I Tre Allegri Ragazzi Morti in concerto a Bologna

Angela Curina

Tre Allegri Ragazzi Morti

Lo descrivono come il concerto che, in due ore, racconta i 20 anni della loro storia: sabato sera, al Locomotiv Club, i Tre Allegri Ragazzi Morti sono tornati al 1994 friulano, quando a Pordenone si riunivano in un’angusta cantina per suonare: l’antro dove ha origine la loro magia.

Immancabili le maschere sui visi: quasi a trasporre nell’evidenza quel concetto esplicitamente citato nel titolo del loro ultimo album: “Inumani”, pubblicato da La Tempesta Dischi l’11 marzo 2016.

Dopo l’apertura, infatti, con “A un passo dalla luna” e “La più forte”, entrambe tratte dal nuovo disco, l’avvio di “Persi nel telefono”: un inno a buttarsi nella vita vera, a “mettere in moto il genio che c’è in te”, nonostante potrebbe apparire la normalità, poiché comune a tutti, l’essere alienati in uno schermo.

“Inumani” per Toffolo è sempre stata una parola molto evocativa, incontrata da bambino leggendo i fumetti di Marvel. Gli inumani sono, all’interno di quelle storie, una degenerazione dell’umano, che dunque è andato oltre le sue sembianze proprie, oltre il suo modo di essere: per Toffolo, l’oltre è la nostra attuale condizione.

Quest’inumanità sembra ricrearsi, nel suo senso più positivo di straniante accozzaglia di elementi, in una canzone del disco che non hanno portato sul palco: “Ruggero”. L’idea del personaggio è stata costruita da un ragazzo di 23 anni che si chiama Alex Ingam, con il suo gruppo “Lupetto”. C’è l’elemento proprio di Ruggero, quasi bucolico, vitale e giovanile; c’è poi quello che insiste sull’invecchiamento, sullo scambio tra generazioni. Un cortocircuito positivo, che si crea da una scrittura vergine su ritmi che ormai da un ventennio scrutano l’Italia.

Dal punk del 1994 si arriva alla cumbia dell’ultimo disco con “In questa grande città”, collaborazione con Jovanotti.

Molto criticati per aver inserito nel disco una musica altra quale il ritmo della cumbia. La prima volta che hanno incontrato la cumbia è stato nel 2001 in Argentina: le due facce dell’America latina in tutta la loro evidenza, quella della crisi economica e quella della cumbia che occupava gli spazi di interazione tra le genti. Descrivono l’impatto fortissimo, appassionante: per questo hanno voluto continuare ad avvicinarcisi ulteriormente e trasmetterla. Ma la loro si chiama “cumbia milanesa”, una variante italiana.

È anche, forse, una sfida per avvicinare persone di etnie e culture diverse presenti ormai da molto sul suono italiano. Negli ultimi anni hanno aperto la loro musica a sonorità diverse, ma il pubblico non è poi cambiato di molto.

Un intramezzo di diamonica, suonata dallo stesso Toffolo, poi “Libera”, “I miei occhi brillano”. Dunque una prima parte del concerto interamente occupata dall’ultimo album, per poi tuffarsi a capofitto nel passato.

Si parte con “La mia vita senza te”, “Alle anime perse”, “Di che cosa parla veramente una canzone?”, suonata in maniera semi-acustica, gridata all’unisono da una folla impazzita che, come scherza Toffolo, vede nelle prime file i più giovani – quelli che alla nascita di alcune canzoni (alcune del 1986) non erano ancora al mondo -, per scorrere fino al fondo del locale con chi ha visto i Tre Allegri levarsi da una cantina a un palco nel centro di Bologna.

Tre Allegri Ragazzi Morti

Dopo qualche altro singolo del passato (“La fine del giorno”, “Mina”, “Puoi dirlo a tutti”, “La faccia della luna”, “Primitivi del futuro”) Toffolo richiama sul palco Monique Mizrahi, l’americana charanguista che li ha accompagnati nel tour estivo e che, come dice Toffolo, ci avrebbe insegnato a cantare: una “Tatuata bella” tutta acustica. La voce di Toffolo, quella molteplice del pubblico, il charango di Monique.

L’entrata nel gruppo di due “angeli”, come li definisce Toffolo, quali Monique Mizrahi e il chitarrista Adriano Viterbini, è dovuta alla scomparsa di Luigi Galmozzi, per tutti Gigione o Gigi, come ricordato sul palco. Fonico dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ha condiviso con essi palchi, studi di registrazione, viaggi in furgone e, sin dagli esordi, la costruzione della loro identità. Gigi era di Milano: la loro cumbia milanesa, così affettuosamente dedicata alla metropoli lombarda, è proprio un omaggio all’amore di Gigi verso la città, dove annusava “quella puzzarella di libertà”, come diceva lui.

I due angeli hanno dato loro una mano a “portare avanti la gioia dei Tre Allegri”, così, a fine tour estivo, vogliono ritrovarsi tutti insieme sullo stesso palco.

L’omaggio a Gigi dà ancora più grinta ai ragazzi, che subito irrompono con una “Si parte”, che darà il via a una lunga sfilza di vecchi brani, quelli del loro iniziale mood punk (“Francesca ha gli anni che ha”, “Quindici anni già”, “Fortunello”, “Come mi vuoi”, “Dinamite”, “Il mondo prima”, “Il principe in bicigletta”, “Mio fratello ha scoperto il rock’n’roll”, “Ogni adolescenza”, “Dipendo da te”, “Occhi bassi”, “Beat(o)”).

Con un inno alla singolarità e alla particolarità di ognuno di noi si chiude il concerto: a suggellare il tutto c’è “Mai come voi”, cantata con la fermezza di chi crede che la vita vada cercata dentro di sé.

Molti brani sono dedicati all’amore, inteso metaforicamente come qualsiasi tipo di energia: un amore narrato talvolta dettagliando analiticamente le parti della persona amata. Toffolo, infatti, ha un diploma come Disegnatore Chirurgico. Sognava di essere disegnatore di fumetti ma, non avendo fatto scuole artistiche, ha scelto di seguire un corso di illustratore scientifico. Quando canta di una donna, ne conosce le parti più recondite del corpo: una carnalità sviscerata, anatomica, maniacale. In chiusura, le parole di Toffolo augurano, a ogni spettatore, di fare l’amore tornati a casa.

Vent’anni di musica italiana, della loro musica italiana: in un viaggio dai locali delle piccole province italiane, fino agli stadi e alle grandi metropoli; mai, però, venendo meno alla propria identità e ai propri valori. Provano a mettere insieme, già dal nome, la morte e l’allegria: un ossimoro, un’incompatibilità insita, ma ci riescono: un’umanità spronata all’umanità dai Tre Allegri “Umani” Ragazzi Morti.

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