Dopo essere stati al Career day e aver scoperto, con grande sorpresa, che non c’erano opportunità per gli umanisti, angosciati dal “e dopo la laurea che faccio?”, abbiamo deciso di realizzare un’inchiesta sull’accesso al mondo del lavoro per gli umanisti. Ogni due settimane, nella giornata di sabato uscirà una puntata dell’inchiesta, le prime due saranno dedicate all’insegnamento, seguiranno università e il grande bacino dei riciclati, stay tuned!

Abbiamo deciso di iniziare questa inchiesta con l’accesso all’insegnamento perché, come ben saprete, ogni volta che dite ad alta voce di studiare Lettere o Arti Visive la frase successiva che da ogni lato s’innalza è “Ah! Vuoi fare l’insegnante?”. E anche se la risposta è no -magari con aggiunta di insulto condito- per tutti gli umanisti il piano B è fare l’insegnante, perché ammettiamolo, molto meglio insegnare Dante a una masnada di ragazzi urlanti che fare chiamate da un call center in Albania che di dantesco ha solo la parte infernale.

Ma come si diventa insegnati nel 2016? Spesso si sente parlare di crediti per l’insegnamento, ad esempio l’alta frequenza al corso di Geografia Umana è causata dalla necessità di accumulare 12 cfu in geografia, non dall’oratoria della professoressa. Ma servono ancora i cfu per diventare insegnante?
Purtroppo cari colleghi, mi dispiace informarvi che tutti quei corsi sfracella meningi che avete diligentemente frequentato, tutti quei libri superflui che avete fotocopiato e poi studiato, potrebbero essere stati assolutamente inutili. La nuova riforma della scuola , la “Buona Scuola”, ha cambiato le regole in gioco, regole talmente complesse che il Governo, per finirle di scrivere, si è dato tempo fino a gennaio 2017. Nel frattempo siete liberi di giocarvi i cfu alle biglie in cortile con tutti gli altri colleghi del corso di Geografia umana.

Quindi, se domani mi laureo, inizio a scrivere la sceneggiatura di Cento Vetrine il ritorno, ma non trovo nessuno che me lo produce e sono costretto a optare per il tanto disprezzato piano B, cosa devo fare?

Innanzi tutto vado sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sezione “diventare docenti” e seguo le indicazioni. Per diventare insegnante è necessario possedere una laurea specialistica oppure una laurea magistrale, si chiamano così da quando l’acceleratore del Cern di Ginevra è diventato un tunnel che arriva fino al Gran Sasso. Dopo aver tolto l’annuncio su ebay per un diploma di laurea e tratto un sospiro di sollievo comincia la fregatura dei cfu, perché se pensavi di fare cosa buona e giusta mettendo nel piano di studi Psicologia dell’arte, ora sei fregato, perché senza i crediti di Geografia umana e Storia della lingua italiana non vai da nessuna parte.
Il solo diploma di laurea infatti non è sufficiente, servono dei requisiti minimi, ovvero un certo numero di cfu in base alla materia che si vuole insegnare. Per scoprire quali cfu ti servono è possibile ascoltare le voci di corridoio oppure cliccare qui e scaricare l’allegato All ADM 22/2005 per classe di laurea.

Ecco un esempio: mettiamo di essere laureati in Storia contemporanea, dobbiamo cercare la nostra classe della laurea specialistica ovvero un codice con cui viene identificata la denominazioni di classe di laurea, nota anche come nome del corso di laurea. Uscirà quindi che se sono laureato in L/S:94, cioè Storia Contemporanea e voglio insegnare Filosofia e storia (detta denominazione classe di concorso, a cui coincide un codice, in questo caso 37/A) dovrò avere almeno 36 crediti nel settore scientifico disciplinare M-FIL di cui 12 M-FIL /01, 12 M – FIL /02 o 03 o 04 o 05, 12 M – FIL /06. I settori scientifico disciplinari (SSD) sono sempre codici con cui vengono categorizzati gli insegnamenti, in questo caso M-FIL/01 è Filosofia teoretica, M-FIL/02 è logica e Filosofia della scienza, M-FIL/03 Filosofia morale ecc.. Per decifrare il rebus nome del corso codice SSD è possibile utilizzare una tabella che trovate qui.

Classe della laurea specialistica Denominazione classe di laurea Classe di concorso Denominazione classe di concorso Requisiti minimi (crediti)
L/S:94 Storia Contemporanea 37/A Filosodia e Storia Con almeno 36 crediti nel settore scientifico
disciplinare M-FIL di cui 12 M-FIL /01, 12
M – FIL /02 o 03 o 04 o 05, 12 M – FIL /06

Esempio tratto da All ADM 22/2005 per classe di laurea

Se vi siete accorti che vi mancano 12 cfu in Filosofia morale perché di seguire il corso non ne avevate proprio lo sbatto, state tranquilli potete recuperare i cfu che vi mancano iscrivendovi ai corsi singoli dell’Università alla modica cifra di 700 euro a corso.

Arrivati fino qui potreste già iniziare a leggere qualche canto dantesco in una classe iscrivendovi nella graduatorie d’istituto di III fascia. Ovvero quelle graduatorie che i presidi utilizzano per le supplenze temporanee o annuali di professori ammalati. Sostanzialmente non si diventa insegnanti, ma precari con contratti mensili rinnovabili a discrezione del preside.
Per accedere all’insegnamento è infatti necessario essere iscritto in una delle tre graduatorie esistenti: graduatorie a esaurimento, graduatorie di merito e graduatorie d’istituto a loro volta suddivise in 3 fasce. Nelle prime si iscrivono gli abilitati all’insegnamento (non voi perché ancora non avete letto il passaggio successivo), ma sono state chiuse nel 2008, nelle seconde si accede per concorso, ma se il Governo non lancia il concorso non c’è possibilità di accedervi, mentre le graduatorie d’istituto di I e II fascia sono quelle riservate agli abilitati ma esclusi dalle altre graduatorie.
Solamente attraverso le graduatorie a esaurimento e di merito si diventa insegnanti di ruolo, perché ogni anno – come vuole farci credere il sito – gli insegnanti necessari vengono prelevati per il 50% da dalla prima graduatoria e per il restante 50% dall’altra.

Ma come si ottiene l’abilitazione necessaria per entrare in graduatoria? Sempre seguendo le indicazioni del sito del MIUR bisogna frequentare un Tirocinio Formativo Attivo di 1500 ore al costo di 2500 euro, al termine del quale è previsto il superamento di tre prove per ottenere l’abilitazione. I TFA vengono realizzati dalle università, ma è inutile che corriate in segreteria a chiedere perché per essere svolti è necessario rispondere a un bando emanato dal Governo, cosa più unica che rara dato che l’ultima volta sono serviti 12 anni d’attesa.

Per dicembre 2015 era previsto l’ultimo TFA della storia dell’istruzione italiana, dato per disperso a febbraio, resuscitato ad aprile grazie alle dichiarazioni del sottosegretario Gabriele Toccafondi che, uscito dalla lotteria, ha sparato la cifra di 16mila per il numero di posti previsti. Per la data bisognerà attendere l’estrazione della prossima settimana.

All’ultimo TFA non sarà possibile partecipare se ancora non si è laureati, quindi chi ancora deve dare Storia dell’arte moderna e Glottologia per insegnare dovrà seguire le nuove regole previste dalla legge 107/2015, nota anche come “Buona Scuola”.
Il problema di queste nuove regole però è che ancora non sono state scritte, la legge infatti da la possibilità al governo di procrastinare per 18 mesi la scrittura dei decreti legislativi. Quindi fino a marzo 2017 potremmo non sapere cosa dobbiamo fare e fino all’anno accademico 2017/2018 tali norme potrebbero non essere ancora entrate in vigore (prova è il fatto che sul sito del MIUR sono reperibili informazioni relative al vecchio sistema).

Nel frattempo ci accontenteremo della legge per avere un’idea del nostro futuro piano B.
Innanzi tutto i commi 105,106 e 107 prevedono l’abolizione delle graduatorie ad esaurimento e di merito dopo il loro svuotamento, mentre restano in uso quelle d’istituto ove ci si potrà iscrivere solo se abilitati. Ecco quindi che viene precluso l’accesso all’insegnamento a chi si sta per laureare perché non essendo più previsti altri tfa non sarà possibile ottenere l’abilitazione necessaria per iscriversi in graduatoria. Possibilità che comunque consente solo di essere assunti con contratti a tempo determinato e per un totale di 36 mesi, altrimenti lo stato dovrà rimborsarti, perché l’Unione europea ha stabilito che fare il precario è bello, ma dopo 36 mesi diventa disumano (commi 131, 132).

Verranno poi istituite della magistrali, costituite appositamente per coloro che vorranno insegnare – vi toccherà avere le idee chiare fin da subito, niente più piano B – e saranno a numero chiuso, poiché il numero di posti sarà calcolato sulle esigenze effettive del sistema scolastico (commi da 63 a 85). Dopo aver ottenuto la laurea bisogna partecipare a un concorso che, se vinto, permette l’assegnazione a una scuola ove si deve svolgere un tirocinio retribuito della durata di tre anni. Nel corso del primo anno di tirocinio è inoltre necessario conseguire un diploma di specializzazione presso l’università, negli altri due anni invece avviene una “graduale assunzione della funzione di docente”, quasi per magia.
Durante tutto il tirocinio si viene seguiti da un altro docente e dal preside che dovranno dare una valutazione finale che, se positiva, consente di essere assunti a tempo indeterminato (comma 181).

Ma se io mi laureo a marzo del 2017 o a luglio 2017 come faccio? Per tutti gli studenti che sono già iscritti a un corso magistrale l’accesso all’insegnamento potrebbe significare doversi iscrivere a un altro corso magistrale. La legge infatti non prende in considerazione tutta quella fascia di studenti iscrittasi nel 2015 e tutti coloro che si iscriveranno fino al 2017.
L’unico accenno contenuto nel testo è il seguente (comma 181.b.5)

b) riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria, in modo da renderlo funzionale alla valorizzazione sociale e culturale della professione, mediante:
la previsione che il percorso di cui al numero 2) [istituzione di concorsi nazionali per accedere ai tirocini triennali] divenga gradualmente l’unico per accedere all’insegnamento nella scuola secondaria statale, anche per l’effettuazione delle supplenze; l’introduzione di una disciplina transitoria in relazione ai vigenti percorsi formativi e abilitanti e al reclutamento dei docenti nonche’ in merito alla valutazione della competenza e della professionalita’ per coloro che hanno conseguito l’abilitazione prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui alla presente

In questo comma si fa riferimento a una “disciplina transitoria” ma non viene specificato che tipo di disciplina ed è poco chiaro a chi è rivolta.

Inoltre vi è il problema relativo all’attivazione dei nuovi corsi magistrali che consentono l’accesso all’insegnamento: le università hanno i mezzi necessari per attivarli? Secondo il decreto ministeriale 47/2013 per attivare nuovi corsi di laurea è necessario predisporre una certa quantità di risorse minime per l’attivazione.

E che cosa significherà mettere un numero chiuso per l’accesso alle lauree magistrali? Facilitare la corrispondenza istruzione-accesso all’insegnamento calcolando il numero esatto di posti richiesti? Oppure creare nuovi vincoli nell’accesso alla formazione universitaria?

Per rispondere a queste domande e capire cosa bisognerà fare nel prossimo futuro per accedere all’insegnamento vi rimandiamo alla prossima puntata sabato 14 maggio.
Nel frattempo vi consigliamo di non giocarvi i cfu a poker, potrebbero sempre tornare utili.

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