La nuova Lovanio

Guardando Louvain-la-Neuve, piccola cittadina belga a mezz’ora dalla capitale, nessuno la penserebbe come il risultato di uno degli scontri culturali più violenti del paese. Eppure, prima del 1972, nello spazio ora occupato da LLN (se ci si vuol dare un tono da abitante del posto) c’erano solo campi di barbabietole.

Fiamminghi e Valloni sono storicamente e linguisticamente distanti quanto umanamente possibile per due culture europee. A causa della natura di frontiera del Belgio, però, condividono una nazione appena più grande della Sicilia. I due gruppi sono separati in amministrazioni relativamente indipendenti – parlamenti diversi, partiti politici divisi, sistemi scolastici e sanitari differenti. Unica eccezione è l’ex-regione del Brabante. Prima del 1995, infatti, di questa zona facevano parte realtà, come la capitale Bruxelles, dove la popolazione francofona e quella neerlandofona convivevano guancia a guancia. La città di Lovanio (o Leuven – o Louvain), sede di uno dei poli accademici più grandi del Belgio, si era affermata come centro della comunità fiamminga. La sua Università Cattolica è una delle più importanti del paese, famosa per la sua collaborazione con Stella Artois e per la creazione di uno dei centri per lo studio della birra più grandi del mondo.

Mentre nel resto d’Europa e negli Stati Uniti gli anni Sessanta furono teatro di scontri e manifestazioni studentesche per i diritti sociali e contro la guerra, in Belgio gli stessi anni videro lo sviluppo di movimenti federalisti via via più manifesti. Nell’ambiente universitario di Lovanio, un numero sempre maggiore di studenti da tutto il Belgio frequentava corsi nelle due facoltà, quella francese e quella fiamminga. Gli studenti fiamminghi lamentavano come la crescente minoranza francofona avesse portato al sovrappopolamento di classi e servizi, minacciando l’omogeneità linguistica non solo dell’università ma anche della zona. Alcune fazioni cominciarono a protestare sotto la bandiera Leuven Vlaams – Walen Buiten (Lovanio Fiamminga – Fuori i Valloni), organizzando diverse dimostrazioni, inizialmente di natura folkloristica, ma presto violente. Nel 1968, le facoltà, di comune accordo, stabilirono di spostare gli studenti francesi in una nuova città – la Nuova Lovanio, per l’appunto.

Studenti fiamminghi manifestano per le strade della vecchia Lovanio

Louvain-la-Neuve doveva essere più di un semplice campus universitario. Doveva diventare un polo accademico moderno e rinomato, in competizione con la vecchia istituzione, ora nota come KU Leuven. Certo, Leuven aveva il vantaggio di un paio di secoli di tradizione. Tuttavia, poco importava che la città mancasse di auditori storici e strade medievali, Louvain-la-Neuve avrebbe rappresentato un simbolo del suo tempo. Il progetto fu ideato rapidamente, e già all’inizio degli anni Settanta, i primi studenti cominciarono ad arrivare. Oggi, passeggiare per la città è come assistere a una masterclass di urbanistica. Costruita seguendo un’architettura brutalista e utilitaria, un susseguirsi di blocchi di studentati dà su diverse piazze, riempite di teatri, musei e centri culturali. Tutt’attorno alla città, progettisti e giardinieri hanno curato parchi, boschi e laghi artificiali, per bilanciare la funzionalità del cemento.

Uno dei numerosi studentati di LLN.

 

La Places des Sciences, il fulcro architettonico della città.

I creatori hanno insistito per formare una comunità che andasse oltre quella studentesca, cercando di attirare fasce demografiche diverse, famiglie, professionisti e anziani. Per questo il centro è ricco di negozi indipendenti e cinema. L’intera città si sviluppa sulla dalle: la lastra pedonale sotto alla quale file e file di macchine sono abbandonate a favore di salubri camminate urbane. Nel 2009, per celebrare la città e la regione, il Museo Hergé ha aperto proprio nel mezzo di un grande parco. Quasi a ribadire il concetto, il compito di onorare il creatore di Tin Tin è stato affidato all’architetto della Cité de la Musique di Parigi, Christian de Portzamparc, famoso per la sua capacità di integrare di modernità tecnologica e natura. E per ospitare gli abitanti che non hanno apprezzato le scelte estetiche dell’amministrazione (che per molti sono effettivamente un pugno in un occhio) è nata la Baraque, una specie di quartiere/comune agricola in cui gli occupanti vivono in carovane colorate e case bitorzolute, nel mezzo di orti e frutteti profumati.

Il quartiere della Baraque.

Passando una giornata a Louvain-la-Neuve, passeggiando tra i suoi murales, è difficile percepire l’importanza della cittadina, unica “città nuova” del paese dal 1666. Eppure, il cosiddetto “affare di Lovanio” portò alle dimissioni del primo ministro francofono Paul Vanden Boeynants e alla riforma istituzionale del 1970 che, di fatto, è all’origine del moderno stato federale del Belgio. Oggi, un atto che doveva scindere un popolo, ha dato modo alla nazione di riformarsi, di ribadire la propria unicità linguistica e culturale, e di mostrare al mondo come si vive – divisi come Valloni e Fiamminghi – ma insieme come Belgi.

Il Museo Hergé

 

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