Non abituiamoci al terrore, Orlando

L’ennesima strage, l’ennesima violenza, l’ennesima solidarietà da click che ci lascia un senso di sdegno che è ormai una forma mascherata di indifferenza, un constatazione di un evento tragico che nel migliore dei casi viene oscurato da quello successivo e nel peggiore dalla foto oscena del sabato sera in discoteca nella quale ti hanno, tuo malgrado, taggato. Le immagini di violenza e le notizie terrificanti che riempiono gli schermi dei nostri cellulari, computer e televisori, sono numericamente ingestibili dalla nostra sensibilità, tanto da costringerci a uno sforzo per non far sì che tutte queste espressioni di violenza e intolleranza cadano in un pericoloso pozzo, buio e geometricamente perfetto, chiamato abitudine.

Fatti come quelli di Orlando sono rapine alla nostra possibilità di condividere, sono l’omicidio di possibili amori, amicizie e strage di orlandoantagonismi. Non c’è da piangere una sola comunità, non si deve esprimere solidarietà solo al mondo LGBT, o ai francesi, al popolo turco o agli ebrei. Tutte quelle persone, prima ancora di essere omosessuali, etero, musulmani, cristiani testimoni di Geova o sostenitori di Donald Trump, erano occasioni viventi, risorse dalle quali ognuno di noi avrebbe potuto attingere viaggiando o con le quali avrebbe potuto collaborare per chissà quale progetto.

Ogni persona che ci viene strappata, a prescindere che ciò avvenga a 10 chilometri da casa nostra o dall’altra parte del mondo, lascia un vuoto dove c’era qualcosa da scoprire, svuota di oro il forziere che tutti noi cerchiamo nella nostra breve caccia al tesoro. Ecco perché non dobbiamo abituarci, ecco perché ogni volta che veniamo derubati dobbiamo lavarci la faccia, vestirci di fretta e uscire di casa a farci guidare nei posti in cui dobbiamo essere, assorbendo quanto più possiamo dalle esistenze altrui.

Le cinquanta vittime di Orlando sono state rubate all’umanità, come quelle di tutti i massacri e delle guerre che ogni giorno si perpetuano vicino e lontano da noi. Sabato sera ancora una volta una fetta di storie di vita irripetibili è stata spazzata via, entrando a far parte di un panorama affollato che nessuno di noi potrà più contemplare. Cento occhi che non incroceremo mai, cinquanta bocche con le quali non potremmo mai parlare, che non potremmo mai baciare per caso. Cinquanta anime come le nostre, che per il solo fatto di essere in questo mondo, lo rendevano un posto imprevedibilmente diverso.

Interrompere così bruscamente un percorso, il viaggio della vita, rende questi carnefici esseri aberranti e statici, fermi con le loro armi che, codardi, fanno fare il lavoro sporco alle loro pallottole o alle loro bombe, mentre le persone da loro odiate ballano tutt’intorno.

In America gli ovetti kinder sono stati vietati in quanto considerati una minaccia per l’incolumità dei bambini, nei supermercati non ne troverete nemmeno uno, la cosa potrebbe farvi incazzare. Nel caso non riusciste a contenere la rabbia, potreste comodamente spostarvi al simpatico reparto armi, comprare un AK-47 e fare fuori tutto il personale del centro commerciale. Per quanto l’ipocrisia degli stati uniti in termini di sicurezza sia evidente, e ammettendo che episodi di questo genere sono resi molto più facili da compiere avendo tale disponibilità, è tuttavia stupido pensare che atti di odio così grandi sarebbero evitati solo rendendo illegale il loro commercio. La pericolosità del contatto quotidiano delle armi ha una rilevanza in termini di rischio di incidenti, in termini di pericolosità che oggetti di morte capitino nelle mani di persone squilibrate o bambini. Ma casi come quelli di Orlando gettano le loro radici molto più in profondità. Omar Mateen era sicuramente un uomo frustrato, ma non ha fatto ciò che ha fatto per sfogarsi di una qualche delusione, o perché era abbattuto dalla vita, era bensì guidato dalla convinzione di essere nel giusto, di servire una qualche ideologia o religione, difendendo principi etici che evidentemente venivano traditi dai clienti del Pulse club.

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Omar Mateen, 29

Omar Mateen, era una guardia giurata, violento con la ex-moglie, 2 porti d’armi, immigrato di seconda generazione e figlio di genitori afgani. Il padre ha dichiarato che i sentimenti di odio che il figlio aveva iniziato a maturare verso il mondo gay avevano avuto la loro genesi quando lo stragista vide per strada un bacio omosessuale, ma mai si sarebbe immaginato che la sua creatura sarebbe potuta arrivare a tanto.I media sostengono che il movente dell’attentato sia riconducibile appunto o all’omofobia o al terrorismo islamico, in quanto prima di compiere la strage Omar Mateen ha chiamato le forze dell’ordine dichiarandosi fedele allo Stato Islamico. Capire le motivazioni che portano a tanto risentimento verso il genere umano è fondamentale, o forse totalmente inutile. Ci può davvero essere una motivazioni migliore o peggiore di un’altra per entrare in un locale e sparare a random sulle persone uccidendone cinquanta? Cos’è peggio, che Omar Mateen fosse omofobo, o che fosse soldato indottrinato allevato tra le linee dell’ISIS?

L’unico modo per riempire i vuoti lasciati è abbracciare la curiosità che è nascosta dentro ognuno di noi, stringerla e portarsela appresso, inneggiare alle occasioni colte al volo e ai colpi di fortuna, agli incontri inaspettati e ai temporali a luglio, amare incondizionatamente ogni imprevisto e ogni contrattempo. La sola via per non farsi schiacciare dall’avanzare dell’intolleranza e dell’odio che stanno pubblicizzando da oriente a occidente del mondo credo sia abbandonarsi alla felice esperienza dello scoprire le meraviglie ancora a nostra disposizione, così da essere certi che se per caso la violenza e il rancore ci colpiranno alla sprovvista, staremo ballando, bevendo o ascoltando buona musica.

Tommaso Bassi

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