Radical Chic. Illustrazione di Gabriele Conte.
Radical Chic. Illustrazione di Gabriele Conte.

 

Passeggiare a Bologna e sedersi in un bar in un giorno qualunque è vivere il mondo, in tutti i sensi.

Basta avere un occhio più attento per capire, nella selva umana di comuni passanti, che questa città è una sorta di microscopico pianeta in cui la forza gravitazionale attira, tra le altre cose, tutte le mode possibili e immaginabili. Tutte, nessuna esclusa, una dietro l’altra. Mode e modi che si intrecciano tra loro, si fondono e ne creano altre, facendosi specchio di chi li porta in giro e del nostro stesso ego.
Il che significa ritrovarsi in una galleria a cielo aperto di visioni e vedute portate avanti da gente che parla attraverso ciò che indossa, dall’ ombrello che usa, dalla giacca e dal vestito, dal taglio di capelli. Ma anche da come si comporta, cosa ordina al bar, da ciò che legge e cosa dice, come lo dice.
Mentre il tutto è regolato da une legione di leggi non scritte, per cui o sei dentro ad un certo modo o ne sei fuori, ci si caratterizza per contrasto: io e il prossimo, simili e contrari per natura. Ma anche noi, io in un modo e lei in un altro. Lei, rare volte amica della casualità e sempre attenta al dettaglio, dal vestito in tinta con il cappello e con il resto di ciò che mette addosso, a volte un po’ con aria da selvaggia e ribelle, e io che indosso quasi sempre le stesse espressioni che fanno da pendant alla stessa, solita faccia distratta. Nel vestirmi, mollo la presa e faccio decidere a ciò che è più in vista nell’ armadio, tanto alla fine è sempre la stessa storia con i colori.
A proposito di colore, vogliamo parlare delle mostre? I vernissage e le personali sugli artisti, Gauguin e Van Gogh e altri. Ormai siamo diventati amici, come se ci conoscessimo da una vita e fossimo compagni di bevute. Cultura a valanghe.
Non nascondo che un po’ di finezza ogni tanto non guasterebbe a nessuno, anzi. Ma bisogna essere portati.
Per non parlare del cibo poi! Ah beh, lì persiste la stessa distanza che c’è tra Sole e Terra. Da una parte la sua ricercatezza e i cibi di un certo pregio, tartine di salsa rosa e seitan, dall’ altra io e il mio semplice accontentarsi di non troppe pretese e dell’ abitudine. Per la serie, conta la bontà.
Forse riesco a sembrare poco più selettivo con l’alcool, ma questo è un’altra storia.

Sul ring, complessità e ricercatezza nei gusti contro la mia personalissima e sana mediocrità che mi aiuta a gioire giorno per giorno. E che mi serve anche a interfacciarmi con il mondo che mi circonda là fuori quanto qua nel baretto di fiducia, frequentato da disagiati e laureati come me.
Chissà a cosa pensano in questo momento i miei anonimi amici da banco. Forse a pensieri semplici e leggeri quanto la spensieratezza che si respira nel bar, a tutto ma sicuramente non al Capitale di Marx, ecco!
Ad esempio, i miei adesso sono rivolti a lei e a ogni cosa che rappresenta, il suo universo che in un certo qual senso è anche un po’ il mio. Lei che ama i libri e la cultura, lo stile, che ha una leggera paura dei giudizi, che ascolta certa musica e altre cose ben definite. Lei che si incazza ma al tempo stesso è anche contenta se le danno della ‘radical chic’, una coppia di parole che la punzecchia e che vedo come un’ode alla sua intelligenza, nonché ennesima etichetta da categoria umana moderna nella quale rientra seppur con la dovuta cautela. Sì, perché molte volte la gente affigge aggettivi e caratteristiche senza troppo criterio, come adesivi, come se fossimo vestiti a cui si vuole dare il nome sbagliato.
Dopotutto, quello in cui viviamo e agiamo è anche il mondo delle etichette, nomi che hanno bisogno di trovare un loro uso al mondo,  e noi ne siamo i più autentici diffusori. Almeno così penso.

Ogni riflessione nasce da un’ispirazione da parte di qualcuno o qualcosa, a questo assioma risponde anche la mia. Anche in un determinato luogo, aggiungerei.
Nel mio caso, dalla persona con cui condivido queste mura, che è musa di tanti pensieri e altrettante parole, opere e omissioni. Musa in quel monolocale che è il mio piccolo tempio personale. Il nostro, alla fine.

Chiudo il taccuino e conservo la penna, assaporo l’anice del pastis che mi hanno fatto scoprire lei e la sua eterna ricercatezza e ritorno a casa.
Consapevole che yin non può essere yang e viceversa. Così è e così deve essere.

https://youtu.be/tnFXPmWQulA

 

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Ti preferivo così,
coi capelli raccolti un po’ alla come ti pare
cappellino nero in tinta col maglione verde militare
Ai vernissage e alle mostre di Gauguin
la cultura mi prendeva a schiaffi

E tu, radiosa e lucente
fra tartine di rose e seitan
Ed io distratto e con la faccia del solito perdente
mi consolavo all’open bar, ahi ahi ahi ahi ahi

Giovane radical chic
facciamo un ballo cheek to cheek
offrimi un pastis e poi rimani qui

Giovane e ribelle
con quel modo di vestire un po’ sauvage, ahi ahi ahi ahi ahi
ma va bene anche così,
è una vita che diciamo
“Tanto poi ci rivediamo!”

Te lo dico, per me andrebbe bene
anche quel baretto in centro
frequentato da disagiati
e laureati come me
Non credo ci si debba preoccupare,
non ci faranno mica citare Il Capitale!

Giovane radical chic
facciamo un ballo cheek to cheek
offrimi un pastis e poi rimani qui (x2)

Mi sembrava alquanto fuori luogo
e un po’ fuori contesto
provarci lì con te,
nonostante tutto il resto
Volevo proprio, sai, esagerare
ma l’ambiente mi sembrava troppo culturale

Giovane radical chic
facciamo un ballo cheek to cheek
offrimi un pastis e poi rimani qui


E non ti arrabbiare
non mi sembra il caso di prendersela a male
La gente, lo sai, continuerà a sparlare
di ciò che non conosce, a giudicare
Fossi in te la prenderei così,
come un omaggio alla tua intelligenza,
come un’ode alla tua conoscenza,
a quei colori un po’ alla cazzo, ma comunque di tendenza
Ma lo so, in fondo lo sai
che ti piace, lo so
che lo vuoi quando ti chiamano

Giovane radical chic
facciamo un ballo cheek to cheek
offrimi un pastis e poi rimani qui (x2)

Ti preferivo così,
coi capelli raccolti un po’ alla come ti pare
cappellino nero in tinta col maglione verde militare
Ai vernissage e alle mostre di Gauguin
la cultura mi prendeva a schiaffi

E tu, radiosa e lucente
fra tartine di rose e seitan
Ed io distratto e con la faccia del solito perdente
sono rimasto in quel cazzo di bar.

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