L’Impermanente Rivoluzione della PosterArt.

0
291
Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016 Fotografie di Manuela Fuller
Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016 Fotografie di Manuela Fuller
                                                                                  Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016
                                                                                             Fotografie di Manuela Fuller

Conclusosi nella dimensione degli eventi, permane a tempo indeterminato,  nello spazio urbano il Cheap Street PosterArt Festival, che ha avuto luogo dall’1 all’8 maggio, dopo aver modificato per la sua quarta  edizione lo scenario delle strade bolognesi.

Nato nel 2013 il Cheap Festival si profila come progetto indipendente di un’associazione culturale, con l’intento di riappropriarsi di spazi collettivi e di mettere in discussione le infinite declinazioni del rapporto uomo – contesto urbano, attraverso la partecipazione di guest artists internazionali e il contributo di artisti visivi scelti tramite una Call. Il “limite” è stato il tema di quest’anno, interpretato e mostrato sia come contenuto o situazione, sia come linguaggio, scrittura segnica scaturita dall’ azione degli autori. Il tutto per mezzo del poster, supporto cartaceo, forma impermanente , soggetta al deterioramento del tempo e a coloro che interagiscono, seppur privi di autorizzazione, con gli spazi (e i non spazi) di affissione.

Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016 Fotografie di Manuela Fuller
Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016                                                                                                                                                                   Fotografie di Manuela Fuller

 

Nella stessa città in cui fino a pochi giorni prima la Street Art aveva fatto discutere per il caso dei disegni staccati dalle pareti ed esposti nel circuito museale a pagamento, e  i restanti cancellati last minute poco prima dell’inaugurazione della mostra stessa, una mappatura a macchia d’olio si espande per le strade, attraverso interventi site specific, passando dal centro alla periferia.

L’azione porta alla costituzione di una galleria a cielo aperto, un gigantesco testo visivo e performativo, nel momento in cui il passante osservatore e l’artista, si incontrano attraverso la mediazione del Festival stesso che ha reso l’incontro possibile. Dunque, per coloro che desiderassero mettere insieme i tasselli di un puzzle, o tentare il dedalo urbano, sarà sufficiente munirsi di mappa e una sana camminata per proseguire all’ interno di un happening non esauritosi nei tempi dell’evento stesso che lo ha realizzato.

Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016 Fotografie di Manuela Fuller
Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016
 Fotografie di Manuela Fuller

Percorrendo il filo di Arianna, partecipe della condivisione di serate ed eventi di socializzazione e di festa come quello del Block Party in via Serra in Bolognina, il richiamo al carattere pubblico della Street Art si riafferma anche grazie all’ affissione dei poster avvenuta durante l’evento, sotto gli occhi e le riprese video fotografiche dei presenti, fruitori della ricomposizione fotografica in fieri.

Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016 Fotografie di Manuela Fuller
Azioni dal Cheap PosterArt Festival 2016
   Fotografie di Manuela Fuller

Una doppia rivelazione,  e dunque una presentazione, un “mostrare nel mostrare” in cui realtà di immagine urbana si dispiega nello spazio stesso, in parte compartecipe dei limiti e delle differenze che lo separano dal resto del labirinto.

Più complessa appare l’identità di una Street Art impermanente, nella quale l’intervento performativo, l’azione di affissione che segue alla realizzazione dell’opera (perché quando esposta e collocata a fronte di una scelta di opera si parla e non solo di azione dimostrativa), rimane sì in un contesto collettivo e condiviso, ma anche all’interno di una logica quasi curatoriale, sistemica e autorizzata. La partecipazione istituzionale è infatti portatrice di scelte e possibilità delegate, è attenzione alle forme di diffusione culturale, ma non esente da un’ eco orwelliana e perché no, di uno speculare Fahrenheit 451, nel quale la carta non brucia, non è destinata alla rimozione, in quanto, appunto sistematizzata.  Lo stesso “scomparire”, la cancellazione non autorizzata rientrerebbe in una sfera che uscirebbe  dalla forma del controllo, pagando il flusso entro il quale scorre con la fuoriuscita dalla regola e dall’ ufficialità e relative conseguenze.

La collettività, che la sera dell’8 maggio si è ritrovata all’evento di chiusura del Festival è un cerchio che si chiude, in una coesione visiva nella quale il richiamo del merchandising ha fatto da segno in relazione al ricordo delle immagini affisse nella città e che nella discontinuità degli interventi visual, senza il prerequisito (in absentia) di conoscenza e avvenuta condivisione degli eventi, non avrebbe quasi potuto essere riconosciuto come tale da un osservatore appartenente ad un’altra forma di vita. Il pubblico può accedervi, ma per identificare il senso dell’evento  deve sapere che ciò che doveva accadere è già avvenuto. Pubblico e privato sembrano confluire in una dimensione che si fonda su sé stessa, anch’ essa comunque impermanente come il sistema che l’ha resa possibile. Del resto gli strati cartacei affissi che si susseguono nel tempo, e il logorio che non risparmia il segno umano nella storia (neanche della Street Art), contengono dei sistemi gli anelli che non tengono,  quel margine intermedio tra il nuovo e la regola, tra l’azione e il suo riconoscimento, la strada che fluisce e che nessuna forma può fermare.