The dark side of Caparezza

 

 

Settore C – prigione di Capanamo, Molfetta, Puglia.
Inferno 2017

Seduta psicologica n. 1509. Prigioniero 709.

Cognome e nome del detenuto: Salvemini Michele
Nome da artista: Caparezza
Data di nascita: 9 ottobre 1973
Segni particolari: voce nasale, folta chioma, inquietudine



Sono nel carcere di Capanamo a Molfetta, in Puglia.
Mentre mi avvio verso verso il cortile interno, intravedo i detenuti dietro alle sbarre delle celle.
Sperimentatori
seriali, uccisori di generi, stupratori di testi, i falsi indie, i cercatori di sold-out, gli spacciatori di talento, i featuristi, quelli di età superiore agli anni di carriera fallita, gli anacronistici, i cantantautori di ogni tipo e molti altri.

In questa galleria di criminali, l’unico motivo per cui la sto percorrendo è il prigioniero più pericoloso di tutti. Devo interrogarlo, studiarlo, capirne il comportamento e cercare di afferrarne il genere di appartenenza.
Lo noto da lontano. Anzi, lo sento.

Le voci sul suo conto sono discordanti. Chi lo reputa incomprensibile, chi lo osanna e chi lo vorrebbe vedere scomparso dagli scaffali perché troppo atipico.
Incontro il signor Michele Salvemini durante l’ora d’aria, mentre cammina a passo veloce per il cortile circolare della prigione cantando ‘My Generation’ degli Who che esce ad alto volume dagli altoparlanti.
Ha in mano un microfono spento e continua a cantarla. A un certo punto sale anche sul tavolo al centro del cortile e cerca di fare stage diving come fosse su un palco. Forse immagina di essere una rockstar.
Per fortuna smette di cantare e cambia idea appena si accorge della mia presenza.
Scende e occupa una delle due sedie laterali.

 


Il suo n
umero di prigionia è 709, perché non sa più chi sia. O meglio, non sa più se chiamarsi Michele o Caparezza.
È confuso e pecca di originalità, scrive testi complessi e forbiti, crea miriadi di giochi di parole,  legge montagne di libri illeggibili, ha un bel sound, colleziona giocattoli e, come se non bastasse, talvolta non si riconosce e crede persino di essere un disco.
In mezzo a tutto ciò, soffre anche di acufene all’ orecchio sinistro.

Il suo crimine? Essere in grado di maneggiare qualunque genere musicale e non saper più definire se stesso e quello che fa.

 

Salve, Michele. O Caparezza, cosa preferisci? Intanto, piacere di conoscerti

“Salve! Mi nomini come vuole, purché mi chiami

“Sono qui per esaminare il tuo stato di salute artistica attraverso sedici domande, ognuna sorta da una traccia del tuo ultimo album.
Rispondi di getto, senza pensarci troppo. Sei pronto?

Sì. Bello parlare faccia a faccia. Prego, faccia pure”

Bene. Iniziamo”

 

La prima.
Michele e Caparezza. Più sinonimi o più contrari?


“Sono analoghi, che è il sinonimo di sinonimi”

 

 


A favore dello streaming o strenuo difensore dei dischi e dei vinili?

 

A favore dello streaming, non nascondiamoci dietro un palmo”

 

 

Qual è il sopruso più grande che un artista possa subire?

 

Essere recensito”

 


Con quale personaggio parleresti dell’acufene?

 

Con Topo Gigio. Avrebbe la stessa valenza dei luminari che ho “sentito” fin ora”

 

 

Andiamo avanti.
Tu sei agnostico. Ad ogni modo, esiste una religione vicina al tuo modo 
di vedere il mondo?

 

Esiste, ma non in questo mondo”

 


C’è un libro o un disco altrui che avresti voluto scrivere tu?

 

No. I libri e i dischi che preferisco sono tali proprio perché non li ho scritti io”

 

La settima.
Se potesse, cosa non farebbe fare Caparezza al giovane Michele ?

 

Gli impedirebbe di cantare”

 


Meglio essere un disco utile e impegnato o intimistico e impegnativo?

 

Meglio che sia interessante. Il resto non conta”

 

Prendo note su un foglio.
All’apparenza sembra un artista anormale. Non so, continuo a interrogarlo.
Il registratore continua a ronzare.

 

La nona.
Come accogliere
sti un eventuale black-out creativo?


“Scriverei un pezzo che parla di black-out creativi”

 


Oltre all’acufene, quale potrebbe essere per te una grave punizione?

 

Andare a fare shopping”

 


Se avessi il potere di cambiare qualcosa, nella musica o altrove, cosa 
cambieresti?

 

Sicuramente cambierei la scaletta dei dj dei matrimoni”

 


Caparezza, artista innocuo o “criminale”?

 

Se canto ancora è perché sono innocuo”

 

 

Continuiamo.
Analizzare i tuoi testi significa dissezionarti in toto o mancano ancora 
altre tematiche di cui vorresti parlare e che mostrino altri lati?

 

Ci sarà ancora tanto da dire finché avrò poco da fare”

 


Se fossi un robot o un cyborg, quale funzione ti piacerebbe avere? E quale sarebbe il tuo nome?

 

Più che un nome avrei un numero: 709. Vorrei essere una drum machine”

 


Michele è l’interno e il futuro, Caparezza è l’esterno e il passato?
Evasione dal personaggio o fusione con la persona?

 

Mi chiedo se il disco lo abbia composto Michele o Caparezza ma è evidente che io sia una terza persona rispetto alle due possibilità. Devo solo capire chi”

 

Eccoci arrivati all’ultima.
Qual è secondo te la prigionia più grande? E come si potrebbe uscirne?

 

Dalla prigionia più grande di solito si esce con un infarto”

 

Spengo il registratore, che emette un sonoro bip lungo alcuni secondi, e compilo la cartella con le ultime informazioni che lo riguardano.
Ho davanti a me un artista decisamente singolare. O plurale, non saprei.

 

Abbiamo finito?”

“Certo, sei libero di fare quello che vuoi. Anche tornare a cantare”

“Perfetto. Torno a essere un disco”.

 

 

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

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