“Per inseguire un sogno che nessuno vede tranne te”
È una frase del celebre Million Dollar Baby, uno degli innumerevoli film dedicati alla nobile arte, ovvero al pugilato. Uno sport in prima analisi violento e crudo, ma che racchiude in sé il primitivo istinto alla lotta di ogni essere umano. Ad esso nei secoli si sono affiancati la tecnica e i regolamenti, un gioco d’equilibrio tra istinto e ragione che rende così affascinante questo sport. È proprio ciò che spinge persone di ogni estrazione sociale e culturale ad affollare le palestre di pugilato. Svestiti gli abiti quotidiani di architetti, studenti, avvocati, camerieri, ci si riveste di caschetto e guantoni per salire sul ring.
C’è chi entra in queste palestre e scappa via dopo un giorno, oppure un anno. E poi c’è chi entra una volta e capisce che tra le sedici corde del ring ha trovato una seconda casa e non ne esce più.
È quello che è accaduto a Sara Corazza e Valentina Alberti che, dalla Pugilistica Tranvieri di Bologna, sono arrivate alla Nazionale Italiana.

Sara CorazzaPerché avvicinarsi ad uno sport tipicamente maschile lo spiega Sara: “Ho sempre fatto, mai a livello agonistico, sport di squadra come pallavolo, calcio, basket. Però ero più di 70kg di morbidezza con la faccia da Heidi, infatti ho iniziato per perdere peso. Ma quando sono entrata in una vera e propria palestra di pugilato e ho visto il ring e i pugili fare a cazzotti, ho capito che la mia vita doveva essere quella e non sono più uscita! Ero l’unica donna, ho perso 10kg e in 3 mesi ho debuttato” storia simile a quella di Valentina: “Ho giocato per dieci anni a pallacanestro, poi sono entrata alla Pugilistica Tranvieri per dimagrire e non sono più uscita”.

 
Il pugilato incute rispetto negli altri, ma anche apprensione nelle persone più care, come ammette Valentina: “Inizialmente i miei non lo sapevano, poi quando gliel’ho detto non erano contentissimi. Ora mi seguono ovunque e tifano per me. Mia mamma é venuta lo scorso anno alle Olimpiadi di Baku e quest’anno verrà ai mondiali di Astana” conferma Sara: “I miei non si capacitavano della mia scelta, ma non mi hanno mai ostacolata! Ovviamente l’apprensione non manca mai, appena scendo dal ring dopo una gara, telefono a fidanzato e genitori per rassicurarli. Diciamo che ormai si sono adattati, mi seguono e mi incoraggiano”.

 
Sul ring si è da soli, ma negli allenamenti e all’angolo c’è sempre il Maestro. Un rapporto fondamentale a detta di Valentina: “Fidarsi di chi è all’angolo e mettere in pratica ciò che il Maestro dice negli allenamenti e durante il match cambia tutto. E poi c’è la squadra, in cui è fondamentale che ci sia armonia. Personalmente ho conosciuto persone che reputo come la mia seconda famiglia e senza di loro sarebbe molto diValentina Albertifficile, alla fine sul ring non sei poi così solo. Mi sono resa conto che su tante voci che fanno il tifo e mi danno consigli, sento solo quelle delle persone di cui mi fido”.
Aggiunge Sara: “I Maestri… Sanno chi sei, conoscono le tue doti e il tuo carattere. Un angolo con queste caratteristiche ti aiuta nella crescita, nei combattimenti e a vedere oltre quel che vedi da sola! Come un paio di occhiali per un miope. L’angolo è una grande metafora di vita: per quanto il nostro sia uno sport individuale, abbiamo un angolo composto da una serie di ruoli, c’è la squadra con cui ci si allena e si condividono gioie e dolori. Ogni emozione è amplificata ed è tanto bella quanto difficile da metabolizzare. È fondamentale il ruolo delle compagne di squadra, innanzitutto come fonte di solidarietà e poi come spinta. Ma anche la famiglia e il ragazzo sono parte dell’angolo, perché il loro appoggio in questa scelta di vita diventa davvero importante per la serenità mentale”.

 
Scegliere la strada dell’agonismo comporta molti sacrifici, confessa Sara: “Viviamo perennemente a dieta, lontano da casa, dai divertimenti e dalle distrazioni. Per non parlare degli infortuni, a volte ci si vorrebbe fermare per guarire, ma si ha il terrore di farlo e di perdere tempo e allenamento. Così stringi i denti e vai avanti, ma psicologicamente è dura”
Prosegue Valentina: “Da quando sono in Nazionale ho capito quanto siano determinanti anche i più piccoli dettagli per la riuscita del match. L’alimentazione, così come il riposo o la costanza degli allenamenti, sono tutti tasselli che solo se incastrati bene portano risultati. È una vita ‘diversa’ da quella degli altri ed è molto difficile, solo se la provi puoi capire. Ma per me non sono sacrifici perché ho avuto la fortuna di fare della mia passione il mio lavoro” fare della propria passione il proprio lavoro è il sogno di molti, ma è anche un salto nel vuoto “Cerco di vivere ogni giorno come se fosse un dono. Io credo che niente accada per caso e che forse il destino di ognuno di noi è scritto. Se 10 anni fa mi avessero chiesto del mio futuro non mi sarei mai vista dove sono ora. Per questo sono in debito con questo sport e il mio desiderio è quello di portare sul gradino più alto i colori della mia Nazione”. Le fa eco Sara: “È un salto nel vuoto, nel mio caso non so se potrà effettivamente diventare la mia professione. A livello lavorativo potrebbe rimanere un pugno di mosche. Ma senza rimpianti, io credo nella mia passione e desideravo viverla a pieno così. Quindi, non sarà mai tempo perso”.

 
Entrambe giovanissime, grazie allo sport hanno avuto modo di viaggiare molto. Ma per Valentina, bolognese doc, rimane il rapporto speciale con questa città “Amo da morire Bologna e i personaggi che l’hanno vissuta, da Lucio Dalla ad Alex Zanardi. Io sono cresciuta nel quartiere della Bolognina,le poche volte che sono a casa mi piace fare tappa nei posti per me più significativi: ogni angolo di Bologna conserva un ricordo indelebile”.

 
C’è un’immagine molto significativa di una palestra con la frase: “La boxe la fai se hai fame, non importa di cosa”. Di cosa hanno fame due campionesse?
Sara: “Questo sport è personalità. Ho fame di essere me stessa e vivere la vita dimostrandomi che posso, che posso quel che voglio. Voglio fare solo passi avanti. Di questo ho fame, di riuscire”
E Valentina? “Io ho fame della vita! Per me ogni persona e ogni luogo sono uno spunto per conoscere. Pugilisticamente invece voglio essere la migliore, mi piacciono la competizione, la battaglia e l’ansia prima di combattere che ti fanno venire la fame di vittoria”.

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A cura di Arianna Tascone

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