Chiudo la porta, in silenzio.

Mi avvio verso il letto e mi distendo appoggiando lentamente la testa sul cuscino, come se i pensieri, le paure e le ansie che tengo chiuse lì dentro potessero infrangersi con un nulla, scatenando chissà cosa e scomponendo il flebile ordine che ho intorno.

Aspetto che arrivi la mezzanotte.

Poter leggere numeri piccoli sul display dell’orologio mi rasserena. I numeri più grandi che rappresentano le ore dopo mezzogiorno, al contrario, mi danno sempre l’idea di un qualcosa che si avvia verso la fine e che ricomincia subito dopo portando con sé l’inaspettato. Ciò mi inquieta.

È da sciocchi, ma la cosa stuzzica un po’ la mia paura. Forse perché, in fondo, è arrivato il momento di chiedere inconsciamente alla paura di guidarmi, farmi guardare verso la fine e magari immaginarne l’oltre. 

I giorni scorrono pesanti, circondato da persone che sostengono di conoscermi e che vedo apparire all’improvviso come presenze sinistre e anonime. Una legione di estranei intorno ad una creatura indifesa incapace di reagire e fare domande.

All’alba del mio ennesimo compleanno mancano ancora due settimane esatte, così sento bisbigliare. Non riesco a provare o condividere emozioni.

Volendo essere sinceri, ignoro completamente il giorno esatto in cui sono venuto al mondo, quasi fossi sempre esistito. E non è la sola cosa che sta scivolando lentamente dal magro flusso dei ricordi.

Ho dimenticato parecchio nell’ultimo periodo, e sto continuando a farlo. So di aver dentro una fiera indomabile di cui non conosco il nome ma di cui avverto la presenza. Forse una maledizione, esatta pena di eventuali e orrende nefandezze. Che da anni, più che divorarmi il fisico, a cui pensa il tempo, lo fa pian piano sulla mia memoria, l’unico mezzo attraverso il quale posso ricucire il mio passato. È inarrestabile. Se fino a poco tempo fa riuscivo almeno a ricordare qualche viso o qualche piccolo evento, adesso giorno non passa che non dimentichi un dettaglio, un particolare di qualcuno o di qualcosa.

È un po’ come se avessi vissuto solo attimi o giorni a metà. Pezzi di ricordi, come i brandelli di un palloncino scoppiato rimasti attaccati al filo. Riesco talvolta a ricucire sprazzi di ricordo tra loro, ma non riesco a legarli in un rapporto con l’universale, relazionarli alla fonte da cui sono scaturiti.

 

Non avrei mai detto che fosse così dannato il non poter ricordare il proprio passato, né che fosse così maledettamente difficile trovare un appoggio e un conforto nelle parole pronunciate dal pensiero. 
Che sciocco a rifugiarmi nelle parole! So benissimo che mi procurano solo ulteriore dolore, eppure ogni volta credo che possano farmi da analgesico.

 

 

Manca poco alla mezzanotte.

Forse ho distolto lo sguardo dalla fine ancora prima di posarlo su di essa. 
Ma ormai è vicina. Forse non mi darà neanche il tempo di trovare le forze per guardare con l’immaginazione oltre essa.

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