Il museo Magi900 è una porta del tempo nascosta nella provincia Bolognese, un biglietto per uno spettacolo che ti permette di viaggiare in poche ore tra le opere di un secolo di arte.

Cosa hanno in comune l’arte, un granaio e un imprenditore?

La risposta è abbastanza intuitiva: Pieve di Cento, il più piccolo comune della provincia Bolognese.

Percorrendo le curvose strade provinciali che conducono a questo piccolo paesino, lo sguardo si adagia pacificamente sul paesaggio orizzontale della campagna emiliana, l’ultimo posto dove ti aspetteresti di trovare un museo d’arte. Una volta letto il cartello “Pieve di Cento” rimangono pochi metri prima che il navigatore sul tuo cellulare annunci meccanicamente che sei arrivato a destinazione. L’impatto visivo del museo è notevole, il design moderno della sua architettura si pavoneggia tra i quartieri residenziali e la campagna, andandoci però tutto sommato d’accordo. Lo spazio oggi preso da sculture, quadri e installazioni, era un tempo occupato dal grano, infatti, fino a qualche anno fa l’edificio era un silo usato per lo stoccaggio del frumento, costruito nel 1933.  Caduto in disuso, il granaio era destinato alla demolizione, ma le idee e la passione di Giulio Bargellini hanno donato loro nuova vita.

Giulio Bargellini, nato a Pieve di Cento nel 1932, è il classico esempio di self-made man. Con intuito e tenacia negli anni 60 diventa leader con la sua impresa nel settore della produzione di sistemi per l’illuminazione di emergenza, diventando uno degli “imprenditori pionieri” dell’Italia del dopoguerra. Bargellini sviluppa parallelamente al suo innato senso degli affari una profonda passione per l’arte, facendosi promotore di numerose attività culturali e collezionando nel tempo numerose opere arte riconducibili ai maggiori movimenti artistici del 900. Dopo aver salvato il silo dalla demolizione e averlo ristrutturato, Bargellini dà vita al suo progetto, inaugurando nel 2000 il primo museo privato italiano: il Magi900.

Il museo è un monumento alla soggettività nell’interpretare e vivere l’arte, un archivio disordinato che raggruppa esponenti più o meno noti dei più importanti movimenti artistici sviluppatisi nel corso del ‘900.

 

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Guardandosi intorno tra i bianchi corridoi del museo, si ha l’impressione di percorrere una limpida autostrada, il cui egocentrico panorama affascina e incuriosisce il viaggiatore in un’epoca piena di cambiamenti. La struttura è stata fin dalla sua inaugurazione in continuo ampliamento arrivando ora a ospitare migliaia delle opere collezionate da Bargellini, suddivise tra i 3 edifici del museo.

L’allestimento della collezione presentata attualmente è dedicato ad alcuni dei protagonisti e dei movimenti dell’arte e della cultura visiva tra XX e XXI secolo, fornendo una fotografia  temporale documentata dalle opere di artisti come De Chirico, Fontana, Burri e Modigliani.

Pur rappresentando un archivio articolato e organizzato sui diversi piani degli edifici in base alle diverse correnti, gli orientamenti e personalità, il museo Magi900 è anche un’esposizione delle curiosità e intuizioni del collezionista.

Se il visitatore riuscisse per un attimo a distogliere lo sguardo dalla visionaria collezione di Giulio Bargellini, percepirebbe vibrare tra i muri del museo la magnifica arte del reinventarsi.

Si nasce granai e si muore musei.

Tommaso Bassi

 

 

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