L’intervista a Patrizio Pastorelli, per gli amici e i fan Pat, autore e polistrumentista modenese.

Eugenia Liberato

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Patrizio Pastorelli, in arte Pat

Patrizio Pastorelli, per tutti PAT, è un artista modenese classe 1977. La musica è la sua passione da sempre e comincia a scrivere canzoni già all’età di 17 anni. I decenni successivi sono cruciali perchè si delinei il suo stile inconfondibile, che attinge ad influenze indie, wave e britpop degli anni ‘80 e ‘90. La sua carriera da musicista continua anche sui grandi palchi nazionali ed internazionali, contribuendo alla crescita delle collaborazioni sia fuori che dentro lo studio.

Pat ha riposto a qualche domanda per i suoi fan!

– La tua musica prende ispirazione da diversi generi, ma se ti chiedessi i nomi dei tuoi artisti preferiti?

La lista sarebbe davvero infinita, diciamo che spazia dai “sempreverdi” che mi attraversavano le orecchie già da bambino (Queen, U2, Beatles etc..), a ciò che poi sono andato anche inconsciamente o casualmente “a cercare” e che sentissi più mio, specialmente durante l’adolescenza: Depeche Mode, Smiths, Cure, Smashing Pumpkins, Radiohead; e le varie band che si possono annoverare tra le cause e le origini di quei movimenti oltreoceano e oltremanica degli anni 80 e 90 a cui tanta parte dei miei ascolti preferiti fa riferimento: Joy Division, Ultravox, Talking Heads, Television, Echo & the Bunnymen. Chiaramente mi sento legato ma non “inchiodato” al passato, ho conosciuto molte band e artisti interessanti anche nel millennio corrente, semplicemente a mio gusto spesso NON si tratta di quelle maggiormente promosse da radio, mass media e case discografiche (anche se qualche volta, almeno fuori dai nostri confini, è capitato anche che lo fossero: Editors, Interpol, Arcade Fire, Franz Ferdinand, Kings of Leon per buttare lì qualche nome).

– A 17 anni, quando hai cominciato a scrivere musica, ti saresti mai immaginato di intraprendere questa carriera? Quali sono i tuoi concerti che ricordi con maggiore emozione?

Ad oggi ho appena aperto il cassettone delle mie canzoni, quello che ho fatto in quest’ultimo anno, è solo aprire uno spiraglio di condivisione col mondo di una parte di ciò che fino a ieri scrivevo e “tenevo per me”, o comunque per pochissimi. Per quanto riguarda i concerti, al contrario, grazie sia a varie coverband che alle collaborazioni con vari artisti come musicista o arrangiatore, ho avuto la possibilità di calcare tanti palchi: sicuramente a livello emozionale ricordo con particolare piacere alcune delle serate fatte assieme ai Controtempo di Marco Spaggiari e agli Stenka Razin di Olindo Iannalfo.

Ad aprile 2016, dopo mesi di lavoro sulla propria musica, esce il primo album di Pat dal titolo Easy to remove (per ascoltarlo gratuitamente su Spotify clicca qui). Nove tracce che sono registrate e prodotte dallo stesso Pat, anche in collaborazione con alcuni artisti emiliani. Il disco viene poi finalizzato con il mastering a cura di Giacomo Dalla e Davide Bombanella.

– Ad aprile 2016 è uscito il tuo album “Easy to remove”. Perchè questo titolo? Cosa è “facile da rimuovere”?

Guardandomi intorno mi verrebbe da rispondere : Tutto. E non è certamente una denuncia “dall’alto”, ci sono in mezzo anch’io come tutti in questa attuale centrifuga dove apparire è più importante, avere più amici virtuali o più visualizzazioni o più like è più importante. La sostanza, l’obiettivo di chi vuole fare Musica, oggi come 1000 anni fa, dovrebbe essere ancora quella di saper comporre qualcosa in grado di emozionare i cuori di chi ascolta, di colmare un vuoto nell’anima, di risvegliare una coscienza. Al di là dell’esempio riferito al mondo musicale, l’impressione è davvero che oggi tutto possa essere facile da rimuovere, inclusi gli affetti e i sentimenti, proprio perchè sempre più spesso vengono vissuti in modo superficiale, frettoloso ed egoistico, immersi come siamo tutti nel viavai dei nostri impegni e dei nostri orticelli.

– Ad oggi quanto è difficile autoprodurre un disco?

A livello di registrazione, mixaggio etc., con i mezzi attualmente disponibili e tanta passione è potenzialmente molto più facile autoprodursi un disco oggi rispetto anche solo a 30 anni fa. La cosa che per assurdo mi pare resti più difficile e “blindata” anche in quest’era della presunta condivisione, è proprio fare arrivare il proprio operato alle orecchie delle persone, di chi ha ancora fame di musica.

→ Seguite Pat sulla sua pagina facebook.

 

 

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