Tra tradizione e innovazione a Palazzo Re Enzo per le GRAND TOUR-TLEN

Stefano Cavallini

tortellino
Festival del Tortellino, foto di Ilaria Rossi e Laura Maini

Si è svolta lo scorso 4 ottobre la tanto attesa quinta edizione del festival del tortellino. Ambientata, per la prima volta, nello splendido scenario di Palazzo Re Enzo, sotto gli affreschi novecenteschi di Adolfo De Carolis nel Salone Del Podestà, 23 chef hanno intrattenuto i palati di cittadini, turisti e semplici buongustai di passaggio con altrettante interpretazioni tradizionali o innovative del tortellino, dalla sfoglia però sempre rigorosamente tirata a mano col mattarello.

Oltre ai tortellini tradizionali in brodo di manzo e cappone, proposti unicamente da Ivan Polletti della Cantina Bentivoglio, tra le rivisitazioni più sorprendenti per arditezza, ideazione, gusto e presentazione (anche l’occhio è papilla) ricordiamo in particolare i tortellini in zuppetta di fagioli e baccalà di Stefano Aldreghetti del Ristorante da Poggi; i tortellini ai porcini e parmigiano, in ristretto d’anatra, cipolle di Medicina arrosto e semi di zucca di Stefano Vottero dell’Antica Trattoria del Reno e i tortellini classici con mortadella affumicata in crema di parmigiano reggiano di Alessandro Panichi di Villa Aretusi. Non meno importanti le proposte dei cinque ospiti della regione (Cadeo, Codigoro, Cattolica, Modena, Savigno), che si sono cimentati nel mondo delle paste ripiene non cittadine: cappelletti di razza bianca romagnola, tortelli piacentini con la coda al burro e salvia, tortelli di zucca burro e tartufo, tortelli con crema di parmigiano e tartufo bianco di Savigno.

Vi é stata una generale predilezione per Parmigiano Reggiano, tartufo di Savigno, patate di Budrio e porcini dell’Appennino Bolognese. Tutti prodotti locali, reinterpretati e accostati al tortellino in inedite combinazioni culinarie. Certamente, non sempre questa creatività si è rivelata vincente; dei tortellini ripieni di porchetta su fondo bruno di porcini si può lodare, ad esempio, solo il buon sapore dell’inventiva e dell’azzardo inedito.

Per finire, non dimentichiamo i dolci: la zuppa inglese di Gino Fabbri, uno dei migliori pasticceri al mondo e fondatore della Caramella di Granarolo; il bicchierino di caffè, amaretto e cioccolato biondo di Gabriele Spinelli, titolare della pasticceria DolceSalato di Pian di Macina e le sperimentazioni dolciarie del maestro gelatiere Andrea Bandiera della Cremeria Scirocco di Bologna.

I prezzi, né bassi né alti, sono stati nella norma di Bologna, e hanno permesso di comprare anche un panino alla mortadella per supplire alle oneste, ma non abbondantissime, porzioni.

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