GABBANI SÌ, GABBANI NO. E INTANTO VINCE SANREMO

In mezzo a performance poco riuscite e alla mediocrità di molti brani in gara, l’originalità e la bravura di Francesco Gabbani stravincono l’edizione 67 del Festival di Sanremo

 

Gabbani vince Sanremo2017. Foto da il post.it

Gabbani vince Sanremo 2017. Foto da ilpost.it

 

F come Festival di Sanremo, direbbe forse Ligabue in questi giorni se gli chiedessero di fare lo spelling.

Puntuale come uno scoop su Belén Rodriguez, la più nota kermesse nazionalpopolare di musica italica è stata sparata nell’etere come sempre in pompa magna per cinque giorni, concludendosi lo scorso sabato 11 febbraio e portandosi dietro, ça va sans dire, critiche e benedizioni da parte della schiuma del pubblico caciarone della tv generalista italiana.
Bersaglio prediletto dei detrattori per passione e patentati radical chic del web, promotori del commento ready-made (sempre illuminanti, in questi contesti, le parole di Umberto Eco sulle opinioni del web), anche per il terzo festival figlio di papà Carlo Conti non sono mancati elogi e polemiche. Le parole pro e contro si sprecano coprendo abbondantemente la distanza Terra-Plutone e, a proposito di corpi freddi, spaziando dalla monolitica Maria De Filippi, presenza atarassica e senza filtri al timone del festival – che, manco a dirsi, ha ricevuto tante frecciate quanto consensi – passando per i cachet e le performance di ospiti e superospiti, fino a giungere all’autoalimentato e prevedibile falò di commenti al vetriolo e al profumo di malva su canzoni ed esibizioni festivaliere.

È assodato, l’universo Sanremo infiamma così tanto gli italiani dai 140 caratteri che la battaglia di Canne in confronto sembra un torneo di briscola tra anziani di paese.

 

Detto ciò, facciamo un lungo respiro e soffermiamoci a discutere brevemente sulla canzone e sull’artista che, in mezzo a quel bailamme che è il Festival di Sanremo, sono arrivati a buon diritto alla vittoria.

A portarsi a casa il leone d’oro rampante è un ragazzone che a vederlo ricorda un po’ Massimo Lopez, un po’ Paolo Ruffini. Tale Francesco Gabbani da Carrara, 35 anni, baffo e sorriso smagliante. Uno che la musica la mastica da quando è piccino e, diciamolo, lo fa anche bene. Complice anche quel timbro graffiante che lo caratterizza, è immediatamente saltato all’occhio dei più lungimiranti.

Tra contratti con importanti etichette e piccoli successi in gruppo prima e da solista poi, il suo palmarès è andato via via costellandosi di importanti riconoscimenti, come la vittoria del singolo Amen tra le Nuove Proposte e altri due premi nella stessa edizione 2016 del festival, dischi di platino, collaborazione discografica con Raffaella Carrà e brani scritti per il cinema e per artisti di successo come Francesco Renga e Adriano Celentano. Sì, anche per lui. Proprio il molleggiato infatti ha fortemente voluto che scrivesse un pezzo, Il bambino col fucile, inserito nel secondo album della coppia d’oro Mina-Celentano, Le Migliori, fresco di uscita. Gabbani ne è orgoglioso e nella serata cover rende legittimo omaggio al “suo” Celentano, inondando l’Ariston con una rivisitazione di Susanna.
Col molleggiato
condivide anche una certa predisposizione all’elasticità nelle performance coreutiche, testimoni di ciò le esibizioni live.

Passiamo a Occidentali’s Karma.

Tra chi non ne ammette intellettualmente la bravura e chi sul serio non ha afferrato il testo, ormai lo sanno anche i marziani che a Sanremo 2017 ha vinto l’esplosività di questo ragazzotto toscano col suo pezzo dal titolo evocativo. Un titolo, un programma.

 

 

Occidentali’s Karma dissacra e ironizza sulla moda tipica degli occidentali di nascondere ciò che siamo seguendo discipline orientali e scimmiottando –mai verbo fu più idoneo atteggiamenti e costumi che non ci riescono bene, livellandoci tutti a scimmie nude” che ballano.
Alla prima esibizione, 
Gabbani azzarda. Porta sul palco con addirittura un ballerino vestito da scimmia, per poi invertire i ruoli la volta successiva, in cui lui è la scimmia e il ballerino porta il suo maglione colorato della prima serata. Intento “didattico” o meno, è sicuramente un elemento che senza dubbio ha contribuito a costruirne la vittoria.

 

 

Gabbani e la scimmia sul palco dell’Ariston. Foto da lastampa.it.

 

Occidentali’s Karma è andato a scuola da Battiato, chi lo ha scritto è colto e davvero in gamba e lo palesa a tutti in eurovisione, con allusioni sottili che strizzano l’occhio e punzecchiano l’ascoltatore. C’è la chimica giusta: ritmo accattivante, testo fatto con giochi di parole, neologismi, accostamenti intelligenti e non scontati, non troppo poetico ma studiato con meticolosità, con un tema talmente contemporaneo che ci sentiamo tutti chiamati in causa in quanto uomini (o scimmie, dipende dal contesto).
Abbiamo davanti un pezzo che si è fatto spazio perché semplice e complesso al punto giusto, riuscendo al contempo a fare ironia, tirare in ballo lo zoologo Desmond Morris e a lanciare una breve steccata ai “tuttologi col web”. Originale e per nulla scontato e banale, motivo per cui la vittoria risulta inaspettata.
Una vittoria, la sua, che si tira dietro anche il Premio TIMmusic 2017 per il brano più ascoltato in streaming sulla piattaforma digitale.  

Accolto di buon grado sin da subito da esperti del settore, critici e musicisti, è ormai chiaro quanto Gabbani, sull’onda della formula vincente di un anno fa, abbia indovinato la chiave per accaparrarsi la simpatia della macchina Sanremo, con buona pace di chi ha mal digerito la cosa.

Oscurando quasi completamente altri cantanti melensi e testi dozzinali in gara al festival, il nostro si è imposto riuscendo a tessere inconsapevolmente una vittoria lunga due festival consecutivi, con quella giusta combo di creatività, follia e sana consapevolezza di essere bravo e abile cantautore, compositore e performer. Una vittoria sanremese che è una ventata di aria fresca, che ha riscattato – a parere di chi scrive – la qualità e la credibilità dell’intero carrozzone festivaliero.

 


Insomma, senza girarci troppo intorno, vista la poca consistenza dei podi sanremesi degli ultimi anni e senza nulla togliere ad altri ottimi artisti del calibro di Paola Turci, Fiorella Mannoia o Ermal Meta, è proprio il caso di dire che stavolta a Sanremo ha trionfato l’alternatività artistica e la vera, originale differenza.

I più rompiballe diranno sempre e comunque con disprezzo che “sono solo canzonette”, ma stavolta per ovvia onestà intellettuale bisogna dire il contrario.
L’inversione di tendenza c’è stata e pure in modo eclatante. Aria di cambiamento in casa Sanremo? 
Intanto, mentre siamo tutti intenti a ballare come scimmie nude, vedremo dove si sposterà il baricentro artistico di questo rampante cantautore.

 

Dopo il sorprendente trionfo di Francesco Gabbani, una delle domande che il pubblico italiano medio si è posta è: “Ma non ha partecipato a nessun talent show?”.
Ebbene, no. Non si è neanche ritrovato a passarci per sbaglio. E se ne seguite con attenzione qualcuno, il perché è comprensibile.


Quindi se in questi giorni vi state chiedendo se ci sia vita e musica oltre i talent, pensate a Francesco Gabbani, che di talento ne ha da vendere, e datevi una risposta.

 

Salvo Bruno

Salvo Bruno

Emigrato della East Coast calabrese, spesso una combo di immaginazione, passione e un pizzico di autostima mi invoglia a buttare su carta qualche racconto. Se mi va, ne schizzo anche un fumetto. In veste di universitario, studio le lingue. Amo Internet, il sushi, la buona musica e gli eventi live tanto quanto odio il fumo e l’ignoranza.

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