico pilastro quello della solidarietà e della stabilità. Abbiamo assoluto bisogno di un’Europa alla Roosvelt. […] Qualunque politica per i giovani, qualunque politica di sviluppo oggi può essere realisticamente condotta soltanto su spazi vasti, non tra staterelli. Corriamo il rischio di essere schiacciati tra un europeismo della stabilità, senza principio di sussidiarietà e solidarietà, e tra i sovranismi e i populismi.

⇒ Niccolò Morelli, Dottorando dell’Università di Bologna: “[…]Io penso che per disegnare una nuova Europa sia necessario ripartire dalle nuove generazioni e la comunità accademica in questo ha un ruolo fondamentale. […] Perché dalle nuove generazioni? Perché sostanzialmente significa parlare degli ultimi. Se non siamo capaci di fare questo, giovani e migranti combatteranno una guerra tra loro all’ultimo sangue. Ma se siamo capaci di restituire la voce alle nuove generazioni, benché classificate come “poco coraggiose”, forse riusciremo a creare un’Europa migliore.
[…] Come si può riaprire uno sguardo più comprensivo che si rivolga ai giovani in fuga e bloccati? Si è disposti ad ammettere gli errori passati e imboccare strade per un futuro migliore per le nuove generazioni?

Professor Massimo Cacciari: “[…] La prima cosa che soprattutto i giovani devono intendere bene, ragionando, è che se perdiamo l’obbiettivo dell’unione politica europea i giovani sono fottuti. Perché nel mondo contemporaneo non c’è possibilità di fare politiche di welfare, di formazione, di avere una scuola decente e competitiva, di trovare un lavoro adeguato alle loro capacità e alla loro preparazione all’interno di staterelli che saranno concentrati a competere tra di loro selvaggiamente per sopravvivere. L’Europa è una cosa che devono costruire i giovani, a partire dalle loro associazioni, dal loro lavoro. […] Ad oggi in Italia governano dei giovani, che piaccia o no, che nulla sanno degli anni buoni delle politiche di welfare o delle politiche economiche espansive, delle politiche social-popolari democratiche. La mia generazione e anche quella successiva alla mia non esistono più nella scena politica. C’è stato Renzi, ora ci sono Di Maio e Salvini: facce della stessa medaglia, retoriche uguali. […] Ci sono tanti giovani, e questi giovani sono al potere. Non ci sono più i D’Almea, i Veltroni, i Berlusconi ecc., ci sono giovanissimi.
Molto interessante, se dobbiamo ragionare, è che questi giovani stanno occupando gli estremi dello schieramento politico, perché da un lato hai i giovani di destra destra, che Salvini rappresenta adeguatamente e dal suo punto di vista con grande abilità, dall’altro lato ci sono i giovani che rappresentano […] istanze sociali, che gli altri europeisti, come il Partito Democratico, non sono riusciti assolutamente a rappresentare, tanto meno soddisfare. […] Cerchiamo di ragionare perché siamo ad una svolta decisiva per il nostro Paese e per l’Europa. Se istanze nazionalistiche e sociali si compongono, in un Italia che in questo senso è uno straordinario laboratorio, per una prospettiva, tanto per intenderci, di sinistra, la partita è chiusa.

⇒ Pasquale Menditto, Dottorando dell’Università di Bologna: “[…]Ragionare sui simboli è importante, simbolo che può essere accostato anche ad un sogno per certi versi. Il simbolo è un mediatore tra quello che è la vita quotidiana e materiale, e l’immaginario. Un simbolo media tra questi due spazi e permette effettivamente di immaginare un futuro diverso […], di agire nella vita materiale.
Che simbolo è attualmente l’Europa? Attualmente è un simbolo dissacrato che fa di parole come democrazia e carta dei diritti un qualcosa di dissacrato, perché non inserito nella prassi. Perché non si è democratici, lo si esercita. La democrazia non si conquista, è qualcosa che si vive e che si pratica.
Come pensare ad una transizione tra una comunità europea differente in una forma politica che sia realmente una forma in cui ci si può immaginare come viventi? […] Si può immaginare che questa fase di crisi, se governata in maniera diversa, possa portare ad una fase costituente?

Professor Massimo Cacciari: “[…] L’Europa deve rimanere la nostra idea, simbolo, bandiera, perché non abbiamo e non ci sono alternative. L’alternativa è quella di essere dei sudditi, delle province, nella competizione tra gli imperi. Quegli imperi che competendo tra di loro ci schiacceranno. Vedremo cosa avviene lì e ne trarremo le conseguenze al nostro interno.
l’Europa può diventare anche un simbolo, nel senso politico e strutturale del termine, di un’unità davvero federale. Non come gli Stati Uniti o la Russia, ma un’unità tra stati, tra popoli, culture, lingue, che hanno tradizioni diverse. L’immagine che a me piace sempre è quella dell’arcipelago: l’Europa è un insieme di isole che formano un arcipelago, isole tra le quali c’è un mare navigato e navigabile. Isole che formano un’unità, ma ognuna delle quali rimane se stessa e conosce se stessa attraverso la relazione con l’altro. Un’Europa del dialogo, molto più che della tolleranza, un’Europa davvero plurale. E per fare questo occorrono delle istituzioni europee e democratiche in cui le cose non funzionino in base all’unanimità, ma in base alle regole di ogni democrazia.
La costituzione si è arenata perché al momento nessun paese è in grado di rinunciare ad alcun aspetto della propria sovranità. […] Se non si forma una politica di convergenze anche dal punto di vista delle politiche economiche, l’unità politica è irraggiungibile. Bisogna che l’opinione pubblica europea esiga dalle proprie leadership di muoversi in questa direzione e non dia il voto a chi si muove in senso opposto.

Il Professor Massimo Cacciari ci ha dedicato pochi minuti dopo il suo lungo intervento sul palco di Piazza Verdi. Abbiamo chiesto cosa pensasse dell’evento e se avesse consigli per noi studenti. Ecco la risposta:

→ Per vedere il video completo, clicca qui – diretta facebook del 2 ottobre a cura dello staff di Saperi Pubblici. 

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