Per i bolognesi è semplicemente il parcheggiatoio a cui si ricorre solo in casi disperati, quando tutti i posti per i disabili sono occupati. Se oggi è ridotta a mero posteggio per auto, la storia di questa zona pedecollinare di 93.288 metri quadrati è stata nei secoli ben più significativa: nel 1796 i francesi di Napoleone vi istallarono un ospedale e una caserma. In seguito, sotto il dominio austriaco venne creato l’Arsenale. Con la costituzione del Regno d’Italia si eresse il Laboratorio Pirotecnico, stabilimento per la produzione e lo stoccaggio del materiale bellico, che nel 1918 contava 12.000 lavoratori. Nel secondo dopoguerra l’area cambiò la sua destinazione d’uso e vi si insediò la ORMEC, Officina per la Riparazione dei Mezzi Corazzati, che nel 1978 cambiò nome in STAVECO, Stabilimento Veicoli da Combattimento. Nonostante la fusione con STAVETRA e un ulteriore cambio di nome in STAMOTO, per i bolognesi sarebbe rimasta per sempre la STAVECO. Nel 1991 la produzione militare si sarebbe trsferita in un’altra zona della città e nel 2003 la STAVECO avrebbe cessato definitivamente ogni attività.

Se si eccettua la costruzione del parcheggio nel 2003, da ventisette anni lo stabilimento è lasciato a sé stesso, gli edifici abbandonati corrosi dall’umidità e insinuati dalla vegetazione. Nel 2014 la svolta tanto attesa: viene presentato il progetto “Campus 1088“, che prevede la creazione, nelle parole del sindaco Merola, di «un polo universitario, un parco che unirà il centro storico con la collina e altri servizi per la socialità», dove trasferire alcuni dipartimenti come Informatica, Belle Arti, Economia, Statistica e Management, a cui si sarebbero aggiunte aule, laboratori didattici, studentati, impianti sportivi, giardini e spazi collettivi aperti alla cittadinanza, come il parco che avrebbe dovuto collegare la zona alla collina Codivilla. Nel 2016 il progetto è però accantonato dal nuovo rettore Ubertini, decisione dettata dall’eccessiva onerosità dell’impegno finanziario (l’investimento iniziale ammontava a 100 milioni di euro, a cui si sarebbero dovuti aggiungere 300 milioni negli anni a venire) e dalla volontà di mantenere le facoltà sopracitate nelle proprie sedi tradizionali.

rendering area Staveco campus 1088
Rendering del Campus 1088. Foto: magzine.

Il 23 gennaio 2018 il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Sindaco di Bologna Virginio Merola e il Direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi firmano a Roma un Protocollo d’Intesa per trasferire negli spazi sfitti dell’ Ex Caserma STAVECO gli Uffici Giudiziari della città, abbandonando alcuni immobili in locazione passiva, come ad esempio Palazzo Pizzardi, la cui occupazione comporta una spesa rilevante. Secondo Reggi «si tratta di uno degli interventi più rilevanti tra tutti quelli che stiamo portando avanti in Italia, sia in termini di investimenti che in termini di risparmi, che saranno di 5 milioni di euro anno. L’accordo prevede infatti che Caserma STAVECO […] ospiti la maggior parte degli uffici giudiziari sparsi per Bologna e attualmente in fitto passivo. Grazie a questa operazione, infine verranno offerti migliori servizi ai cittadini, attraverso uffici più integrati e facilmente raggiungibili».

L’attuale progetto prevede dunque la nascita di una “Cittadella Giudiziaria”. Come specificato dall’assessore all’urbanistica Valentina Orioli, «dei 47.000 metri quadri edificabili, il 75% sarà destinato agli uffici giudiziari, mentre i restanti (circa diecimila metri quadri) saranno destinati ad ospitare attività ricreative, commerciali e culturali». I tre ettari non edificabili saranno invece adibiti a parco, che avrà la funzione, come già nel progetto “Campus 1088”, di ricucire la città con la collina. Nell’attesa di completare i lavori, la cui durata è stata stimata a circa sette anni, gli spazi della STAVECO potranno ospitare temporaneamente attività ricreative giovanili, come afferma il sindaco nel seguente video:

Per Merola si tratta di un risultato «molto importante che ci permette di avviare una grande operazione nel rispetto di previsioni urbanistiche già fissate in un’area strategica della città». Il sindaco aggiunge inoltre che tale operazione «permetterà allo Stato di risparmiare cospicui affitti  – circa 5 milioni l’anno -, oltre a creare una cittadella giudiziaria diffusa tra il centro e l’area immediatamente esterna ai viali e un grande parco urbano, consentendo anche altri interventi di valorizzazione».

Sullo sfondo del dialogo tra istituzioni, università e tribunale, per quel che riguarda il futuro dell’area STAVECO è maturata in questi ultimi anni una nuova proposta proveniente da una giovane associazione, composta da «un gruppo interdisciplinare di giovani professionisti». Il suo nome è Laboratorio STAVECO, e si propone di recuperare l’«ex stabilimento militare STAVECO situato ai piedi dei colli bolognesi come centro per la cultura dell’artigianato” e di creare un luogo dove “gli artigiani e le loro organizzazioni possano trovare spazi di lavoro e di trasmissione del saper fare alle generazioni future. Una “cittadella dell’artigianato” con aree per la produzione, l’apprendimento, l’esposizione dei prodotti e l’avvio di nuove imprese». Ci auguriamo questo nuovo progetto possa trovare seguito.

 

 

 

 

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