Ciao Bennet.
Partiamo dal nome del vostro gruppo.

Bennet: “Oh, di sicuro è una cosa curiosa su di noi.
È un gioco di parole che viene da ‘treble’ , che sono le note più alte in musica, e ‘trouble’ , un aggettivo che in inglese significa ‘cool’ ma anche ‘cattivo’. Siamo stati noi stessi a dare il nome al nostro trio perché spiega al meglio la nostra idea di creare ed eseguire la musica. Il nostro sound è eclettico, un misto di follia e qualcosa di non convenzionale”

 

Come definisci il vostro modo di essere musicisti?

B: Noi diciamo di essere un trio “indie world fusion” e che la nostra è una musica per viaggi e viaggiatori. Da esploratori culturali, quando scriviamo musica noi vogliamo raccontare una storia e anche lo stile ne fa parte. Viaggiatori possono anche essere rifugiati, non solo coloro che viaggiano per passione o per lavoro, quindi la nostra musica deve poter parlare di e con entrambi”

 

Quando avete iniziato a suonare insieme?

B: “L’idea è nata lungo le strade di New York nel 2013.
Io sono americano e ho vissuto lì per anni, dove ero solito suonare il violino in veste di busker in diverse occasioni. Poi ho deciso di spostarmi a Londra e dopo aver conosciuto Oliver Maguire, il nostro percussionista, siamo andati insieme in Germania, dove abbiamo incontrato Florian Eisenschmidt, di Braunschweig.
Adesso viviamo tutti a Berlino”.

 

Avete intenzione di allargare la vostra famiglia con altri artisti?

B: “No, ma è possibile che accada. Abbiamo condiviso alcune delle nostre performance con altri artisti come Dario Rossi, famoso percussionista italiano, ma per il momento preferiamo rimanere tre elementi. Chissà, potremmo aggiungere un bassista al nostro gruppo in futuro, ma è solo un’idea”.

 

 

Qual è il posto più bello in cui vi siete esibiti?

B: “Beh, ce ne sono un po’. Tipo una famosa concert house a Berlino, dove ci siamo esibiti mesi fa, oppure a Genova su antiche rovine romane, anche lì mesi fa. Un’altra incredibile esperienza è stata dare vita a un magico concerto di strada fuori da un antico portico romano a Verona, tre anni fa.
Di base abbiamo suonato dovunque fosse bello per noi. Ad ogni modo speriamo sempre di rendere un posto un po’ più bello attraverso la nostra musica, anche se di solito preferiamo posti storici per il loro modo di
essere. Il posto indubbiamente influenza il modo in cui suoniamo”

 

Voi tornate a Bologna molte volte all’ anno, appena vi è possibile. Cosa vi piace e cosa non di questa città e del nostro Paese in generale?

B: “Oh, bella domanda, ragazzo!
Bene, diciamo che guidare a Bologna non è il massimo, iniziamo col dire questo! Le strade sono un po’ strette per alcuni tipi di auto. Se ci riferiamo alla musica, invece, devo dire che la scena musicale in generale è un po’ vuota, perché ci sono poche opportunità e una situazione complicata per gruppi come il nostro.
A differenza della Germania e di altri Paesi in Europa, un’altra cosa che non ci piace sull
e esibizioni in Italia è che non ci sono molti posti che possano ospitare 300-400 persone peer un concerto come quelli che facciamo di solito altrove. Avete dei festival veramente pazzeschi e arene molto grandi per grandi concerti, ma non concert house per artisti meno famosi”

 

 

 

Ma amate davvero l’Italia, lo so.

B: Sì, naturalmente. Le cose che amiamo sono molte di più, per fortuna! Amiamo davvero tanto questo Paese, è vero. Amiamo gli italiani, il cibo, i paesaggi e le città. Ci siamo esibiti in molte di esse e una delle cose che ci piace di più è il fatto che qui facciamo amicizia più velocemente che in altri posti. C’è qualcosa di magico e tutto ciò è incredibile!”

 

Quali altre città vi piacerebbe raggiungere col vostro sound?

B: “Sono super interessato a suonare in Oriente. Il mio sogno è suonare lungo le città della Via della Seta, una zona davvero molto grande che è ancora oggi piena di cultura e città meravigliose. Oppure fare un viaggio musicale sulla rotta Texas – Santiago del Chile o in Venezuela. Devono essere esperienze di vita meravigliose.
Siamo esploratori culturali, non dimentichiamolo!”

 

Avrete anche voi i vostri artisti preferiti. C’è qualcuno di famoso tra loro con il quale vi piacerebbe lavorare?

B: “Oh, certo. Ci piacerebbe creare qualcosa con Rodrigo y Gabriela, due famosi chitarristi messicani, o fare una canzone con Stromae. Canta in un modo molto particolare! Lo amiamo davvero troppo”

 

State per fare un concerto a Bologna in una location molto importante per la città come il Mercato Sonato, dove presenterete il vostro album ‘Lose Your Ties’.
Pensi che il messaggio di libertà che trasmette il disco possa e sappia parlare a ogni tipo di persona in ogni società?

B: “Assolutamente sì, ne sono fermamente convinto. Penso che a un certo punto nella vita di ogni persona si senta il desiderio di cambiare. La vera domanda è, hai la motivazione giusta e il coraggio di rischiare tutto quello che è percepito come ostacolo e che ti sta davanti?”

 

 

Siamo arrivati alla fine di questa intervista ed è il momento della domanda più importante.
Qual è il vostro consiglio a chi si accinge a iniziare il vostro tipo di carriera?

B: “Suonare per strada non è facile come sembra, perché devi trovare il modo giusto per connetterti con il posto in cui ti trovi e in cui stai suonando. Un posto deve parlare con la tua musica e la musica deve fare lo stesso con il posto che scegli. Noi suoniamo in un modo più dinamico quando le strade sono affollate, più tranquillamente se non c’è molto rumore.

Altra cosa da fare è creare l’aura, che è forse la parte più grande della performance. Hai bisogno di crearti il palco e la bellezza del tuo sound deve essere sentita il più lontano possibile.

La ragione per cui noi amiamo Bologna e in particolare Piazza della Mercanzia è proprio questa, il modo in cui è. È perfetta perché fa creare connessioni dove connessione non c’è”


Ascolta ‘Lose Your Ties’ su Spotify:

 

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