Uno dei sociologi contemporanei più illustri del secondo Novecento, tra i più influenti e prolifici, autore di numerose opere di rilievo internazionale, fu la voce di coloro che subirono gli effetti violenti e destabilizzanti della globalizzazione. Si è spento circondato dal conforto dei suoi cari a Leeds, nel Regno Unito, dove viveva dagli anni Settanta.

Francesco Formosa

Zygmunt Bauman
Zygmunt Bauman

Zygmunt Bauman nacque a Poznań nel 1925 da genitori ebrei, fuggì in Russia prima dell’olocausto per mano dei nazisti. Successivamente si avvicinò al  comunismo  e fece parte di una unità militare sovietica, ottenendo anche riconoscimenti bellici. Fu dopo la guerra che si interessò di sociologia.

Nel 1968, attraverso l’opera Modernity and the Holocaust (1989), raccontò una realtà aspra, spaccata, di incommensurabile sofferenza. Collaborando con numerose riviste specializzate ebbe modo di diffondere il proprio pensiero e le proprie teorie, che divennero immediatamente nucleo di discussione e basi di confronto accademico e culturale.

Bauman sviluppò molto presto un intenso desiderio di giustizia sociale, complici l’instabilità economica della famiglia e l’antisemitismo che duramente colpì l’identità sociale del giovane polacco. Furono vicende di vita vissuta a produrre diversi testi di fama mondiale.

Ricordiamo Liquid Modernity (2000), in cui Bauman elaborò con chiarezza un’interpretazione disarmante della nostra società: la condizione in cui vivono gli “abitanti” dell’era della postmodernità è un contesto in cui vige incontrastata la logica del consumismo e un’asfissiante paura, alimentata da una incertezza dilagante.

Con Globalization: The Human Consequences (1998)  ci ha educati a “smascherare” il concetto di globalizzazione, edulcorato di false certezze e contornato di un benessere irreale. Abbiamo compreso che i meno fortunati e i meno abbienti sono coloro che pagano lo scotto di una unità globale fallace e controproducente.
Scrisse di tutti quei temi cruciali e irrisolti della società del nostro tempo: dall’immigrazione, al rifiuto “dell’altro”, alla questione mediorientale, allo stato d’Israele, all’Europa dei muri e del razzismo, passando dall’amore fino allo sconfinato mondo del web.

Instancabile difensore degli indigenti, costantemente in prima linea in favore degli esclusi, di un mondo globalizzato che vorticosamente divora certezze e semina forti perplessità, Bauman resterà per sempre baluardo delle libertà e paradigma di una società che sceglie di accogliere, integrare e progredire culturalmente, ripudiando l’esclusione che non tollera differenze.

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