Nella prima puntata di questa inchiesta ho cercato di spiegare l’intricato percorso che uno studente universitario deve affrontare per accedere a l’insegnamento: laurearsi, verificare di aver dato tutti gli esami necessari per accedere ai concorsi che consentono di frequentare un Tirocinio Formativo Attivo con cui si ottiene l’abilitazione necessaria per partecipare a un secondo concorso che, se vinto, permette l’immissione in ruolo. Peccato che l’anno scorso sia stata varata una nuova legge, la 107/2015, che cambia le regole in gioco.

Le nuove regole prevedono infatti la creazione di magistrali a numero chiuso al termine delle quali sarà possibile partecipare a un concorso. In caso di vittoria si viene assunti per tre anni nella scuola durante la quale si svolgerà un tirocinio e le prime esperienze professionali. Solo una valutazione positiva di questo periodo permetterà l’assunzione a tempo indeterminato.

C’eravamo quindi posti una domanda: ma se io mi laureo a marzo del 2017 o a luglio 2017 come faccio?

Per rispondere ho consultato due esperti in materia affinché mi illuminassero sul caos primordiale della scuola italiana: il sindacato e l’ufficio relazioni con il pubblico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

come si diventa insegnanti INCHIESTA BBU
non vi ricorda qualcosa?

Riempite le tasche di gettoni mi sono recata presso la CISL scuola che a Bologna ha sede in via Milazzo 16. Qui sono stata accolta da un gentilissimo sindacalista che ha eluso la domanda passando un’ora a illustrarmi i crediti che dovrei acquisire per partecipare ai concorsi del TFA. Dopo 36 foto scattate alle griglie che mi mostrava (la versione online ancora non gli è arrivata), ho dovuto insistere: ma questi TFA si faranno davvero o mi toccherà rifare la magistrale?

É stato come chiedere a Aleksej Kirillovič Vronskij se alla fine Anna Karenina muore: un fantasma gli è passato sul volto, si è ammutolito per qualche secondo e poi mi ha risposto che non prevedere dei TFA per coloro che si laureeranno prima dell’entrata in vigore della nuova legge gli fa sorgere delle «perplessità di tipo costituzionale». Soprattutto perché escludere un’intera fascia generazionale dall’accesso all’insegnamento provocherebbe come minimo una rivoluzione da parte dei laureati esclusi.

Quindi a parte la garanzia di una rivoluzione guidata dal sindacato, fatta con la nostra pellaccia di laureati esclusi, il sindacalista non aveva nessuna risposta, ma solo dubbi identici ai miei.

Del resto mi sono affidata a un’istituzione che oggi conta meno di una polaroid in mano a un hipster. Mi sono quindi rivolta all’Ufficio relazioni con il pubblico del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in via Dè Castagnoli 1, nella speranza di ottenere risposte più ufficiali.

Alla portineria sono stata indirizzata presso l’ufficio di una giovane funzionaria dello Stato che di laureati in facoltà umanistiche deve vederne spesso. Dopo averle chiesto la soluzione al rebus le si è annebbiata la vista e ha cominciato a sputare la solita litania: giovani-svogliati-che-non-avete-voglia-di-fare-nulla-eccetto-bere-birra.

Dopo vari tentativi di farla rinsavire e una ricerca su Google Maps “esorcista nelle vicinanze” la compassione deve averla fatta riprendere e così ha deciso di darmi un consiglio da «sorella maggiore»: in una fase di transizione da una legge a un’altra prevedono sempre delle norme che accompagnino le fasce escluse, prevederanno quindi dei TFA, poiché il buon senso le dice che non potranno non considerare tutti coloro che si laureeranno in questo periodo.

Gli ho allora fatto notare che non posso affidare le decisioni sul mio futuro al “buon senso” e soprattutto che quest’ultimo non può essere norma, perché stiamo parlando dello Stato italiano e non di Amazon. Risposta: pensi a quelli che hanno dovuto aspettare 12 anni per partecipare al TFA, nemmeno al Ministero sanno cosa faranno e lo vuole sapere lei. Insomma pensa ai bambini che muoiono di fame e pulisci il piatto.

In conclusione non c’è alcuna certezza che il Governo, da qui al 2018, quando entrerà in vigore la nuova legge, si occuperà dei laureati esclusi ad esempio bandendo altri TFA in modo da non costringerci a tornare a l’università. L’unica cosa che posso garantirvi è una “perplessità di tipo costituzionale” in caso che nessun TFA venga bandito e il “buon senso” di cui si sa, l’Italia è erudita.

Basandosi su queste due teorie il consiglio è quindi quello di acquisire i CFU necessari per accedere alle classi di concorso, incrociare le dita e ripetere cento volte “perplessità di tipo costituzionale”, “buon senso”, “perplessità di tipo costituzionale”, “buon senso”.

Accedere all’insegnamento è una delle possibilità che si prospetta, o forse dovrei dire prospettava, nel futuro lavorativo degli umanisti. Come abbiamo visto è una scelta che comporta anni di precariato e nessuna garanzia. Nella prossima puntata affronteremo allora un’altra opzione, l’accesso alla carriera universitaria. Stay tuned, Stay precario!

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