Tutte le parole che un non bolognese deve conoscere con la lettera “C”. 

Stefano Cavallini

bologna-dopo-la-neve
Una piccola guida ragionata che ci aiuta a comprendere il dialetto bolognese e le sue origini. Foto presa da bologna.repubblica.it

(quarta e ultima parte)

ciocca s. f. sbornia; “ieri ho preso una ciocca del trentadue”. Vedi anche cassa, ciozza

cioccare v. 1 morire per morte fulminante; “è cioccato per un infarto” ♦ dal dialetto cioquér v. (=) 2 agg. ammattire; “lui lì è cioccato duro”

ciocco s. m. 1 tonfo, schiocco. Nell’accezione moderna è l’incidente, con qualsiasi mezzo di trasporto; “ho fatto un ciocco ieri che ho sfatto il ferro” ♦ dal dialetto ciòc (=). Vedi anche busso 2 /n/ panetto di fumo della peggiore qualità (contente collanti, ketamina, vari lucidi da scarpe, paraffina, gomma, terra e varie) venduto dai tunni e dai magreba in Piazza Verdi; “regaz sto ciocco è osceno” 3 agg. /a/ ubriaco “ieri eri ciocco patocco” ♦ dal dialetto ciòcc (=)

ciospo/a /a/ s. m. persona esteticamente brutta; “Marco è proprio un ciospo” ♦ dal dialetto ciòsp s. m. nel vecchio gergo dialettale dei ladri e dei muratori significa suocero, vecchio, padre

ciozza s. f. 1 bugia, menzogna; “smettila di dir delle ciozze2 ubriacatura “merda règaz che ciozza ieri al Pratello” ♦ dal dialetto ciòza s. f. chioccia, sbornia, fiacchezza. Vedi anche flemma, stufisia

cipolllareBOCv. 1 maneggiare, armeggiare, frugare, cercare attrezzi mentre si fanno ciappini; “ma cos’è che cipolli in giro, il martello è qui” 2 /a/ toccare, palpeggiare eroticamente; “ieri ho dato una cipollatina alla Giulia” ♦ dal dialetto cipolèr v. (=)

ciuffareBOCv. rubare; “m’han ciuffato il motorino”. Vedi anche gagnare, guzzare, zagnare

claro /n/ inter. impr. chiaro, certo; “esci stasera?”, “claro!”. In forma interrogativa prende il significato di “intesi?”, “capito?”. Vedi anche capé

copecoBOC  s. m. soldi, denaro; “non ho un copeco, meglio telare”. Poco usato. Vedi anche baiocchi, bling-bling, cash, carte, dindi, fleuri, ghelli, pilla, pleuri, sacchi

(fare/tirare un)CristoBOC  loc. 1 rovinosa caduta a terra. I Cristi diventano molto comuni in inverno, quando le suole scivolano sui pavimenti bagnati dei portici; “c’era ghiaccio e ho fatto un Cristo della Madonna”. Vedi anche luzzo 2 bestemmiare; “ho tirato un Cristo da abbattere uno sciame di santi”

croceBOCs. f. gruccia appendiabiti; “passami la croce per la giacca”. I Bolognesi sono convinti sia usato in tutta Italia.

cuccioBOC /n/ s. m. 1 spinta leggera, di persona o su un mezzo di trasporto; “oh smettila di cucciare”♦ dal dialetto còcc’ s. m. (=) 2 tiro di sigaretta o spinello; “chi fa due cucci?”. Vedi anche sbotto

cuffia s. f. berretto di lana invernale, spesso col pon-pon sopra. Ancora una volta, i Bolognese pensano si tratti di un lemma italiano; “miracomandi, mettiti la cuffia che fa freddo”


Elenco simboli e abbreviazioni

agg.                   aggettivo/aggettivale
avv.                    
avverbio/avverbiale
BOC                  
Bolognesità d’Origine Controllata
f.                      
 femminile
inter.                  
interiezione
inter. impr.         
interiezione impropria
loc.                    
locuzione
m.                     
maschile
prep.                  
preposizione/preposizionale
pron.                  
pronominale
s.                        
sostantivo
top.                    
toponimo
v.                      
  verbo/verbale
(=)                     
di uguale significato
/n/                    
 sta per nipoti e indica i lemmi coniati o utilizzati prevalentemente dai nati nel decennio’90-2000.
/a/                      
sta per antenati e indica i lemmi in dialetto o vicini al dialetto, usati dai nonni e a volte dai nipoti.

I lemmi non seguiti dai simboli /n/ e /a/ non è stato possibile iscriverli in una categoria ben definita, per mancanza di dati certi sulle loro origini, o per il loro uso trasversale da parte degli appartenenti a tutte le generazioni, compresa quella di mezzo, cioè quella dei nostri genitori.

Per quanto riguarda l’ortografia dei lemmi è stato utilizzato l’OLM (Ortografia Lessicografica Moderna) del dizionario Bolognese – Italiano di Luigi Lepri e Daniele Vitali e, all’occorrenza, il Dizionario Slang di Fernando Pellerano e il Vocabolario del Dialetto Bolognese di Gaspare Ungarelli. Fondamentale è l’esperienza personale.


 

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